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FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio “Gli condussero un sordomuto…”

XXIII Domenica del Tempo Ordinario
 Lun, 03 Set 18  Lectio Divina - Anno B

Contesto letterario: L’evangelista Marco, attraverso il racconto di molti miracoli e prodigi in cui si colloca anche il Vangelo di questa domenica, conduce gradualmente il discepolo all’identità di Gesù, alla consapevolezza del Suo mistero di uomo e Figlio di Dio. Sarà Pietro il primo discepolo a professare “Tu sei il Cristo”. (Mc8,29)

Contesto liturgico: La liturgia del Tempo Ordinario, per annum, ci accompagna e ci guida nella quotidianità. La vita terrena di Gesù è esempio e modello perché cresca la nostra adesione a Lui e oggi Lui ci dice “APRITI”. Papa Francesco, dandoci alcune indicazioni su come intendere questa parola, così scrive: “Potremo fare esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia … apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli … le nostre mani stringano le loro mani” (Misericordiae Vultus n.15)

“Gesù di ritorno…” Gesù si è allontanato dalla Galilea dopo uno scontro con i farisei sordi al suo Vangelo e si è recato nella regione pagana di Tiro dove una donna siro-fenicia, grazie alla sua fede, ottiene la guarigione della figlia da uno spirito impuro. Ora Gesù sta dirigendosi nel territorio della Decapoli. Là, durante una precedente visita, era stato cacciato dalla città di Gerasa per aver liberato un uomo da una legione di spiriti impuri. Entrambe queste guarigioni sono prefigurazioni del Regno, annunciato dapprima a Israele ma allargato a tutte le nazioni. In questo contesto Gesù aprirà le orecchie a un sordomuto del luogo.

“Gli condussero un sordomuto…”: Come in altri casi non è importante solo l’iniziativa dell’infermo, ma il sostegno dell’ambiente, non solo la preghiera individuale, ma la preghiera della comunità. Il percorso della fede è lento, è necessario essere accompagnati, camminare insieme, nessuno viene a Gesù se non è portato dai fratelli.

“Pregandolo di imporgli la mano…”: La mano esprime nella Bibbia la trasmissione di una potenza capace di trasformare, di soccorrere, di donare, “con mano potente e braccio teso ... in Egitto”(Dt4,34) il Signore libera dalla schiavitù gli ebrei e sempre cosparge di beni la creazione: “tu apri la mano, si saziano di beni “(Sal 104,28); con la mano Gesù custodisce tutte le sue pecore: “nessuno le rapirà dalla mia mano” (Gv10,28) e con la mano e la saliva guarisce anche il cieco nato:“… fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va’ a lavarti ….Egli andò e tornò che ci vedeva.”(Gv9,7)

“Lontano dalla folla…”. Per incontrare il Signore occorre staccarsi dalla folla, andare in disparte, Lui ci cerca per primo, ci aspetta, è fedele, ma a noi individualmente tocca accoglierLo per entrare in relazione con Lui e gustare, come Elia sull’Oreb e Zaccheo sul sicomoro, la sua Presenza, la sua Grazia, la gioia della Vita nuova.

“Pose le dita negli orecchi e con la saliva…”: Le dita di Dio e le sue mani creano l’universo: “se guardo il cielo, opera delle tue dita…” (Sal 8,4), ora le dita e la saliva di Gesù hanno un significato determinante nella guarigione del sordomuto. Attraverso i sensi, come udito, tatto, vista e tante altre realtà fisiche, la fede passa e compie il suo percorso. Il Signore continua ad agire con noi ancora nello stesso modo quando dona se stesso, il suo corpo, come cibo sotto il segno del pane, l’Eucarestia, in cui dimora la Vita.

“Effatà, cioè Apriti …”: Ogni Parola di Dio è efficace e realizza sempre ciò che dice. Oggi Gesù dice effatà a ciascuno di noi perché ogni orecchio si apra all’ascolto della Scrittura e all’accoglienza dei suoi insegnamenti e ogni lingua annunci la “Buona Notizia” a tutti i popoli senza alcuna barriera né differenza sociale. A ciascuno di noi, se lo accogliamo, Lui rinnova il dono già avuto con il Battesimo, con il rito esplicativo chiamato appunto effatà, quando il sacerdote apre, simbolicamente, con un segno di croce, orecchio e bocca del battezzato perché “Il Signore Gesù che fece udire i sordi e parlare i muti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la fede, a lode e gloria di Dio Padre” (Liturgia del Battesimo). Questa Parola, quindi, è oggi un ulteriore invito a professare la fede che abbiamo ricevuto e a viverla seguendo Gesù che liberamente ha compiuto la volontà del Padre, si è fatto servo di ogni uomo, ha aperto le sue braccia sulla croce ed è morto per donare a tutti la pienezza della Vita: “perché tutti siano una sola cosa, … siano anch’essi in noi una cosa sola”. (Gv 17,21)

“Gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua…”. è l’attuazione dell’oracolo che la liturgia di oggi ci propone nella prima lettura: le guarigioni straordinarie che accompagnano la venuta del Messia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi” (Is 35,6c).

“Comandò loro di non dirlo a nessuno”: Gesù comanda di non raccontare il suo miracolo ma le folle non comprendono, piene di stupore continuano a parlare dicendo: “Ha fatto bene ogni cosa”. Il silenzio, quando non è solo mancanza di rumore, è un segno importante nel cammino di fede, ci permette di entrare in relazione con il Signore, di uscire da noi stessi e di ascoltare la sua chiamata: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta … io cenerò con lui ed egli con me”. (Ap 3,20)

“Ha fatto bene ogni cosa”: Possa ciascuno di noi custodire nel cuore queste parole, sentirne la consolazione, anche nelle difficoltà, e con fede salda continuare a sperare.

Fonte:figliedellachiesa.org

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