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p. José María CASTILLO, "IO SONO IL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO"

XIX TEMPO ORDINARIO – 12 agosto 2015 - Commento al Vangelo
IO SONO IL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO

di p. José María CASTILLO

Gv 6, 41-51
[In quel tempo,] i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
La prima cosa che questo vangelo di Giovanni sottolinea in questo brano è che Gesù era un essere umano. La gente lo vedeva e lo sapeva: aveva il padre e la madre, come tutti gli esseri umani. Questo è uno dei grandi temi del IV Vangelo: consolidare fermamente l’umanità di Gesù. Perché, quando fu scritto questo vangelo, già avevano consistenza alcuni dei movimenti gnostici che questo vangelo si propone di combattere. Il pericolo degli gnostici non stava nel fatto che negavano la divinità. Al contrario: quello che non ammettevano era l’umanità di Gesù.
Il IV Vangelo parla di Gesù e di Dio, utilizzando il linguaggio dei sensi: “vedere”, “sentire”, “mangiare”…Dio era così trascendente per gli gnostici che era incompatibile con la materia, con la carnalità, con quello che si può percepire attraverso i sensi. Il Vangelo in questo vede un pericolo forte per la fede. È il pericolo che la divinità occulti l’umanità in maniera tale che deformiamo Gesù. Questo Gesù è così soprannaturale e celeste che non è un essere umano. Ebbene, allora capita che non solo deformiamo Gesù, ma che anche ed inevitabilmente deformiamo Dio.
Tutti quelli che pensano che per avvicinarsi a Dio bisogna allontanarsi dall’umano, hanno deformato Dio e Gesù fino al punto che per loro è oramai impossibile credere ed entrare in relazione con il Padre del quale ci parla Gesù. La strada per avvicinarsi a Dio è quella che Dio ha fatto per avvicinarsi all’uomo: umanizzarsi. Non c’è altra strada. Questa strada ci fa paura. Perché i nostri istinti di “divinizzazione” sono più forti della semplicità propria dell’umano.

Fonte:www.ildialogo.org

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