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padre Antonio Rungi, "La generosità del povero e l'avarizia del ricco"

La generosità del povero e l'avarizia del ricco
padre Antonio Rungi

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (11/11/2018)

  Visualizza Mc 12,38-44
Il Vangelo di oggi, XXXII domenica del Tempo Ordinario, tratto da San Marco, ci presenta il comportamento dei ricchi e quello di una povera vedova, di fronte alle esigenze di aiutare al mantenimento del Tempio di Gerusalemme. Una prassi di fare le offerte che è ancora attuata in tutte le religioni, che per sostenere le attività e le opere hanno necessità di attingere le risorse da chi può dare ed offrire in misura adeguata alle proprie necessità.
Gesù, è incuriosito, lo siamo un po' tutti per la verità, e si mette ad osservare come si comportano i ricchi e come si comportano i poveri, rispetto alla generosità verso la casa del Signore e nota subito il duplice comportamento dei ricchi che danno il superfluo, cioè ciò che non è indispensabile per loro e il comportamento di una vedova povera che dona tutto quello che aveva, pur non avendo grande risorse economiche da lasciare in offerta al tempio di Dio.
E giustamente fa notare, nella sua considerazione finale e valutazione dei comportamenti soggettivi, facilmente valutabili, alla luce di quello che aveva evidenziato in precedenza. E parlando direttamente ai suoi discepoli, una volta che sono in un contesto di riflessione e di meditazione collettiva, dice parole estremamente importanti per valutare la tasca e il cuore delle persone ricche e quelle povere, apprezzando il comportamento della vedova e biasimando il comportamento dei ricchi: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Comprendiamo questa valutazione estremamente critica di Gesù verso alcune persone, che vivono solo di facciata e di esteriorità, se leggiamo con attenzione ciò che dice nei versetti precedenti l'evangelista Marco, attribuendo questo discorso al Maestro, mentre stava nel tempio e parlava alla folla, manifestando apertamente il suo pensiero: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Ostentare potere, ricchezza, autorità, benessere, perfezione e osservanza esteriore della legge, davanti a Dio conta poco, anzi è motivo di condanna e di rifiuto: costoro riceveranno una condanna più severa, perché fanno le cose per essere adulati, venerati e non per la gloria di Dio. Purtroppo, il mondo da sempre cammina sui trampoli delle apparenze e delle esteriorità. Conta come ci si presenta e non ciò che si è. Conta l'avere e non l'essere. Qui, Gesù, nel brano del Vangelo ci riporta all'essenza delle cose, alla generosità vera, quella che si priva anche del necessario e non del superfluo per donare agli altri.

Un esempio di tale generosità, lo troviamo citato nel brano della prima lettura di questa XXXII domenica del tempo ordinario, che fa riferimento alla vedova di Sarepta, che incontra il profeta Elia, appena egli arriva in questa cittadina. Stanco, assetato e affamato chiede a questa donna un po' di acqua e un po' di pane. La donna non si rifiuta, non risponde male o dice vai a chiedere altrove. Subito si industria per andare a cercare in casa e dare il necessario al viandante, al pellegrino che chiede aiuto. Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
La donna nell'evidenziare la sua miseria e il suo stato di bisogno, non chiude il cuore alla generosità, la evidenzia un problema che espone al profeta. Il quale replica con parole di fiducia nella provvidenza di Dio. Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
La fiducia riposta dalla vedova nella parola detta dal profeta, è motivo di avere la ricompensa che lo stesso profeta aveva anticipato, per saggiare la disponibilità della donna ad essere generosa verso un bisogno come lei e il suo figlio. E' sempre vero che tra i poveri ci si aiuta più facilmente, mentre tra i ricchi c'è solo concorrenza, rivalità e supremazia del potere economico. La dittatura del denaro è una regola di comportamento sociale che vige tra gli esseri umani da sempre ed è motivo di perenne guerra per la supremazia di uno sull'altro e di un popolo su un altro.
Invece nel mirabile esempio di questa vedova di Sarepta, troviamo la vera risposta alla condivisione e alla solidarietà. Quando ci si attiva per aiutare, la provvidenza non viene mai a mancare.
Infatti, quella andò in casa e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia. Dio ricompensa sempre a chi è generoso e non dà nulla all'avaro e a chi fa dipendere la sua vita dalla sicurezza economica e non dalla sicurezza dell'essere buoni.

In questa generosità che arriva fino al dono totale di se stesso ci è di esempio nostro Signore Gesù Cristo, che, come ci ricorda la seconda lettura di oggi, tratta dalla Lettera agli Ebrei, “non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte”. Gesù è sommo ed eterno sacerdote che si offre in dono per noi e ricondurci alla comunione con il Padre, nel mistero della sua Pasqua, di morte, risurrezione ed ascensione al cielo. Infatti, leggiamo nel brano di oggi che “nella pienezza dei tempi, Gesù è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza”.

La generosità del Cristo supera gli spazi del tempo, la stessa sua esperienza della croce, sul Calvario temporaneo, della Gerusalemme terrestre, è anticipo della gloria celeste, della Gerusalemme per sempre, dove Egli è andato a prepararci un posto e ci attende per la ricompensa eterna a chi è fedele alla sua parola, è generoso nella vita e sa immolarsi e sacrificarsi per il bene della Chiesa e dell'umanità. Sia questa la nostra umile preghiera che rivolgiamo al Signore dal profondo del nostro cuore: “O Dio, Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull'esempio di colui che ha donato se stesso Gesù Cristo nostro Signore. Amen

Fonte:/www.qumran2.net/


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