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p. José María CASTILLO"AMERAI IL SIGNORE TUO DIO. AMERAI IL PROSSIMO TUO"

XXXI TEMPO ORDINARIO – 4 novembre 2018 - Commento al Vangelo
AMERAI IL SIGNORE TUO DIO. AMERAI IL PROSSIMO TUO

di p. José María CASTILLO

Mc 12, 28-34
Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi". Lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici". Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Secondo questo vangelo, per metterci in relazione correttamente con Dio e con gli esseri umani, la cosa principale e più importante nella vita è l’istinto più forte e determinante che tutti portiamo iscritto nella nostra intimità. L’istinto e la forza che ci umanizzano, ci rendono veramente esseri umani. Perché non è un mero istinto, ma è la forza che ci costituisce come “umani”. A questo punto è importante ricordare quello che rappresentava lo Shemá citato da Gesù come risposta allo scriba (Mc 12,29-30; Dt 6,4-5; Nm 15,37-41). Perché questo si può e si deve considerare come il riassunto dell’intera Legge.
Ma in questo passo c’è qualcosa di molto più fondamentale. Prima che ci fossero le religioni, quando si stava verificando l’evoluzione dei primati negli esseri umani, avvenne un fenomeno sorprendente. In seguito alle scoperte fatte negli straordinari fossili di Sima de los Huesos (ad Atapuerca vicino a Burgos), la storia dell’encefalizzazione nell’evoluzione umana ha sperimentato un cambiamento radicale. Adesso sappiamo che la dimensione del corpo non cambiò a partire dall’Homo ergaster [che è vissuto in Africa 1,4 milioni di anni fa] fino all’Homo heidelbergensis, mentre la grandezza del cervello sperimentò un aumento forte, passando da una media di circa 800 centimetri cubici nell’Homo ergaster fino a qualcosa di più di 1200 centimetri cubici negli esemplari di Sima de los Huesos. Perché è cresciuto tanto il nostro cervello, che è quello che ci rende specificamente umani, mentre il resto del nostro corpo si conservò uguale? Nella Sima de los Huesos ci sono prove abbondanti del fatto che quelle persone con i loro grandi cervelli si prendevano cura delle persone disabili e ci sono prove del fatto che comunicavano tra loro mediante il linguaggio parlato (cf. Ignacio Martínez; J. L. Arsuaga; M. E. Raichle…); non avevano più semplicemente un’«intelligenza tecnologica» (per costruire asce, martelli, clavi), ma anche e soprattutto un’«intelligenza sociale» (per comunicare le loro esperienze simboliche, come l’affetto, l’amicizia, la simpatia, l’affetto e soprattutto l’amore).
L’amore, la bontà, l’affetto, il reciproco aiuto senza nessun altro interesse che quello di alleviare il dolore o aumentare la felicità degli altri esseri umani, questo ci umanizza, ci rende più intelligenti. È la forza della vita. Il centro stesso della vita specificamente umana. E per questo motivo questa forza dell’amore è ciò che ci unisce di più agli altri. E ci unisce di più all’Essere Trascendente, al senso ultimo della vita.

Fonte:www.ildialogo.org

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