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Mons. Nunzio Galantino, "LA LEZIONE DEI MARTIRI DI OGGI"

LA LEZIONE DEI MARTIRI DI OGGI 
 V Domenica di Pasqua, 29 aprile 2018

La prima considerazione, che mi è venuta spontanea mentre riflettevo sull’immagine della vite e dei tralci propostaci dal Vangelo, è quella di migranti che attraversano il deserto e il mare pregando: invocano il nome di Gesù con la convinzione di quanti il crocifisso non l’hanno appeso solo al collo, ma sulle scelte di vita. Ascoltando la testimonianza di quanti riescono a raggiungere le nostre coste, si rimane colpiti dalla fede, a causa della quale molti di loro sono perseguitati dalla nuova ondata di fondamentalismo omicida. Questi martiri del nostro tempo esprimono unità completa a Gesù: non si considerano soltanto persone che vivono accanto a Lui, non si sentono semplicemente molto legati a Lui, ma sanno di essere in Lui, sono una parte di Lui; e le loro esistenze raccontano come Egli sia davvero in loro, in un rapporto strettissimo, quasi in un’identificazione. La vite, del resto, non è cosa «altra» rispetto ai tralci, ma forma con loro un tutt’uno; e i tralci sono fecondi unicamente in quanto uniti alla vite.

Giovanni racchiude l’intensità e la continuità di questa relazione – che è il segreto della vita cristiana – nel verbo “rimanere”. Nel breve brano offertoci è ripetuto ben sette volte, quindi con un’insistenza e un affetto quasi ossessivi, per sottolineare come soltanto attraverso un’intimità stabile costante con Gesù siamo in grado di portare frutto. In altri termini, ci viene detto da dove parte e in che cosa deve radicarsi un’esistenza personale e comunitaria che voglia svilupparsi al riparo da sterilità, da pigrizie e ritardi.

A questo riguardo, l’episodio narrato dagli Atti degli Apostoli appare emblematico: la prima comunità cristiana stenta ad accogliere al suo interno Paolo, diffidando della sua conversione. Solo la disponibilità e la testimonianza di Barnaba nel prendersene cura e nel farsene garante trasformano il timore che serpeggia nella comunità in coraggio: grazie a Barnaba Paolo non solo viene accolto, ma anche protetto da quanti “tentavano di ucciderlo” (At 9,29).

Barnaba rimane così un esempio concreto di chi ama “con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18), aiutando da una parte Paolo a inserirsi nella comunità dei credenti e, dall’altra, la comunità stessa ad aprirsi, uscendo dalle chiusure delle sue paure.

Non stentiamo a riconoscere il profondo bisogno sia della Chiesa che della società di oggi di tanti Barnaba, di persone che sappiano portare un respiro maggiore, un modo diverso di rapportarsi e di vivere con gli altri. Tutto questo non nasce da strategie più o meno accorte, ma dalla fede nel Signore risorto e dalla certezza che il suo Spirito accompagna la nostra storia. Come ci dicono i martiri, dal rimanere con il Signore si sviluppano proposte essenziali che spingono a uscire da ogni compromesso per una vita davvero nuova.

» V Domenica di Pasqua, 29 aprile 2018

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