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Clarisse di Via Vitellia,Commento IV Domenica di Avvento (Anno C)

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IV Domenica di Avvento (Anno C)

  Visualizza Lc 1,39-45
COMMENTO ALLE LETTURE

Commento a cura delle Clarisse di Via Vitellia

"E tu, così piccola... da te uscirà colui che deve essere il dominatore... Egli stesso sarà la pace"!

Ci sono momenti, nella vita di ciascuno di noi come nella storia dei popoli, in cui impellente si fa il bisogno di pace. Sicuramente quello di oggi è uno di questi, senz'altro a livello internazionale, ma anche a livello personale, perché tutti ci sentiamo in qualche modo minacciati, in pericolo: l'attacco è contro tutti, indiscriminato, imprevedibile, irrazionale... e si ha paura!

"Tu, pastore d'Israele, ascolta... risplendi. / Risveglia la tua potenza /e vieni a salvarci... /

Guarda dal cielo e vedi / e visita... / proteggi quello che la tua destra ha piantato". In questi momenti si rafforza il bisogno di preghiera, perché diventa evidente che umanamente non si può fare molto, se non addirittura nulla. C'è una violenza diffusa, di comportamenti, di atteggiamenti, di sentimenti: questo impedisce di avere la lucidità e la libertà interiore di operare scelte ordinate alla carità, alla giustizia vera, e dunque alla pace. Allora si prega, con insistenza, con passione, anche con timore, perché sia Dio stesso ad intervenire.

E Dio interviene mandando un bimbo, che entra nel mondo, nella storia dell'uomo, dicendo: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà". A fronte della migliaia e migliaia di morti che ogni giorno, in ogni tempo, si moltiplicano sulla faccia della terra - fiume di malvagità e dolore che ha la sua sorgente in quel primo assassinio di un innocente che ha segnato la storia (cf. Gen 4) - Dio offre il suo proprio corpo, esponendolo alla morte: scegliendo di nascere, sceglie inevitabilmente di morire!

Un bimbo, che nasce da una donna ebrea, una giovane ragazza, in un piccolo villaggio: tutto è a dimensioni ridotte, povere, semplici. Non scenari grandiosi, mobilitazione di eserciti, discorsi altisonanti... Eppure "egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio... sarà grande fino agli estremi confini della terra". Un punto di partenza quasi insignificante, secondo la logica del mondo, ma che piano piano si dilata fino ad orizzonti impensabili. Ed è in questo modo, con questa nuova logica, che egli diventa la pace, quella pace che il mondo non può dare (cf. Gv 14,27); e non la può dare perché parte dal presupposto sbagliato, parte dall'impiego di forze, di risorse, di mezzi.

É il male del mondo di oggi, un delirio di onnipotenza diffuso per cui vale ciò che pesa, che conta, che appare. A Betlemme, come a Nazareth, tutto invece è "piccolo", e si snoda una storia sacra, silenziosa, dentro la Storia con la S maiuscola, che vede implicate le grandi potenze dell'epoca. Nessuno si sarà accorto della corsa di una giovane donna verso i monti della Giudea, sospinta dalla gioia della vita che portava in grembo che la faceva essere leggera a dispetto del suo corpo gravido; nessuno avrà assistito al commovente abbraccio nella casa di Elisabetta tra lei e l'anziana parente, gravida ella pure. Eppure si stava compiendo qualcosa che avrebbe cambiato la Storia dell'uomo, proprio quella Storia con la S maiuscola.

Di più: la storia più bella e stupefacente è quella che ha visto protagonisti i due bimbi ancora nel grembo, che già si riconoscono, in qualche modo si salutano, danzano e giocano... ma chi mai, oggi, nel mondo dell'immagine, un mondo che tutto vuole vedere, toccare, sperimentare, chi può credere in un mistero così profondo quale è quello di una comunicazione possibile sulle ali dello Spirito Santo, nascosta, silenziosa, eppure vera ed efficace, al punto che ha inciso così profondamente la Storia da essere ancora ricordata dopo 2000 anni?

Ecco che allora qui c'è un insegnamento prezioso per noi, che preghiamo per la pace, la invochiamo, la speriamo. Forse anche la nostra piccola storia personale, fatta di piccole speranze, di piccoli desideri, di piccole possibilità, può scrivere righe preziose e insostituibili nella Storia del mondo. Anche da noi, tanto piccoli, può nascere qualcosa di bello e di grande, capace di portare vita e pace. E questo nella misura in cui in noi vive ed opera lo Spirito di Gesù, quello Spirito che ha operato con potenza in Maria, in Elisabetta, in tutti i santi di Dio. L'unica cosa che dobbiamo e possiamo dunque fare è credere, fidarci della promessa di Dio, della potenza della sua parola, della sua volontà di operare in noi e attraverso di noi, anche e soprattutto attraverso la nostra povertà...

"Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto": dall'atto di fede di Maria è nata la pace nel mondo, un atto di fede con cui Maria si è donata interamente al progetto di Dio, mettendo a rischio la sua stessa vita. Sia anche per noi così: la nostra vita sia costellata di tanti piccoli sì, coraggiosi e sicuri, piccoli passi di pace - quelli possibili alla nostra piccolezza, quelli che ci possono essere chiesti nello scorrere semplice delle nostre giornate - per questo mondo dilaniato dall'odio.

Fonte:www.qumran2.net


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