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fr. Massimo Rossi, Commento XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Commento su Marco 9,30-37
fr. Massimo Rossi  

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (23/09/2018)

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In questi tempi abbracciare un bambino è pericoloso, assai assai!

Se poi sei un prete, meglio evitare... Non è facile, per non dire impossibile, difendersi da un'accusa di pedofilia... Lo scandalo dei preti che hanno abusato sessualmente di minori - pochi casi per la verità, ma quanto basta per gettare il discredito su tutta la categoria - ha mutato nella sostanza l'onere della prova: la presunzione di innocenza fino a prova contraria, garanzia inviolabile del diritto penale, è stata sostituita dalla presunzione di colpevolezza fino a prova contraria...

Il risultato non certo incoraggiante, soprattutto per noi sacerdoti, è che in questi ultimi anni abbiamo dovuto raffreddare lo slancio pastorale, e costringere la nostra sensibilità entro una gestualità asettica e formale - invero, di gestualità non c'è quasi più niente! -, per cautelarci dai possibili equivoci, fraintendimenti, insinuazioni...

E così, la tanto vituperata distanza tra i fedeli e il clero, che il Vaticano II aveva cercato di ridurre, dal punto di vista liturgico, ma non solo, ora siamo costretti, nostro malgrado, a ripristinarla.

Ci vorrà molto coraggio per impedire che questa distanza di sicurezza non torni ad essere una vera e propria separazione tra clero e popolo di Dio, com'era normale prima della svolta conciliare.
Ebbene, il Signore Gesù, di coraggio ne aveva da vendere!

E comunque, dalle accuse mosse in tribunale contro di lui, era possibile difendersi? NO!

Accuse costruite ad arte dai custodi della legge e della morale, per non poter essere smentite!

Ma anche ammesso che si fosse potuto difendere, magari ricorrendo a uno stuolo di avvocati di prim'ordine, Gesù non si sarebbe difeso! Vile? Lo pensarono tutti, e Pilato glielo disse pure in faccia. Il Figlio di Dio non era un vile; al contrario, lo ripeto, era un modello di coraggio, di fortezza: e da coraggioso, da forte qual'era, Gesù sopportò pazientemente l'ingiustizia, l'ignoranza, la violenza verbale e fisica dei nemici di Dio; perché quelli erano: nemici di Dio!

San Giacomo lo scrive e sono certo che, mentre lo scriveva, stava pensando al Signore: “La sapienza che viene dall'alto è anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti...”. Per contrasto, segue la descrizione dei cristiani - avete sentito bene... Giacomo descrive i ‘bravi' cristiani -: “Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfate le vostre passioni.”.

Queste sarebbero le ‘virtù' della comunità cristiana agli inizi della Chiesa... C'è di che andare fieri! Ora, se i cristiani della seconda generazione erano così, non erano da meno quelli della prima, gli Apostoli; i quali reagirono all'annuncio della Passione nel modo in cui ogni persona pratica e di buon senso avrebbe reagito: “Ora che il nostro leader ha i giorni contati, è necessario pensare alla successione. Chi è il più grande nel gruppo? chi ha le caratteristiche del vero leader? Ma prima ancora di scegliere la persona, chiediamoci quali sono le caratteristiche che il nostro (futuro) leader deve possedere per guidare la chiesa nascente. Dev'essere un leader carismatico? Pietro! nessuno è capace di compiere i voli spirituali di Pietro. Dev'essere un intellettuale? Giovanni! è il teologo del gruppo! Dev'essere un pratico, uno che ha i contatti giusti con gli ambienti politici e religiosi, uno che non fa tanti giri di parole, ma va subito al sodo? Giuda!”.

Ci avrebbe pensato il Signore a scegliere e non fu una scelta facile. Per giunta, il prescelto si sarebbe presto macchiato di una colpa imperdonabile, almeno quanto il tradimento di Giuda...

Ma anche in questo caso, il Signore fu coraggioso: non cessò di credere nell'uomo che aveva designato quale suo vicario in terra.

Perché Dio si fida di noi, più di quanto ci fidiamo noi di noi stessi!

“Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.”: è ancora la paura a trattenere i Dodici dal chiedere per capire.

Del resto, Giovanni Battista era appena stato ucciso; il martirio del Precursore dovette suonare come un avvertimento forte e chiaro per loro, ma soprattutto per Gesù, il quale proibì severamente ai suoi di parlare con i Galilei; non era prudente che si sapesse della sua presenza in quella regione. Ed in Galilea il Signore non sarebbe più ritornato.

La paura: quante volte, anche noi, per paura di conoscere la verità e di affrontarla, preferiamo restare nell'ignoranza.

Paura e coraggio sono ingredienti ‘normalì della vita di ciascuno: la paura è un fatto istintivo; il coraggio invece è frutto di scelta e coinvolge le nostre facoltà superiori, la ragione e la volontà.

La paura paralizza e impedisce l'azione. Il coraggio sblocca la paralisi e riavvia il cammino.

E a questo ‘serve' lo Spirito che ci è stato donato in occasione del battesimo.

Anche questa è una questione di fede. Ci crediamo nella forza dello Spirito Santo?

Che lo Spirito Santo sia presente è una verità oggettiva. Che agisca in noi dipende dalla nostra fede. La fede ‘funziona' dunque da password, per entrare in contatto con questa presenza attiva ed efficace nella Chiesa e nel mondo. Può attivarsi efficacemente anche in noi...
Che cosa aspettiamo?

Fonte:www.qumran2.net

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