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Don Marco Ceccarelli,"Battesimo del Signore"

Battesimo del Signore “B” – 7 Gennaio 2018
I Lettura: Is 55,1-11
II Lettura: 1Gv 5,1-9
Vangelo: Mc 1,7-11
- Testi di riferimento: Es 14,21; 40,34; 1Re 8,10-11; Sal 2,7; Is 11,1-2; 32,15; 42,1; 44,3; 45,8;
63,11-19; Ez 36,25-27; Gl 2,28; Mc 9,7; 10,38-39; 15,37-38; Lc 12,50; Gv 1,14.51; 12,31; 16,33;
At 1,5; 2,3-4; 10,38; 11,15-16; 13,24-25; 19,4-6; Rm 8,14.37; 1Cor 15,57; Tt 3,5-6; 2Pt 1,17; 1Gv
2,13; 4,4; 5,18; Ap 11,19; 12,11; 21,2-3
1. La festa del Battesimo di Gesù. Questa domenica chiude il periodo natalizio e allo stesso tempo

inizia il tempo ordinario dell’anno “B”, che sarà caratterizzato dalla lettura del Vangelo di Marco, il
quale, per molti versi, può sembrare una ripetizione di quello di Matteo ascoltato nell’anno trascorso.
Così, ad esempio, l’episodio del Battesimo di Gesù di questa domenica è lo stesso che appare in
Mt e in Lc. In realtà però vedremo, proprio a partire dal brano odierno, che Marco, come del resto
ognuno degli evangelisti, ha una sua originalità che è molto utile cogliere perché con essa cogliamo
anche un aspetto particolare dello stesso mistero che i quattro Vangeli ci presentano.
2. Il Vangelo.
- L’episodio del Battesimo si collega a questo periodo liturgico del Natale per la tematica della manifestazione
che attraversa tutto il periodo natalizio. Dio manifesta Cristo come suo Figlio, come il
Messia atteso. Nell’Epifania è manifestato dai magi; ora, nelle acque del Giordano, da Giovanni e
soprattutto dal Padre, che lo rivela come “il figlio diletto” (v. 11). Questa espressione appare di
nuovo nell’episodio della trasfigurazione (9,7), e ha a che fare con quella relativa al figlio diletto di
Abramo, vale a dire Isacco, nel momento in cui egli viene portato sul monte per essere sacrificato
(cfr. Gen 22,2). Queste manifestazioni di Cristo sono perciò un annuncio di ciò che egli realizzerà
nel mistero pasquale. Il battesimo che Gesù riceverà sarà quello della sua glorificazione sulla croce
(Lc 12,50; Mc 10,38-39). Egli suscita la “compiacenza” del Padre perché realizza perfettamente la
volontà di Lui. Cristo è l’uomo in cui Dio si compiace. Lui riassume tutta la volontà di Dio. Cristo
non è uno dei tanti uomini santi che hanno obbedito a Dio. Lui è la rivelazione totale della volontà
di Dio che deve essere trasmessa alle nazioni, come indicato da Is 42,1-4, a cui si riferisce appunto
l’affermazione divina.
- C’è anche un altro collegamento del Battesimo con il periodo natalizio. Nel tempo di Natale si
presenta la “discesa” di Figlio, nel senso in cui viene descritto nel famoso inno di Fil 2,6-11. Dalla
sua posizione divina il Figlio ha preso la natura umana e si abbassato fino al punto di morire in croce.
È una discesa all’estremo, dal punto più alto a quello più basso. Da questa sua umiliazione, da
questo suo abbassamento, è derivata la sua esaltazione. Il Battesimo di Gesù dice, sotto altra forma,
la stessa cosa. Il nome Giordano significa “discesa”. È ovvio che ogni fiume compie una discesa.
Ma la caratteristica del Giordano è quella di scendere fino al punto più basso che esista sulla terra.
La geografia in questo caso sta a dire qualcosa. Gesù si accomuna ai peccatori e si fa battezzare da
Giovanni nel Giordano perché lui sarà, nell’evento della sua morte, assimilato ai peccatori e sarà
umiliato fino all’estremo. Colui che non conobbe peccato Dio lo fece peccato per noi (2Cor 5,21). Il
battesimo di Gesù è un annuncio della sua morte. Egli dalla sua altezza è disceso fino alle regioni
più basse della terra e fin sotto le acque (simbolo della morte e quindi degli inferi). Egli si è fatto
debole all’estremo. Ma è in questa debolezza che ha potuto ricevere lo Spirito Santo per compiere la
missione del Padre. Subito dopo questo evento lo Spirito condurrà Gesù nel deserto (Mc 1,12) e per
tutto il resto della sua attività pubblica, fino al compimento della sua missione in croce, dove egli
“rilascerà” lo Spirito (cfr. 15,37). In quanto Figlio Gesù riceve lo Spirito Santo per essere da Lui
condotto in tale missione, poiché i figli di Dio sono coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio
(Rm 8,14).
- È straordinario il collegamento dell’episodio del Battesimo con il passo di Is 63,7-19. In questo
testo si ricorda e si interpreta l’uscita dall’Egitto nel contesto di una supplica a Dio perché intervenga
a salvare il suo popolo. Per ben due volte (vv. 11.12), su tre in tutto l’Antico Testamento si nomina
lo “Spirito Santo”, e una volta lo “Spirito del Signore” (v.14). Dio è colui che ha posto in
