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FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
 Dom, 23 Dic 18  Lectio Divina - Anno C

Nel contesto del vangelo dell’infanzia, Luca ci presenta Gesù che si ferma al tempio. È lui il vero protagonista, il centro letterario e teologico del testo. Gesù è presentato nei suoi elementi costitutivi e cioè membro di una famiglia umana e nello stesso tempo in intima relazione col Padre che è nei cieli.

Esiste un criterio supremo da seguire, rappresentato dalla volontà di Dio. Quella è da riconoscere, da rispettare, da eseguire puntualmente. Anche quando non si capisce, anche quando, umanamente parlando, non è logica. Di fatto, essa ha sempre un marchio pasquale, cioè postula la croce per garantire la gloria.

Nella prima lettura, Anna, seconda moglie di Èlkana, è afflitta perché è sterile. Durante un pellegrinaggio al santuario locale di Silo chiede al Signore con tutta la forza del suo dolore di avere un figlio. Per mezzo del sacerdote Eli il Signore le assicura che la sua preghiera sarà esaudita. Al termine dell’anno, Anna concepisce e partorisce un figlio che chiama Samuele, “perché - diceva - l’ho impetrato dal Signore”. Samuele sta con la madre fino a tre anni. Solo quando sarà svezzato, egli viene condotto al santuario per “vedere il volto del Signore” e qui poi resterà per sempre.

Anche Èlkana, in conformità alla legge biblica, è d’accordo con la moglie che il voto al Signore deve essere mantenuto. La madre di Samuele consacra il figlio al Signore perché riconosce l’intervento di Dio: il figlio da lei generato è dono di Dio.

v.42: A dodici anni, il ragazzo ebreo attraversa quella cerimonia che si chiama Bar Mitzwar (che significa: figlio del comandamento). È la cerimonia della maturità religiosa; da quel momento il ragazzo può leggere la Parola di Dio nella sinagoga, solennemente, nelle riunioni della comunità di Israele. Quindi diventa religiosamente maggiorenne. Gesù viene dunque condotto a Gerusalemme e qui si ferma la tempio, nella casa di suo Padre.
E nel dialogo e nel rapporto che si sviluppa con i suoi genitori emerge una paternità divina che prevale sui rapporti umani. Gesù ha un rapporto strettissimo con sua madre e con suo padre, ma adesso, nella sua vita, si manifesta e diventa pienamente consapevole il suo rapporto con Dio e questa relazione prevale, trascende e attira tutta la vita di Gesù in una direzione nuova.
Alla fine dell’episodio Gesù ritorna a Nazareth e sta sottomesso i genitori; questi non sanno qual è la missione di quel bambino; lui la conosce, sa quello che loro non sanno, però si sottomette a loro.
Ma si sottomette a loro con una missione nuova e grande, quella missione che lo pone in un rapporto unico ed esclusivo con Dio.

v.45: Tutto il cammino di Maria è essenzialmente di distacco da Gesù. Il distacco vuol dire che pian piano il Bambino appare come colui che non appartiene a lei, di cui lei è la madre che ha generato non per se stessa, ma per Dio e per il mondo, perché faccia la volontà di Dio e compia la sua missione nel mondo.
Quello che è significativo è questo: il distacco di Gesù da Maria non vuole dire per Maria una perdita di significato e di fecondità, anzi, vuol dire che questa fecondità diventa ancora più grande. In realtà, la maternità di Maria viene dilatata, affiliata e diventa maternità ecclesiale.
Ogni distacco che ci viene chiesto nella vita è solo l’occasione per una dilatazione della nostra vita. Di fronte al distacco una persona ha l’impressione che la vita diventi più stretta, misera, povera, perché perdiamo qualcosa di bello. La legge del vangelo è che ogni distacco, in realtà, arricchisce la vita, perché: “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

v.46: La vicenda di Maria è quella di ogni credente che “trova Gesù nella casa del padre dopo tre giorni”. Il terzo giorno nella teologia neotestamentaria è il giorno della risurrezione. Ritrovare Gesù nella casa del padre dopo tre giorni è, quindi, lo sbocco ultimo della fede, è un annuncio pasquale, è un invito a cercare sempre Gesù dove realmente è.
Gesù è trovato seduto e non, come di consuetudine per i discepoli, ai piedi dei rabbini: li ascolta, li interroga e risponde alle loro domande. Gesù è un fanciullo sapiente e intelligente riguardo alle Sacre Scritture; in lui è nascosta e presente la volontà di Dio.
Gesù al tempio preannuncia il suo ruolo di maestro escatologico venuto a esporre in maniera perfetta la volontà del Padre, così come il ritrovamento dopo tre giorni nella casa di suo Padre è un accenno che prefigura il mistero pasquale, la risurrezione al terzo giorno alla destra del Padre.

v.49: C’è questo: “Padre mio” che sembra incominciare a costituire una forza di attrazione più grande che non la famiglia, la casa di Nazareth e i suoi genitori; c’è qualcosa che pian piano allontana Gesù. È vero che dopo Gesù ritorna con i genitori e “stava loro sottomesso”, però, intanto, questa piccola frattura si è manifestata. Quella piccola frattura diventerà più grande al momento del ministero pubblico, perché, a questo punto, Gesù si distacca dalla famiglia e incomincia un nuovo modo di vivere: incomincia a fare il predicatore ambulante, quindi a spendere la sua vita per il compimento di un disegno di Dio su di Lui.
Gesù ha percepito la sua vita come consacrata al regno di Dio e il regno di Dio come rivolto a lui, come un richiamo, un’attrazione fortissima nei confronti della sua vita, tanto da diventare tutto l’orizzonte del suo mondo e la motivazione delle sue scelte.

v.51: L’esperienza cristiana è fondamentalmente un fatto di sottomissione, a partire dalla grande subordinazione (upotàssetai) a Dio. Un restare soggetti che si concretizza nell’obbedienza alla Parola, ove “obbedire” significa “ascoltare la voce ponendosi sotto”. Una sottomissione, e in questo sta il paradosso della esperienza cristiana, concepita come evento di liberazione e di fruttificazione.
Come la terra produce il suo frutto non rifiutandosi all’acqua e al suolo, così la creatura che non si pone a lato (= disobbedienza) della Parola inviata da Dio viene sottratta alla molteplicità degli idoli e dischiusa ai frutti dello Spirito. In fondo, la sottomissione è una legge fondamentale della vita cristiana. Maria capisce ora che anche per lei deve iniziare quel faticoso itinerario di fede che le farà scoprire il mistero del suo Figlio e che le farà perdere sempre più il Figlio come possesso per averlo come dono salvifico di Dio ai piedi della croce.
Maria inizia a comprendere che il suo distacco dal Figlio non è segno di lontananza ma di vicinanza perché con la fede ella entra sempre più nel progetto di salvezza che il Cristo sta attuando.
Nella storia ci sono i segni del compimento della volontà d Dio, ma sono velati e possono essere colti solo attraverso una rivelazione di luce interiore.
Parte essenziale della vita spirituale è il silenzio, perché solo nel silenzio si può cogliere il mistero delle cose. La superficie delle cose la si coglie immediatamente perché bastano i sensi degli occhi o degli orecchi.
Ma il mistero delle cose e degli avvenimenti richiede uno svelamento.
Maria ha custodito e amato “queste cose” nel suo cuore e pian piano dentro di lei le hanno rivelato il disegno di Dio: il loro pieno e vero significato.

Fonte:www.figliedellachiesa.org


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