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padre Antonio Rungi, "Gesù Cristo pane della vita e della verità"

Gesù Cristo pane della vita e della verità
padre Antonio Rungi

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (12/08/2018)

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Anche in questa domenica XIX del tempo ordinario, il tema centrale della parola di Dio è Gesù Cristo pane della vita e della verità. Due i testi che particolarmente si riferiscono a questo tema: la prima lettura e il vangelo. In entrambi i testi ci sono riferimenti sull'importanza del cibo materiale che indica, poi, il cibo spirituale che è l'eucaristia, il sacramento che Gesù ha istituito nell'ultima cena per essere il cibo del cammino verso la patria celeste.

Nella prima lettura di oggi, tratta dal primo libro dei Re, infatti, troviamo il riferimento al profeta Isaia, che è incamminato verso il monte di Dio, come è definito il Monte Oreb.
E quando si parla di monti nella sacra scrittura, non si indica solo il luogo geografico e fisico, ma anche il luogo della presenza di Dio, dell'ascesi, del silenzio e della rigenerazione interiore.
Ogni monte biblicamente interpretato fa riferimento a tutto questo cammino spirituale, di discernimento e di rinnovamento.
Elia infatti è stanco della vita e del suo peregrinare. Si inoltra nel deserto e si siede sotto una ginestra desideroso di morire. Ma il Signore lo rimotiva a camminare nella storia e a raggiungere la meta, donando a lui l'alimento necessario, una focaccia e un orcio d'acqua, che gli serve un angelo. Lui mangia e beve, ma dopo aver consumato il frugale pranzo, fatto di pane ed acqua, si addormenta nuovamente, sempre desideroso di ultimare i suoi giorni in quel luogo.
Ma una seconda volta interviene il Signore che lo sostiene con un'altra portata di pane ed acqua, sempre consegnata dal messaggero divino. Elia obbedisce alla voce di Dio, mangia e beve una seconda volta e ricevuto il sostentamento necessario, riprende, nonostante tutto, il cammino verso la sua meta.
Quel cammino durò 40 giorni e 40 notti e poi dirsi una marcia trionfale della rinascita e della speranza, una vera quaresima fatta di visione e di contemplazione.

Sul tema del pane è incentrato il Vangelo di oggi, sempre tratto dal capitolo sesto di San Giovanni. Questa volta sono i Giudei a mormorare contro Gesù perché si era dichiarato “pane disceso dal cielo”.
Un'affermazione, ben nota nella scrittura, per dire che era Gesù è il Figlio di Dio. Cosa affermano i Giudei per contraddire questa verità assoluta di Cristo e su Cristo? Dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
La collocazione familiare, storica, temporale e sociale di Gesù, per loro è un limite per riconoscere in Lui il Figlio di Dio, disceso dal cielo. Un modo per controbattere le affermazioni del Divino Maestro e non renderlo credibile e quindi scoraggiare la gente a seguirlo.
Ma Gesù a queste loro contestazioni ribadisce con maggior forza: “«Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna”.
E con precisione terminologica, valorizzando il linguaggio biblico ben noto presso i Giudei, afferma con forza: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Gesù è il pane della vita e della verità. Questo pane, noi possiamo riceverlo come alimentazione sistematica nell'eucaristia quotidiana e domenicale. Questo pane ci rende sempre più vivi e sempre più veri, in quanto ci fa crescere nella vita dello spirito e ci rende consapevoli dei nostri limiti, perché fa' chiarezza dentro di noi e fuori di noi.

In ragione di tutti questi aspetti, non secondari, della nostra partecipazione sistematica alla mensa eucaristica, che l'Apostolo Paolo, nel brano della Lettera agli Efesini, che oggi ascoltiamo, ci aiuta a capire il senso vero di alimentarsi di Cristo e di essere illuminati dallo Spirito: “Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione”. Di conseguenza come dobbiamo comportarci ed agire? “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. Quindi non bisogna solo eliminare il male dentro di noi, ma anche cercare di migliorarsi e imitare Dio, camminando nella carità “nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore”.
Il riferimento alla croce di Cristo, al Crocifisso, modello perfetto di ogni autentico amore cristiano, non poteva mancare in Paolo, attratto come fu da questo mirabile esempio di Gesù, che pur essendo Figlio di Dio, donò la sua vita per noi, sulla croce, in riscatto dei nostri peccati.
Con tutta la comunità dei credenti, vogliamo rivolgere a Dio questa nostra umile preghiera: “Guida, o Padre, la tua Chiesa pellegrina nel mondo, sostienila con la forza del cibo che non perisce, perché perseverando nella fede di Cristo giunga a contemplare la luce del tuo volto”.
Tutti aspiriamo a contemplare il volto luminoso di Cristo nel santo Paradiso, che è il Monte di Dio, oltre le montagne e le colline del creato, e che un giorno, speriamo, tutti insieme possiamo raggiungere sostenuti dalla santissima Eucaristia che è il pane degli angeli e soprattutto è il pane di noi pellegrini e viandanti verso la vera e definitiva terra promessa del cielo.

Fonte:www.qumran2.net

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