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p. José María CASTILLO, "FANCIULLA IO TI DICO, ALZATI!"

XIII TEMPO ORDINARIO – 1 luglio 2018 - Commento al Vangelo
 FANCIULLA IO TI DICO, ALZATI!

di p. José María CASTILLO

Mc 5,21-43
[In quel tempo,] essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Bisogna dirlo ancora una volta. Il centro delle preoccupazioni di Gesù non sono stati la religione e le sue osservanze, ma la sofferenza umana e le sue conseguenze. Questo è chiaro nel caso della donna che soffriva emorragie mestruali. Le religioni insegnavano (ed alcune continuano ad insegnare) la paura che deriva dal pensiero che il sangue contiene vita (Lv 17,10-14; Dt 12,23) (Joel Marcus). Ebbene, Gesù si è messo dalla parte della donna “impura” e respinta dalla religione. Ha restituito a quella donna la salute, la dignità e la felicità che non aveva trovato nella religione e nella società. La vicinanza di Gesù trasforma le persone e dà loro dignità.
Nel secondo episodio di questo lungo racconto Gesù restituisce la vita alla figlia del capo della sinagoga. In questo caso il gesto di Gesù riveste un’importanza più grande. Perché non si tratta del fatto che ha guarito un’ammalata, ma che ha restituito vita ad una defunta. Con la notorietà che questo prodigio dovette dargli, il fatto che la ragazza defunta era la figlia del capo della Sinagoga di Cafarnao, Gesù supera i grandi profeti, Elia ed Eliseo (1Re 17,17-24; 2Re 4,18-37). Il suo caso è più straordinario, più impensabile, più radicale. Per Gesù l’importante è la vita della ragazza, non l’essere riconosciuta una buona israelita. Per lo meno questo è fuori di dubbio.
È importante ricordare, ancora una volta, che i racconti di miracoli nelle culture del mondo antico non si consideravano come dati scientifici, caratteristici della medicina o della biologia. I racconti di miracoli erano forme letterarie (John P. Meier) che esprimevano fatti collegati con la religione. Ma nel Vangelo di Gesù non sono stati utilizzati per lodare il “potere religioso” di Gesù, ma la sua “bontà umana”. E prova di ciò è il fatto che, proprio al cospetto delle autorità religiose, a causa dei fatti prodigiosi Gesù è stato considerato come un “alleato di Belzebù” (Mc 3,22 par), un “trasgressore del sabato” (Mc 3,1-6; Gv 5,16; 9,16), un “bestemmiatore” (Mc 2,7 par; 14,64 par), un “impostore” (Mt 27,63). Gli esperti in religione si resero conto del fatto che i presunti miracoli di Gesù non favorivano la religione, ma la screditavano. Gesù non voleva più religione, ma più bontà. Cosa che non interessava ai professionisti e agli osservanti della religione, vescovi e teologi di tutto il mondo. Che oggi collaborino nella ricerca di forme per esercitare il “ministero di Pietro”, che siano più coerenti con quello che Dio vuole per la sua Chiesa ed anche per rendere praticabile il dialogo tra cristiani e con altre religioni.

Fonte:www.ildialogo.org

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