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#PANEQUOTIDIANO, «Egli è vicino»

La Liturgia di Domenica 18 Novembre 2018  VANGELO (Mc 13,24-32) COMMENTO:Rev. D. Pedro IGLESIAS Martínez (Rubí, Barcelona, Spagna

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,

la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Parola del Signore

«Egli è vicino»

Rev. D. Pedro IGLESIAS Martínez 
(Rubí, Barcelona, Spagna)

Oggi cordiamo che, all’inizio dell’anno liturgico, la Chiesa ci preparava alla prima venuta di Cristo che ci porta la salvezza. A due settimane dalla fine dell’anno, ci prepara per la seconda venuta, quella, in cui verrà pronunciata l’ultima e definitiva parola su ognuno di noi.

Dinanzi al Vangelo di oggi potremmo pensare che con troppa anticipazione ci si mette a riflettere ma, «Egli è vicino» (Mc 13,29). E, tuttavia, risulta fastidioso –addirittura scorretto!- alludere alla morte nella nostra società! Comunque, non possiamo parlare di risurrezione senza pensare che dobbiamo morire. La fine del mondo, per ognuno di noi, ha origine il giorno in cui moriamo, il momento in cui finirà il tempo che ci è stato concesso per la “scelta”! Il Vangelo è sempre una Buona Nuova e il Dio di Cristo è il Dio della Vita; perché dunque tanta paura? Non sarà, forse, per l’assenza o la debolezza della nostra speranza?

Innanzi alla prossimità di questo giudizio dobbiamo saperci trasformare in giudici severi, non degli altri, ma di noi stessi. Non cadere nella trappola dell’autogiustificazione, del relativismo o nell’espressione “io non lo vedo così…”. Gesù ci vien dato attraverso la Chiesa, e, con Lui, i mezzi e le risorse affinché questo giudizio universale non risulti il giorno della nostra dannazione condanna ma uno spettacolo, molto interessante nel quale, finalmente, verranno pubblicamente conosciute le verità più occulte dei conflitti che tanto hanno tormentato gli uomini.

La Chiesa annuncia che abbiamo un Salvatore, Cristo, il Signore. Allora meno paure e più coerenza nel nostro attuare in ciò i cui crediamo! «Quando arriveremo alla presenza di Dio, ci si domanderanno due cose: se eravamo nella Chiesa e se lavoravamo nella Chiesa. Tutto il resto non ha valore» (Beato J.H. Newman). La Chiesa non solo ci insegna una forma di morire, ma pure una forma di vivere per poter risuscitare. Perché ciò che predica non è il messaggio suo, ma è il messaggio di Colui, la cui parola è fonte di vita. Solamente da questa speranza affronteremo con serenità il giudizio di Dio.


padre Gian Franco Scarpitta
Qualche autore inglese diceva che la storia dell'uomo è "una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla". Noi diciamo che questa favola assume un significato in Dio, che la assume fino in fondo come la sua storia personale con gli uomini; riconosciamo anche che questa storia, com'è proprio di tutte le vicende, deve avere pure un termine,, ma nell'ottica della fede riconosciamo che se è vero che tutto finisce, è anche vero che in questa conclusione tutto si trasforma e ci si dischiude per la Verità. Passata, presente e futura.




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