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Don Paolo Zamengo, "Consegnarsi."

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (23/09/2018)
Consegnarsi.   Mc 9, 30-37

Ci capita spesso di costatare  che l’arrivismo, la carriera, la brama di potere sono un cancro della convivenza umana. Le precedenza, gli onori e i privilegi sembrano appassionare anche i discepoli di Gesù. Ma Gesù li blocca. “Di cosa stavate parlando lungo la via?”. Silenzio e imbarazzo. Avevano discusso chi fosse il più grande.

L’istinto del potere e del dominio hanno l’effetto dell’edera che avvolge l’albero fino  a togliergli il respiro. Nel suo abbraccio mortale l’edera soffoca la vita della pianta.

Ma nella chiesa l’unica ragione per la quale è possibile aspirare a qualcosa è quella di servire di più per amare di più.

I dodici tacciono, rossi in viso, occhi bassi. Gesù punta diritto verso Gerusalemme e loro vagano altrove. Il loro cuore si è smarrito. Non basta fare la strada in compagnia di Gesù, bisogna fare la strada di Gesù  e condividere le sue scelte.

Seguire Gesù significa lasciare le reti, le barche e il padre. Abbandonare sicurezze umane e fidarsi della sua parola, fare di Gesù l’unica ricchezza e l’unico rifugio. È il mistero di Dio che si consegna nelle mani dell’uomo. Grande parola questa “ consegnarsi”.

Giuda consegna Gesù ai sommi sacerdoti, i sommi sacerdoti lo consegnano ai soldati, i soldati a Ponzio Pilato, Pilato a Erode, Erode e Pilato lo consegnano al popolo, il popolo urlante lo consegna ai crocifissori. Gesù infine, sulla croce, si consegna al Padre. Il Padre da sempre lo aveva consegnato al mondo. Gesù si consegna anche a chi lo rifiuta.

In Gesù, che si consegna a noi, avviene la rivelazione totale di Dio. Di fronte a questo amore, a un amore così, i discepoli indietreggiano storditi e muti. Il silenzio degli apostoli è anche il nostro silenzio. 

Gesù ci avverte: nessuno può assumere responsabilità nella chiesa se prima non ha fatto esperienza di servizio e di obbedienza.  In ogni comunità cristiana le responsabilità costituiscono  sono occasioni di consegna e di immolazione. Sull’esempio di Gesù.
Allora Gesù prese un bambino e lo pose in mezzo. Un bambino. Parole mai dette prima, gesti mai ripetuti da nessun altro, dopo. Gesù abbraccia il più piccolo perché nessuno è perduto, neppure una briciola di pane, neppure una pecora smarrita, nemmeno due spiccioli in un tesoro. 
Dio e l'uomo, oggi, hanno nomi nuovi, sorprendenti: servitore, bambino, ultimo! È un altro mondo.
Un altro mondo nasce da un verbo ripetuto quattro volte nell'ultima riga del Vangelo di oggi: “Chi accoglie uno solo di questi bambini, accoglie me; chi accoglie me non accoglie me ma Colui che mi ha mandato”.  Accogliere. Voce del verbo  ‘essere chiesa’.
O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la misura del tuo regno; donaci la sapienza che viene da te, perché accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve. 

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