mezzo a loro il suo Santo Spirito (v. 11) e che ha diviso le acque del mare (v. 12). Gli israeliti sono i
suoi “figli” (v. 8) e Lui è “nostro padre” (v. 16). Non un messaggero, ma Lui stesso li ha salvati (v.
9). Per questo di nuovo si rivolgono a Lui e gridano: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” (v. 19).
Tutto questo (e altro) lo troviamo mirabilmente sintetizzato nell’episodio del battesimo di Gesù.
Egli è il figlio che riceve testimonianza direttamente dal Padre e sul quale scende lo Spirito Santo.
Egli è “più forte” di Giovanni, il “messaggero” di Dio (Mc 1,2), perché è Dio stesso che viene a
salvare e che fa scendere in mezzo ad Israele lo Spirito Santo. Gesù esce dalle acque e viene condotto
dallo Spirito nel deserto per essere tentato (Mc 1,12) perché è il primogenito di molti fratelli
(Rm 8,29), primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18). Per mezzo di Cristo si squarciano
i cieli e Dio scende sulla terra a salvare il suo popolo. Mc è l’unico fra gli evangelisti ad usare,
descrivendo l’apertura dei cieli, il verbo schizo, che significa “dividere”. Il termine, oltre ad evocare
gli eventi dell’esodo, rimanda a Mc 15,38, unico altro luogo dove appare questo verbo: al momento
della morte di Gesù in croce il velo del tempio, che separava il santo dei santi, “si squarcia”
dall’alto in basso. Il santo dei santi era la dimora di Dio; esso perciò rappresentava i cieli dove Dio
risiede (cfr. Ap 11,19: l’arca dell’alleanza che stava nel santo dei santi ora è nel santuario celeste).
Grazie a Cristo i cieli si aprono – finalmente – per far scendere la salvezza. Grazie alla sua morte in
croce, che è il vero “battesimo” di Gesù (Lc 12,50; Mc 10,38-39), i cieli si squarciano, l’uomo ha
accesso a Dio, si realizza la salvezza, si inaugura la possibilità di essere battezzati nello Spirito Santo,
anche noi diventiamo figli condotti dallo Spirito (Rm 8,14).
- Lo Spirito che scende su Gesù lo condurrà lungo tutto il suo ministero per fargli realizzare la volontà
del Padre. Per questo in un certo senso è come quella “parola” uscita dalla bocca di Dio (prima
lettura) che non viene restituita finché ha operato ciò che Egli desidera (Is 55,11; 53,10). Cristo
è il “Servo del Signore” (Is 42,1) attraverso il quale si realizza la volontà di Dio; ma lo fa in quanto
sottomesso in tutto allo Spirito che ha ricevuto e che “rilascerà” al momento della sua morte. Grazie
alla sua morte chiunque ha accesso alla salvezza che viene da Dio e può ricevere lo stesso Spirito.
Con quello stesso Spirito battezzerà i suoi discepoli (Mc 1,8) perché siano rivestiti di potenza
dall’alto (Lc 24,49; At 1,8) per compiere le stesse opere di Cristo.
- Grazie a questo suo perfetto compimento della volontà di Dio, anche noi ora possiamo essere battezzati
come lui (Mc 10,39) cioè ricevere il dono dello Spirito Santo per essere condotti come figli
di Dio secondo la volontà del Padre. Per poter ricevere lo Spirito Santo che diventa in noi la “guida”
(Gv 16,13; Rm 8,14), colui che conduce la nostra vita di figli Dio secondo la Sua volontà, occorre
essere battezzati, cioè spogliarci di noi stessi, della nostra volontà. Allora potremo compiere la volontà
di Dio, con la grazia dello Spirito. Quando siamo deboli può dimorare in noi la potenza di Cristo
(2Cor 12,10) cioè il suo Spirito. La potenza di Dio è lo Spirito Santo, il quale può agire lì dove
la forza umana si ritira, gli cede il posto.
3. La seconda lettura. Parla di una vittoria che ottengono coloro che credono in Cristo, il quale è venuto
con un battesimo di acqua, sangue e Spirito. Con il battesimo noi nasciamo da Dio, diventiamo
figli di Dio, e vinciamo il maligno per la fede in Cristo (1Gv 2,13-14). Il demonio con tutti i suoi
strumenti (il “mondo” nel senso di ciò che sta in potere del demonio: 1Gv 5,19) vuole tornare a dominare
sui fratelli di Cristo. Non può togliere loro il battesimo, ma la fede sì, come afferma san Cipriano:
Capita spesso che alcuni pur battezzati in piena salute diano nuovamente inizio al peccato:
torna allora a squassarli lo spirito immondo. Si mostra chiaro, in conclusione, che il diavolo nel
battesimo è scacciato dalla fede del credente; se la fede successivamente dovesse venire meno, egli
torna (Ep. 69, XVI,1). Solo rimanendo fondati nella fede in Cristo possiamo vincere il demonio fino
alla fine. Chi è nato da Dio non viene toccato dal maligno (1Gv 5,18); e ciò che ha vinto il mondo è
la nostra fede (1Gv 5,4) in Cristo, colui che ha vinto il mondo. Cristo diventa così il primogenito di
molti fratelli che come lui non sono vinti dal demonio.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it

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