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D. Gianni Mazzali SDB"LA GIOIA DELLA LIBERAZIONE"

25 ottobre 2015 | 30a Domenica - Tempo Ordinario B  | Omelia

LA GIOIA DELLA LIBERAZIONE
Il salmo responsoriale di questa domenica utilizza in breve spazio per quattro volte la parola gioia "eravamo pieni di gioia". In effetti la Parola oggi dice conforto, dice speranza, dice luce che vince la tenebra, liberazione che termina la schiavitù. Nel breve vangelo di Marco Gesù conclude il suo viaggio verso Gerusalemme e la guarigione del cieco è il preludio degli avvenimenti che lo attendono a Gerusalemme. Anche noi siamo prossimi alla conclusione del viaggio dell'anno liturgico e sentiamo sgorgare dentro di noi un senso di profonda gratitudine al Signore perché con la sua Parola ci ha accompagnati, guidati e illuminati e davvero, nonostante tutto, siamo nella gioia.

TERMINA LA NOSTRA SCHIAVITU'

La liturgia ci propone oggi, nella prima lettura, un brano del cosiddetto "libro della consolazione" del profeta Geremia. Siamo nel cuore del messaggio ispirato del profeta. Dopo le invettive, le complesse e laceranti vicende personali Geremia schiude ad un orizzonte di speranza, di liberazione, di misericordia di Dio in azione. Domina il sentimento della gioia e il profeta direttamente incalza: "il Signore ha salvato il suo popolo, il resto di Israele". E' un concitato cammino di liberazione quello descritto dal profeta; è Dio stesso che ricompatta il suo popolo disperso, con un occhio di predilezione per le categorie più svantaggiate: il cieco, lo zoppo, la donna incinta e quella che deve partorire. All'esperienza del pianto, dello sconforto, della desolazione si sostituisce la consolazione, di liberazione, di ritorno alla propria terra. Geremia contempla questa trasformazione che sgorga dalla compassione paterna di Dio: "Io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito".
Ci raggiunge nel profondo della nostra esperienza esistenziale questa Parola. Ci conforta questa preoccupazione di Dio per i diseredati, gli svantaggiati. Nonostante le apparenze anche noi spesso ci sentiamo "poveri", ciechi, zoppicanti, schiavi di situazioni ed esperienze che ci soffocano, ci mortificano, ci fanno piangere: "nell'andare se ne va piangendo". Abbiamo bisogno di conforto, di consolazione in modo che il nostro orizzonte chiuso si possa schiudere, la nostra speranza riprenda fiato e davvero possiamo immedesimarci con le parole del salmo: "la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia".

CRISTO SACERDOTE SOLIDALE CON NOI

Proviamo grande conforto nelle parole ispirate del brano della lettera agli Ebrei. Il tema del sacerdozio e del sacerdote è un tema che i media evidenziano prevalentemente in occasione di scandali in cui i sacerdoti sono coinvolti. L'autore della lettera sottolinea fortemente l'umanità del sacerdote, il fatto che egli è uomo tra gli uomini e pertanto segnato dalla miseria e dalla grandezza che sono proprie degli uomini. Il sacerdote è compassionevole nei confronti della debolezza e dell'errore perché egli stesso sperimenta la fragilità nella sua personale esperienza umana. Questa premessa che chiarifica la natura e i limiti del sacerdozio esercitato dagli uomini ci dispone ad apprezzare fino in fondo la solidarietà totale di Cristo sacerdote con la nostra esperienza umana nelle sue luci e nella sue ombre, nella gioia, ma anche nel dolore e talvolta nella disperazione. Come figlio di Dio egli è il sacerdote per eccellenza, il sacerdote sommo che riassume e racchiude in sé il servizio di tutti i sacerdoti. La sua condivisione e solidarietà con le alterne vicende della nostra esperienza esistenziale sono totali e perenni: Cristo è sempre con noi e per noi. Come uomo ha sperimentato la complessità del vivere e come Dio ci garantisce che la luce sconfigge la tenebra e il bene la vince sul male.

UNA FEDE CHE GENERA LUCE

Siamo tutti rappresentati dal figlio di Timeo, il cieco che non desiste, nonostante i rimproveri a tacere, che grida, che supplica Gesù a porgergli attenzione, a curarsi della sua situazione, a ridonargli la vista. Bartimeo incarna una fede caparbia, che "imperversa", che non cede alle convenzioni o al rispetto umano. Oggi, in un tempo di eccessive sfumature e di estenuanti distinguo, abbiamo davvero bisogno di una fede che provoca, che ci induce ad uscire allo scoperto e che ci mette a nudo di fronte a Dio e agli altri: "(,,,)ma egli gridava ancora più forte:"Figlio di Davide, abbi pietà di me". E' questa la fede che ci fa accostare, nel più profondo di noi stessi, a Gesù. E in Gesù questa fede ci ridona la luce, la capacità di "vedere", la verità che ci rende liberi: "Va', la tua fede ti ha salvato".

"La bellezza non è nel viso. La bellezza è nella luce del cuore" (O. Wilde)

D. Gianni Mazzali SDB

Fonte:http://www.donbosco-torino.it

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