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fra Damiano Angelucci, "La vedova anti-borghese"

Commento al Vangelo di Domenica 11 novembre 2018, XXXII del Tempo Ordinario anno B
La vedova anti-borghese


TESTO  ( Mc 12, 41-44)

In quel tempo, Gesù, seduto di fronte al tesoro [nel tempio], osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

COMMENTO

Soren Kierkegaard definiva borghese colui per il quale “il troppo e il troppo poco rovinano tutto”. Nell’accezione deteriore che ormai ha assunto, l’atteggiamento borghese è quello di chi non dice di “no” a niente ma neppure si coinvolge in niente, in una sorta di equilibrio che non è frutto di sapienza, ma del desiderio di non rischiare in nulla e in nessun modo.

Proprio il contrario di questa vedova, non anziana necessariamente e quindi poteva anche avere tanti anni ancora da vivere, la quale getta tutto ciò che aveva per vivere.
Forse sarà un caso ma l’evangelista ci specifica che aveva due spiccioli, e quindi poteva teoricamente fare “metà e metà”. La donna offre tutto a Dio, tutto quanto aveva per vivere. L'atto di offerta diventa ben più di un dare qualcosa, diviene l’offerta della propria vita, di tutta la sua esistenza.

Se si potesse tradurre in parole il pensiero della vedova e mettere una nuvoletta sopra la sua testa, come nei fumetti, potremmo leggervi: “Dio mio, non ho più niente, quel poco che ho è troppo poco per poter contare su di esso; prendi tutto, perché la mia vita è solo nelle tue mani”.

La tentazione dell’uomo ricco invece, che in questo caso sembra un atteggiamento compiuto, è quello di contare sulle proprie sostanze. In fondo quando si pensa di avere le proprie sicurezze, l’offrire qualcosa di proprio a Dio diventa più un atto devozionale e molto meno un atto esistenziale di affidamento.


Fonte:http://fradamiano.blogspot.com/

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