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D. Gianni Mazzali SDB,"SERVIRE COME CRISTO"

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21 ottobre 2018 | 29a Domenica - Tempo Ordinario B  | Omelia

SERVIRE COME CRISTO
Innumerevoli sono le forme di "potere" con cui ci dobbiamo confrontare oggi, volenti o nolenti, consapevoli o ignari, spesso sballottati e sgomenti. Veniamo così spesso provocati da un ennesimo caso di corruzione generata sia dallo spavaldo e sconsiderato uso del potere sia dalla sopraffazione e dalla violenza di poteri più o meno occulti e clandestini. La brama del potere e del dominio ci riguarda tutti nei modi più diversi e genera contese, gelosie e soprusi. La Parola di Dio illumina oggi il nostro vissuto in modo netto ponendo al centro, in chiara controtendenza, il servizio verso gli altri, la compassione, la sofferenza contro ogni forma di prevaricazione e di sopraffazione.

UN SERVO CHE SOFFRE

La pagina del secondo autore del Libro di Isaia che viene proposta oggi fa parte del quarto carme del "servo sofferente", l'ultima composizione del profeta che mette in chiaro rilievo, e in modo per noi paradossale, come Dio abbia voluto opprimere il suo servitore con sofferenze e dolori perché il suo sacrificio di riparazione potesse essere fecondo, generare una discendenza di giustificati. Colui che è scelto da Dio, diremmo noi il prediletto, deve soffrire con grandi tormenti per realizzare il progetto di Dio. Ci confonde questo comportamento che risulta contraddittorio, inconcepibile e irragionevole. La sofferenza, sia quella fisica che quella morale, ci mortifica, ci fiacca, ci indebolisce. Noi non vogliamo soffrire, vogliamo stare bene, evitare le malattie, allontanare i disagi, per quanto possibile godere la vita, essere appagati. Nello stesso tempo ci rendiamo conto che non è così. Tutti indistintamente dobbiamo confrontarci con la sofferenza, una improvvisa malattia che ci destabilizza, un dispiacere morale che ci umilia e ci mortifica. E' proprio qui che la Parola di Dio incrocia la nostra esistenza. L'esperienza del "servo sofferente" chiarisce il senso della sofferenza inserendola nel misterioso piano di salvezza di Dio. Soffrire non è un castigo (anche se a volte siamo tentati di sentirlo come tale) ma un cammino fecondo di liberazione: "Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione vedrà una discendenza". La sofferenza ci libera ed è strumento di liberazione e di giustificazione.

UN SERVO CHE OFFRE

La sofferenza diventa feconda se viene trasformata in offerta da colui o colei che la stanno sperimentando sulla propria pelle. E' un passaggio difficile, ma determinante: quella che agli occhi di molti appare come una disgrazia è in effetti una opportunità, un capitale incalcolabile di ricchezza umana e spirituale. E' l'esperienza di Gesù che, in un modo misterioso, è adombrata nella pagina di Isaia. Il breve brano della lettera agli Ebrei, nell'intraprendere il tema del sacerdozio di Cristo, evidenzia la sua offerta nella sua piena esperienza umana: "Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze; egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato". La Parola ci Dio ci incalza ad intraprendere il percorso duro, ma fecondo, dell'offerta di noi stessi per essere ministri autorevoli della grazia di Dio, compartecipi del sacerdozio di Cristo. Nel dono incondizionato di noi stessi si realizza quella autorevolezza che viene dall'interno e che è l'esatto contrario dell'autoritarismo, del potere che si impone con ogni forma di violenza. Cristo, il servo sofferente, diventa il nostro modello, il paradigma del nostro cammino di fede.

UN SERVO CHE LIBERA

La pagina del Vangelo è estremamente chiara nel denunciare la nostra tendenza naturale alla ricerca del potere, "dei primi posti", degli onori, dell'autorità. I figli di Zebedeo esprimono ciò addirittura in modo semplicisticamente provocante tanto da farci pensare: "Ma non lo potevano dire in modo più delicato, più indiretto?". Gesù non tergiversa, affronta il problema di petto. Sente che deve aiutare i "suoi" a liberarsi dall'ossessione del potere, dalla brama di dominio e quindi di sopraffazione. La grandezza di colui che segue Gesù, il suo ministero è quello di servire, di sapersi mettere da parte, di essere considerato l'ultimo. Una lezione dura, ma un percorso di autentica liberazione che richiede un capovolgimento di interessi e di atteggiamenti: "Chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti". La più autentica liberazione sta nel servire e dare la propria vita per gli altri come Gesù.

"La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi". (Albert Einstein)

D. Gianni Mazzali SDB