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don Luciano Cantini,"L'immagine della servitù o della libertà"XXIX TEMPO ORDINARIO

L'immagine della servitù o della libertà
don Luciano Cantini  
XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (22/10/2017)
 Visualizza Mt 22,15-21
Di chi è l'immagine
Gesù chiede che fosse mostrata la moneta del tributo, non è che non la conoscesse, ma voleva che
fosse messa nel mezzo, testimone muta e loquace di quel fatto.
Così dalle borse di chi aveva posto la questione uscì quella moneta; eppure non era lecito ad un ebreo osservante avere immagini, ma sappiamo bene che gli affari sono affari e nella vita occorre usare i compromessi. Ecco quella moneta messa in mezzo da imputata diventa testimone e accusa.
Nell'intervenire i farisei avevano esaltato la verità del Signore che non guarda in faccia a nessuno; invece Gesù li guarda proprio in faccia, meglio dietro alla loro faccia di perbenismo, vuole che i suoi interlocutori - e noi siamo tra loro - ci guardiamo dentro per capire quale sia la nostra immagine. Quale sia la nostra verità, cosa dia senso alla nostra vita.
Gesù mette a confronto due volti: quello del dominio e quello dell'amore, quello del possesso e quello del dono, quello del potere e quello del servizio. Quello di Cesare e quello di Dio. Non sono due lati della stessa medaglia, opposti ma compatibili. Non si può servire due padroni (Mt 6,24).
La domanda che sta sotto sotto l'espressione di Gesù è in quale volto ti specchi. In quale ti riconosci? E ancora se hai nascosto l'immagine di Dio che nella creazione il Padreterno ti ha donato.
Rendete
Il tributo a Cesare non era, come oggi modernamente intendiamo le tasse che permettono ad uno stato la gestione del bene comune e i servizi, piuttosto un atto di sottomissione alla signoria imperiale e il prezzo per la libertà. Israele aveva la coscienza e la fede di essere un popolo liberato da Dio, segnato profondamente dalla esperienza della schiavitù di faraone e del deserto del Sinai. L'Esodo non è un fatto episodico ma esperienza ritornante e costante di tutta la sua storia fino ai nostri giorni. Agli occhi dei farisei il tributo non è compatibile con la fede, lo è invece per gli erodiani più possibilisti, pragmatici e opportunisti.
La risposta di Gesù meraviglia i suoi interlocutori perché abbandona le mere questioni di leicità per richiamare fin nel profondo il senso della fede.
Rendete a Cesare ciò che è suo, lasciate a lui il dominio, non possiamo aver parte con il potere: voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo (Mt 20,25-27).
Non è questione di disinteresse o di delega ad altri piuttosto mantenersi liberi dai giochi di potere, dalle dinamiche perverse dell'economia, dal desiderio di dominio. Sia i farisei che gli erodiani pur su strade diverse, sia nella avversità che nella accondiscendenza col potere costituito, tendevano alla conquista del potere. Si perde il senso della misura dell'uomo eppure l'uomo quanto vale davanti a Dio, tanto vale e non più (s. Francesco monizione XX).
Quello che è di Dio
Di Dio è l'amore spropositato per le sue creature, la capacità di amare è l'immagine che ha impresso in ogni uomo, la sua moneta ha l'immagine dell'amore.
Rendere a Dio ciò che è suo significa amare il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente (Mt 22,37) che si concretizza nell'amore per il prossimo.
Per i cristiani tutto è lecito purché fondato sull'amore. Ama e fa' come vuoi (s. Agostino).

Fonte:www.qumran2.net/

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