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Don Marco Ceccarelli, “Ultimi tempi”

XXXIII Domenica Tempo Ordinario “B” – 18 Novembre 2018
 I Lettura: Dn 12,1-3 II Lettura: Eb 10,11-14.18 Vangelo: Mc 13,24-32 - Testi di riferimento: Is 13,9-11.13; 14,12-15; 24,21-23; 34,4-5; 51,6; Gl 2,10.31; 3,3-4; 4,15; Am 8,9; Dn 7,13-14; Ag 2,6-7.21; Mt 10,23ss.; 16,27-28; 26,64; Mc 9,1; 13,7; 14,62; 15,33; Lc 10,18; Gv 4,35.38; Ef 6,12; 1Pt 4,12; Ap 1,7; 7,2-3 1. 

Di cosa si sta parlando nel brano di Vangelo odierno? Il passo è estrapolato da un lungo discorso di Gesù definito “escatologico”, vale a dire riguardante eventi che accadranno negli ultimi tempi (ma non necessariamente alla fine dei tempi). I profeti hanno annunciato un particolare intervento salvifico di Dio che avrà luogo in un futuro indeterminato, di cui si parla appunto con l’espressione “ultimi tempi” o “ultimi giorni”. Anche Gesù ne parla e annuncia che ci saranno eventi comportanti una serie di “dolori” e persecuzioni nei confronti degli “eletti”, dei suoi discepoli. Dopo tali tribolazioni abbiamo la manifestazione del “figlio dell’uomo” di cui parla il brano odierno. Come si deve interpretare? Alcune frasi appaiono un po’ misteriose: “in quei giorni”, “quando accadranno queste cose”, a cosa si riferiscono? Per non parlare del sole che si oscura, delle stelle che cadono, ecc. Si tende a pensare agli eventi che precedono la fine del mondo e la seconda venuta di Cristo. Certamente la frase «allora vedranno il figlio dell’uomo venire …» (v. 26) può indurre a capire che si tratta della venuta gloriosa di Cristo alla fine dei tempi. Però Gesù dice anche che «non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute», e «anche voi, quando vedrete accadere queste cose …» (vv. 29-30). Quindi, se si sta parlando della fine dei tempi, quante generazioni di cristiani sono passate e quante ancora ne passeranno senza avere assistito a “queste cose”? 2. La venuta del regno. - Il contesto del discorso di Cristo è quello dell’avvento del regno di Dio. Gesù ha iniziato il suo ministero annunciando che il tempo è compiuto perché il regno di Dio si è fatto presente (Mc 1,14- 15). In 9,1 aveva detto che «alcuni qui presenti non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza». In 14,62 dirà al sinedrio: «vedrete il figlio dell’uomo … venire sulle nubi del cielo». Dunque Gesù sta parlando di qualcosa che sta per realizzarsi, vale a dire della venuta del regno di Dio nella sua persona. - Come capire le immagini cosmiche? Si tratta di quel tipo di linguaggio che gli esperti chiamano “apocalittico” e che non intende descrivere realtà che accadranno alla fine dei tempi, ma piuttosto nella storia attuale. I vv. 24-25 del brano odierno si ispirano a testi dell’Antico Testamento (vedi testi di riferimento) che riguardano il giudizio di Dio sulle nazioni e il relativo stabilimento del suo potere sulla terra. L’affermazione riguardo al figlio dell’uomo che viene sulle nubi (v. 26) è una citazione di Dn 7,13-14 in cui si annuncia l’avvento di un regno eterno che non sarà distrutto. Quel regno annunciato da Cristo fin dall’inizio della sua attività pubblica ora sta per fare il suo ingresso in mezzo agli uomini. Gesù è quel figlio dell’uomo descritto in Dn 7,13-14 che inaugura, grazie al suo mistero pasquale, un regno che non sarà mai distrutto. Fra la due venute di Cristo il regno è già in mezzo a noi, anche se è ancora “alle porte” il suo compimento definitivo. È il tempo della tribolazione e del raduno degli eletti attraverso l’annuncio del Vangelo. Gli “ultimi tempi” sono quelli della salvezza che si realizza a partire dalla crocifissione di Gesù (Mc 15,33: «si fece buio su tutta la terra»), ma che dovrà poi arrivare a tutti gli uomini e si compirà definitivamente alla seconda venuta. Gesù continua fino alla fine dei tempi ad annunciare il Vangelo di Dio della venuta del regno attraverso i suoi “angeli”, cioè i suoi