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p. José María CASTILLO, "CHI RIMANE IN ME E IO IN LUI PORTA MOLTO FRUTTO"

V DOMENICA DI PASQUA - 29 Aprile 2018 - Commento al Vangelo
CHI RIMANE IN ME E IO IN LUI PORTA MOLTO FRUTTO

di p. José María Castillo

Gv 15, 1-8
[In quel tempo,] Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Gesù si congeda dai suoi amici più intimi con una raccomandazione, che è anche un imperativo: “rimanete in me”. Il verbo greco méno non ha nessun significato soprannaturale. E non si riferisce al fatto di restare uniti a Gesù per mezzo della grazia divina. Tale cosa non stava (né poteva stare) nella mente di quegli uomini. Quello che Gesù chiede ai discepoli è che si mantengano fedeli e saldi in quello che hanno imparato e vissuto accanto a lui.
Il motivo di questa richiesta affonda le sue radici nel fatto che solo mantenendosi saldi e fedeli in quello che hanno imparato e vissuto con Gesù, solo così potranno produrre i frutti che da loro ci si aspetta nella vita. Gesù, nel tempo in cui è vissuto assieme ai suoi discepoli, non ha fondato un’istituzione, stabilito un regolamento, dato norme o redatto una costituzione. E ancor meno ha avviato un’azienda. Gesù andò direttamente al fondo di quello che è decisivo nella vita: è vissuto in maniera da cambiare la mentalità ed il cuore di quegli uomini. Così, ha trasmesso loro una mistica. E sono stati segnati da una spiritualità.
Così è nato quel “movimento di carismatici itineranti” (G. Theissen). Un gruppo di persone dotate di un carisma, il dono di esercitare un’autorità, senza basarsi su istituzioni o funzioni già esistenti. Quel gruppo che, come Gesù, subito è entrato in conflitto con le istituzioni, ha avuto una forza di cambiamento così forte che da allora è iniziata una nuova tappa nella storia della cultura ed anche nelle speranze per questo mondo.

Fonte:http://www.ildialogo.org

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