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don Roberto Seregni, "Nutriti d'eternità"

Nutriti d'eternità
don Roberto Seregni  
XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) 

  Visualizza Gv 6,41-51
I Giudei non l’hanno proprio digerita l’uscita del Rabbì di Nazareth: «Io sono il pane disceso dal cielo». E se non bastasse, Gesù aveva pure dichiarato di essere quel pane – l’unico – che sazia la fame e la sete di chi crede in Lui. E’ da qui che scatta la mormorazione dei giudei.

Mentre per le folle il problema intorno a Gesù riguardava l’esaudimento di alcune attese popolari sulla figura del messia, con i giudei il problema è più teologico. La questione è sulla persona di Gesù, sulle dichiarazioni su se stesso, sulla sua identità.

Li immagino...

Ma come? Il figlio di Giuseppe, uno di noi, come noi, che mangia, respira, dorme... come può dire di essere disceso da cielo? Come può pretendere di essere il Messia, di parlare del Padre, di Dio? Come si permette, Lui, di mettersi sopra Mosè e di dichiarare che il Suo pane è migliore di quello che mangiarono i padri!

E’ molto interessante osservare che Gesù non risponde alle mormorazioni ammorbidendo il tono delle dichiarazioni, quasi per trovare un terreno comune di dialogo, anzi! La Sua rivelazione si fa ancora più precisa e più pungente, rivelando il rapporto unico e privilegiato con il Padre.

Ma quello che colpisce l’attenzione è la dichiarazione sulla vita eterna. Gesù pone la fede, il credere in Lui trasparenza del Padre, trascrizione storica del Suo volto d’amore, come fondamento della vita eterna.

La cosa che lascia senza fiato è il verbo che troviamo nella dichiarazione di Gesù: “Chi crede ha la vita eterna”. Attenzione! Non è una promessa per il futuro, ma per l’oggi, per il presente! Chi crede ha la vita eterna, ora, adesso! La vita eterna non è una specie di liquidazione celeste che conquisto a punti di santità e che mi verrà consegnata dopo la morte.

E’ la fede che fa eterna la vita già ora, adesso, perché la riempie dell’eternità stessa di Dio, del Suo amore che è l’unica forza immortale. Un amore da accogliere, a cui arrendersi. Un amore che nutre con il Pane della vita, che è la vita stessa di Dio in noi. Assimilati a Lui. Nutriti da quell’unico amore che non chiede nulla se non di essere accolto, di trovare un varco, una fessura, per donarsi e portare vita nuova.

Buona settimana
don Roberto

Fonte:www.qumran2.net/

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