messaggeri. - L’ostilità verso il regno. Le immagini cosmiche servono perciò ad esprimere gli sconvolgimenti che hanno luogo a causa della nuova realtà del regno presente in mezzo agli uomini. Le forze di questo mondo, le forze ostili a Dio, non sopportano questa nuova presenza. Gli antichi identificavano le luci celesti con esseri viventi. Dunque possiamo qui pensare che si voglia indicare la caduta di esseri maligni, quello che san Paolo definisce «le forze spirituali della malvagità nei luoghi celesti» (Ef 6,12; vedi anche Gal 4,3; Col 2,8.20). Mentre i settantadue erano in missione per annunciare l’avvento del regno, Cristo dice che vedeva satana cadere dal cielo come la folgore (Lc 10,17-18). La caduta di Satana e delle sue schiere era spesso descritta come uno schianto di stelle dal cielo (cfr. Is 14,12 e diversi testi di Ap). Dunque le varie immagini servono ad esprimere la reazione che le forze del male, (“l’impero delle tenebre”: Lc 22,53) hanno nei confronti del regno di Dio che ora si è fatto presente. Con l’avvento del Messia è iniziata per la storia umana una nuova era; è apparsa nel mondo una nuova realtà che provoca e continuerà a provocare fino alla fine dei tempi una “perturbazione”. Uno dei segni di questa nuova era è la fine del Tempio (Mc 13,2), di un luogo circoscritto dove Dio risiede. Ora Dio non regna più soltanto da Sion, ma il regno di Dio acquista un’altra dimensione, una dimensione universale. Non più circoscritto in un luogo geografico, il regno messianico si estende su tutta la terra e gli appartenenti di questo regno convivono in mezzo ai figli del maligno (cfr. Mt 13,36-43). È la presenza di questo regno sulla terra che crea tensioni e sconvolgimenti. Da un lato il regno di Dio vuole arrivare a tutti gli uomini attraverso l’annuncio dei predicatori del Vangelo (Mc 13,10-11); d’altro lato, la diffusione di questo regno messianico fa infuriare coloro che vogliono presentarsi come i veri salvatori. Si tratta di un regno che non si impone con la forza e che è quindi soggetto alla violenza degli altri regni (Mt 11,12); un regno che non ha il suo compimento definitivo in questo mondo. E tuttavia tale regno fa sentire fortemente la sua presenza tanto da suscitare persecuzioni e tribolazioni. La presenza “trasversale” di questo regno in mezzo agli altri regni (tutti i popoli “vedranno” il Figlio dell’uomo e saranno riuniti gli eletti da ogni luogo della terra: Mc 13,26-27), e la sua “pretesa” salvifica, crea scompiglio, crea una “crisi” (la crisi messianica annunciata per esempio in Dn 2,36-45; 12,1). Si tratta di una presenza scomoda per tutti quelli che ambiscono a presentarsi come salvatori dell’umanità, i quali troveranno nella figura di Cristo l’avversario fondamentale da combattere. 3. L’atteggiamento degli “eletti”. Tutto ciò andrà avanti sino alla fine dei tempi, perché il regno non avrà compimento definitivo se non con la venuta finale di Cristo. Intanto i cristiani dovranno perseverare, sapendo che tutto questo deve avvenire, ma che alla fine Cristo regnerà glorioso, e con lui i suoi eletti. Occorre dunque vegliare per non scoraggiarsi davanti alle tribolazioni, e per non lasciarsi ingannare dalle seduzioni dei falsi regni e falsi messia. La parabola del fico insegna che ineluttabilmente l’estate arriva. Occorre soltanto aspettare e vegliare per non farsi mettere in crisi dalle prove che gli eletti subiscono (cfr. 1Pt 4,12), e non rischiare di perdere la fede e la pazienza, perché «con la vostra pazienza guadagnerete le vostre vite» (Lc 21,19). Il rifiorire del fico, dopo la sua apparente morte invernale, è segno dell’irrompere della vita attraverso la morte. C’è una vita che rifiorisce continuamente negli eletti in mezzo alle loro morti e che è segno della vicinanza di Cristo e del suo potere regale che già agisce in loro.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it


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