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FRA.Andrea Vaona, "Parola e voce"

I Domenica di Avvento, anno C (Lc 3,1-6)
FRA.Andrea Vaona

 Nel disegno narrativo proposto da Luca, Giovanni il Battista ha un ruolo fondamentale, quello di collegamento tra la prima alleanza e la nuova introdotta da Gesù di Nazaret. Nei primi due capitoli già emerge questo tema, in un dittico progressivo tra gli eventi della nascita del Battista e quelli della nascita del nazareno. La missione del primo è quella di preparare l’inizio della missione del secondo. In questa prospettiva la liturgia ci offre in questa seconda domenica di Avvento l’inizio della missione del Battista: il tema della vigilanza e della preghiera (I domenica di avvento, anno C) si amplifica nella dimensione dell’azione: preparare!

La narrazione lucana è molto attenta a presentare il racconto con ogni riferimento che possa scongiurare che stia narrando una favola o una leggenda o un mito. I personaggi citati sono – infatti – i protagonisti della scena politica universale (l’imperatore romano Tiberio Cesare) e locale (Ponzio Pilato, Erode, Filippo e Lisania), nonché le autorità religiose giudaiche (Anna e Caifa). Proprio all’interno degli eventi che condizionano la storia “mondiale” (ossia del “mondo” conosciuto da Luca e i suoi lettori), l’evangelista colloca la parola di Giovanni Battista.

Chiarito il “tempo”, viene specificato lo “spazio”. E la sorpresa è che la scena non è in una città, non è a Gerusalemme: il racconto è ambientato nel deserto, luogo che spesso Luca associerà a Giovanni (1,80; 7,24). E’ indicazione storica, ma pure simbolica: il deserto è luogo biblico per eccellenza, icona dell’esodo di Israele dalla schiavitù verso la terra promessa. Il battesimo di Giovanni non è il battesimo cristiano: Luca è chiaro in questo (3,16; At 18,24-19,5). Luca però li collega poiché quanto Giovanni realizza è il punto di passaggio e non-ritorno con la missione di Gesù. Giovanni è – anche nel segno del battesimo – colui che “prepara la via” a Gesù.

Chiarito il tempo e lo spazio e l’azione che vi si compie, resta la parola. E la parola di Giovanni… non è di Giovanni, infatti è “solo voce”: nei versetti 4-6 il battista “ripete” le parole del profeta Isaia (40,3-5). La “parola” di Giovanni è Parola di Dio. E’ parola di compimento di una profezia antica dell’ottavo secolo a.C. E’ parola di invito ed esortazione, è parola di compimento: Giovanni il Battista compie la Parola nel farsi carico di essa e nel realizzarla preparando a modo suo la venuta del Messia.

«Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui» (Lc 7,28): questa affermazione di Gesù di Nazaret non è allora deprezzamento della figura del precursore, ma annuncia la grandezza incomparabile della novità di coloro che vivono l’esperienza del “regno di Dio” instaurato da Cristo.

Nel novero dei più autentici “piccoli del regno di Dio”, Francesco d’Assisi si fece carico di perpetuare la missione del Battista ma attualizzata nel nuovo “regno”, compiuto e promesso:

«Andate – disse il dolce padre ai figli suoi –; annunciate agli uomini la pace; predicate la penitenza per la remissione dei peccati. Siate pazienti nelle tribolazioni, vigilanti nell’orazione, valenti nelle fatiche, modesti nel parlare, gravi nel comportamento e grati nei benefici, giacché , in compenso di tutto questo, è preparato per voi il regno eterno» (Bonaventura da Bagnoregio, Leggenda maggiore, III, 7 : FF 1059).

Fonte:bibbiafrancescana.org

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