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P. Marko Ivan Rupnik, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo - Anno B

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo - Anno B
Gv 18,33-37
Congregatio pro Clericis

“Sei tu il re dei Giudei?” è la domanda di Pilato che apre il brano evangelico odierno (Gv 18,33). È facile immaginare anche l’espressione che il governatore romano può aver assunto nel porla: infatti, tutto si poteva pensare vedendo Gesù, ma non certo che vantasse qualche titolo regale. Eppure glielo avevano consegnato perché “affermava di essere Cristo re” (Lc 23,2). Pilato, abituato alle cose chiare ed estremamente pratiche, non capirà molto dal discorso di Cristo. La questione del re e del regno aveva già aperto la via “regale” al fraintendimento fin da quando Israele, a un certo punto della propria storia, ha chiesto un re per essere come tutti gli altri popoli (cf Dt 17,14). Ora, in Gesù, il re che il Signore ha scelto (Dt 17,15) è venuto, ma “i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11).

Il suo regno, infatti, “non è di questo mondo” (Gv 18,36). Cioè non solo “non è qui”, ma non è secondo l’ordinamento di questo mondo, ossia non è secondo il potere, la forza, l’attacco e la difesa che finiscono inevitabilmente nella guerra. La stessa festa di Cristo Re è stata istituita in un momento non tra i più felici della nostra Chiesa, schiacciata dalla politica e dai regni di questo mondo. Un momento in cui si era frainteso il significato di re e di regno, e soprattutto il significato di verità, che era stato catapultato esclusivamente sul piano della filosofia e della legge e pian piano della sola scienza sperimentale.

“Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Il regno di Gesù, invece, ha a che fare con la storia ma coincide anche con la verità. Il Figlio di Dio non è venuto a “insegnare” la verità ma a renderle testimonianza, cioè a far emergere il regno. In questo consiste la sua missione: far emergere nella storia la verità, che è il compimento della storia, che è il regno, che è Cristo.

Per gli ebrei la verità - emet - è praticamente la fedeltà di Dio, l’adesione alla parola che ha dato, il giuramento di Dio. Per i greci e i romani la verità è questione piuttosto filosofica, sta nell’essere, in un ordine tra il fenomeno e la sua idea perciò si colloca dentro un sistema, ideale per i greci, legale per i romani ma sempre un sistema.

In Giovanni la verità è l’esistenza di Dio come Padre che genera e dona la vita. È una rivelazione di Dio come amore che genera, che include l’altro, una esistenza che include la vita che dona. È la vita come koinonia, come comunione del Padre, legata alla manifestazione dello Spirito Santo che “ci guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Ci guiderà, non sarà il “professore” della verità. Ci guiderà alla verità tutta intera, alla comunione intera dove la storia troverà il compimento. Cristo è venuto per far emergere dalla storia, che è un travaglio, una divisione continua, una vita che è comunionale e che si compirà alla fine, quando tutto sarà concordato, tutto sarà una grande concordia. Dio sarà tutto in tutti perché tutto sarà stato sottomesso al Figlio che a sua volta sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa (cf 1Cor15,18).  Questo è il regno di Cristo.

Berdjaev ha profetato un oscuramento del mondo quando la scienza diventerà autorevole per il bene e per il vero. Molte volte padre Špidlík ricordava che l’Europa nasce da queste tre realtà: il principio religioso ebraico cristiano di fede, il principio greco della conoscenza dell’idea e il concetto della legge, sorto nell’antica Roma. Ma nel secondo millennio l’idea e la legge hanno totalmente estromesso il principio di fede: prevale il sistema sulla comunione e quando c’è il sistema c’è sempre un conflitto. Sistemi religiosi generano conflitto religioso. E così si lascia uno spazio vuoto per il paganesimo della vita.

C’è un padre della menzogna e un Padre della verità. Il nemico divide - e la storia è sempre tagliata con la divisione - ma Cristo è venuto per fare emergere la comunione, il regno della comunione del Padre. E noi siamo il suo corpo. Non siamo qui per fare schieramenti nella storia, nel travaglio. Il travaglio provoca nervosismo, urgenza. Subire i sistemi della storia apre lo spazio al perverso, al padre della menzogna che ha certamente segnato anche la nostra storia.

Ma all’ora della passione, quando sono davvero venuti per farlo re Cristo rivela la sua pace, la sua pace assoluta perché vive di un’altra vita, affondata nel Padre (cf Gv 6,15).



Con questa traccia per l’omelia della ultima domenica di quest’anno liturgico concludo questo modesto e umile servizio. Ringrazio di tutto cuore Sua Eminenza il Cardinale Beniamino Stella per la fiducia con la quale mi ha affidato questo compito. Ringrazio anche tutti coloro che hanno cliccato sul sito della Congregazione per il Clero o su Clerus-App e ci hanno permesso di incontrarci nell’ascolto del Verbo.

P. Marko Ivan Rupnik

Fonte:http://www.clerus.va


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