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P. Marko Ivan Rupnik"il Buon Pastore"

IV Domenica di Pasqua – Anno B
Gv 10,11-18
Congregatio pro Clericis

La visione centrale di questa domenica è il Buon Pastore che dà la propria vita per le sue pecore. Letteralmente è il pastore bello, perché il termine kalòs è stato ridotto al significato di buono sulla scia dell’interpretazione giuridico morale che è stata spesso predominante nella traduzione di diversi termini biblici. Imbarazzo  in questo caso dovuto anche alla difficoltà di tradurre l’ebraico Tob che può esprimere sia il buono sia il bello e che nella cultura greca trova riscontro nel concetto di kalòs kai agathòs cioè “bello e buono” che ha il suo significato proprio nella unione non scindibile dei due termini.

Il termine kalòs, bello, viene usato più di cento volte nel Nuovo Testamento.

Pietro nella sua prima lettera raccomanda ai cristiani che la loro condotta tra i pagani sia bella, perché mentre vengono calunniati come malfattori, vedendo le loro opere belle questi giungano a glorificare Dio (cf 1Pt 2,12). Questa bella condotta con le belle opere è letteralmente la testimonianza, che è il medesimo termine usato da Paolo nella lettera a Timoteo per Gesù Cristo che “ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato” (1Tm 6,13). Infatti davanti a Pilato Cristo ha reso testimonianza alla verità (cf Gv 18,37). Che cosa è la verità (cf Gv 18,38) è la domanda di Pilato che infatti non può capire, perché la verità - come la spiega il vangelo di Giovanni - è la figliolanza del Figlio, è la relazione con il Padre, la non solitudine. “Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre stesso che mi ha mandato mi ha comandato ciò che dovevo dire e pronunciare” (Gv 12,49). Perciò “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37).

Nella parabola del seminatore tutto si ricollega perché per la terra buona dove cade il seme (cf Mc 4,8 ad esempio) viene usato il termine terreno bello, cioè quel terreno che “ascolta la parola, la accoglie e porta molto frutto” (cf Mc 4,20). Diventa terreno bello perché non è più solo terreno ma già porta dentro un altro.

Questo è ciò che è bello: ascoltare la parola, accoglierla e farla fruttificare. Porta molto frutto il chicco di grano caduto in terra che muore (cf Gv 12,24).

Il significato di bello che si apre lascia uno spazio enorme alla libertà dell’amore perché significa accogliere il principio della Parola che è il Figlio e che comincia in me una trasfigurazione che mi porta all’offerta di sé. Infatti il Pastore, quello bello, è quello che fa vedere l’uomo vissuto da Dio, cioè come offerta di sé. “Io sono il bel pastore e il bel pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10,11). La bellezza, il bello, è qualcosa di dinamico, è un processo di trasfigurazione che passa attraverso la rinuncia, attraverso l’offerta ed è bello proprio perché fa vedere nel seme il germoglio, attraverso la morte. Il Figlio non è da solo, rivelerà un Altro. E lo farà proprio nella morte. Questa è la bellezza.

Il termine kalòs nel Nuovo Testamento include il mistero pasquale. Ed è per questo che nel tempo pasquale c’è la domenica del Buon Pastore, Colui che fa vedere la vita pasquale dell’umanità, da Figlio e perciò è il Pastore Bello. La bellezza è far vedere l’altro, far emergere l’altro, non esaurire una realtà in sé stessa ma attraverso la relazione d’amore far emergere l’altro, e avviene proprio quando tu ti offri, rinunci, muori.

Perciò se ci fermiamo alla traduzione di  buono al posto di bello, finisce che il bello diventa un ideale parallelo al buono. Che è infatti quello che è successo e che ha inciso una profonda ferita nella nostra cultura facendoci credere che il bello ideale possa esistere in parallelo a una vita vissuta su binari totalmente opposti. Ma non esiste un bello ideale che possa convivere con la notte della solitudine, della morte, quando tu non vedi ancora nessun germoglio, ma il seme è già putrefatto, che è il momento più difficile nella vita spirituale. Ma al Pastore Bello – Colui che è l’offerta continua di sé al Padre - tu potrai sempre rivolgere lo sguardo: quando sei pieno di forze, quando sei molto malato, quando sei divorato dalla morte, sempre. Perché è un passaggio, e in tutti i passaggi troverai la forma perfetta, la forza perfetta, l’ambito perfetto e il compimento perfetto. Sia nel seme, sia nel morire, sia nella solitudine, sia nel germoglio.

Bello è quell’uomo che vive questa nuova esistenza che Dio ha portato in Cristo per la nuova umanità e che attraverso la morte, attraverso i momenti più difficili della vita rivela la forza della vita che ha ricevuto, che è l’amore del Padre.

Proprio quando tutti gli ideali classici cadono, quando l’uomo viene distrutto, inginocchiato e schiacciato, proprio in quel momento trasuda, esplode e si sprigiona la più grande forza. Da Cristo morto è uscita la glorificazione del Padre ed è proprio questa la sua testimonianza bella davanti a Pilato.



P. Marko Ivan Rupnik

Fonte:http://www.clerus.va

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