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FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio XXVI Domenica del Tempo Ordinario

XXVI Domenica del Tempo Ordinario
 Lun, 24 Set 18  Lectio Divina - Anno B

Contesto letterario: Dopo la professione di fede di Pietro a Cesarea (Mc 8,29) Gesù comincia a insegnare ai suoi discepoli che il Figlio dell’uomo dovrà molto soffrire, morire e risuscitare. L’uomo straordinario che ha fatto tanti prodigi e stupito le folle è il Cristo che annuncia il Regno di Dio e spiega le condizioni per entrarvi. Nei versetti che precedono il vangelo di oggi Gesù richiama i discepoli a farsi ultimi e servi di tutti.

Contesto liturgico: Il messaggio che la Chiesa offre, con la liturgia di questa domenica, invita a favorire le relazioni e a non voler prevalere sugli altri piuttosto che a controllare le loro attività e presenta la gravità dello scandalo che, sottovalutata, conduce all’esclusione dal Regno.

“Abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome…”: Il nome in ogni cultura rappresenta l’identità della persona e, nella Bibbia, anche la missione; non dimentichiamo che il nome Gesù significa Salvatore.

Il Nome del Signore, del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, appartiene al mistero di Dio. Quando Dio invia Mosè a far uscire il suo popolo dall’Egitto Mosè gli chiede: “Ecco io arrivo dagli Israeliti…ma mi diranno: Come si chiama? E io cosa risponderò?” Così Dio risponde: “Io sono colui che sono … il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi.” (Es 3,13 e ss). Il Nome del Signore indica il Dio di ieri, di oggi, di domani, il Dio dei viventi.

Quando Dio dice a Giacobbe dopo la lunga lotta notturna “Lasciami andare” Giacobbe risponde “Non ti lascerò se non mi avrai benedetto …” poi aggiunge “Come ti chiami? Dimmi il tuo nome. Dio gli rispose: Perché mi chiedi il nome? E qui lo benedisse.” (Gn 32,27 e ss.) Il Nome del Signore indica il Dio della gioia, che vuole felici le sue creature e le bene-dice, il Dio in cui sperare.

Quando Pietro dice allo storpio: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo dò: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina” (At 3, 6) il Nome del Signore indica il Dio onnipotente, a cui niente è impossibile.

In molti passi della Sacra Scrittura possiamo scoprire la bellezza e l’indicibilità del Nome del Signore e con il salmista possiamo esclamare: “O Signore nostro Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza”. (Sl 8)

“Glielo abbiamo vietato perché non era dei nostri”: Gli apostoli si sentono gerarchicamente superiori e appartenenti ad un gruppo privilegiato, il loro atteggiamento non è di accoglienza e Gesù li corregge: “non glielo proibite … chi non è contro di noi è per noi” e li invita a non porre ostacoli alla fede dei poveri del Vangelo, dei veri discepoli.

La prima lettura ci mostra un atteggiamento di Giosuè, simile a questo degli apostoli, quando egli vorrebbe impedire a Eldad e a Medad di profetizzare e Mosè gli risponde con fermezza “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti … e volesse il Signore dare loro il suo Spirito.” Hanno un eco nel nostro cuore anche le parole di Pietro quando vede lo Spirito scendere sui pagani: “Se Dio ha dato loro lo stesso dono che a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?” (At 11,17)

“Chi scandalizza uno di questi piccoli …”: Gesù invita a non porre ostacoli, a non essere di inciampo, a non far vacillare la fede dei piccoli. Queste azioni sono proprie del maligno che sempre agisce per togliere la Vita offerta da Gesù a ogni uomo.

“Se la tua mano… se il tuo piede… se il tuo occhio… ti scandalizza…”: Gesù non vuole minacciare ma sottolineare le conseguenze dello scandalo: il fuoco della Geenna e l’esclusione dal Regno. Ogni azione dell’uomo può essere sempre secondo il progetto di Dio, oppure opporsi ad esso.
Con la mano Eva prende il frutto proibito e lo da’ ad Adamo (Gn 3,6), e con le mani potremmo forgiare spade in falci (Is 4,5).
Con i piedi potremmo essere messaggeri di lieti annunci (Is 52,7) o alzare il calcagno contro l’amico (Sl 41, 10).
Se l’occhio è limpido siamo nella luce (Mt 7,22). Ma se non è limpido vediamo la pagliuzza negli occhi degli altri e non vediamo la trave nei nostri (Lc 6,41).

“Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua perché siete di Cristo, non perderà la sua ricompensa”. Dio offre a tutti la salvezza e a tutti dona il suo Spirito di Sapienza per scegliere di stare sulla via di Gesù e di rendere la nostra vita sempre più conforme alla sua carità. Accogliere il suo amore e trasmetterlo, è la carità che apre la porta del Regno e che ricompensa: “Allora i giusti risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo dato da mangiare … da bere? ... ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me … e se ne andranno … i giusti alla vita eterna” (Mt 25,37 e ss).

Con la certezza che Dio è sempre fedele alle sue promesse camminiamo, insieme, verso la meta.

Fonte:www.figliedellachiesa.org/it

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