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FRA.Andrea Vaona"Una fede, due donne, tre donne"

Una fede, due donne, tre donne
IV Domenica di Avvento – anno C

 Dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo Gabriele che sarebbe diventata madre di Gesù, Maria è interdetta e chiede: «Come è possibile?» (cf. Lc 1,34). Per rendere più verosimile e accettabile l’annuncio straordinario di questa maternità l’angelo rivela a Maria che anche la sua cugina Elisabetta è stata toccata da un evento simile e ha concepito un figlio in condizioni umanamente difficili: «Nella sua vecchiaia» (cf. Lc 1,36). Allora Maria si mette in viaggio per vedere quanto l’angelo le ha annunciato. Il semplice incontro tra le due donne si trasforma in qualcosa di rivelativo di ben altro.
L’evangelista vuole presentare la nascita di Gesù come l’ultimo stadio della storia della salvezza cominciata con Abramo. Giovanni Battista è l’anello storico e simbolico di congiunzione tra i due periodi salvifici dell’Antico e del Nuovo Testamento. Nei primi due capitoli del Vangelo di Luca, un “dittico” tratteggia continuamente Giovanni il Battista e Gesù di Nazaret, per mettere in luce la superiorità di Gesù, che verrà sancita dallo stesso Battista quando Luca ne narra l’incontro dei due sulle rive del Giordano, da adulti. Qui – nella narrazione lucana – con la “visitazione” si narra il primo “incontro” dei due meditato dalle madri, due donne che stanno sperimentando nel segreto del loro intimo – fisico e spirituale – la potenza di Dio.
Nel testo evangelico leggiamo un dettaglio decisivo sull’intimo legame tra il giudaismo e il cristianesimo nascente: nell’incontro di Maria con Elisabetta – incinta di Giovanni – sarà proprio quest’ultimo a riconoscere Gesù come Messia. L’intento di Luca nel testo della «visitazione» è, dunque, soprattutto di carattere teologico. L’incontro misterioso e ancestrale tra due bambini che ancora debbono venire alla luce, «frutti» nascosti nel grembo delle loro madri, che sussultano e si riconoscono, rivela alle donne la potenza di un mistero divino che si sta incarnando nella storia. L’incontro tra le due gestanti è finalizzato a presentare Giovanni come il precursore di Gesù. Il suo «sussultare» (v. 41) dimostra che egli ha riconosciuto Gesù come il Signore e questo suo riconoscimento diventa un segno per tutti i lettori del vangelo, anch’essi invitati a fare altrettanto. La prima persona ad aderire a questo primitivo «annuncio» evangelico è Elisabetta che dichiara Maria «benedetta» (v. 42) e «beata» (v. 45), poiché contribuisce in maniera essenziale alla nascita di colui che porterà la pace in Israele (cf. Lc 2,14). Non solo: la beatitudine di credere nell’adempimento della Parola, ancor prima che tale adempimento diventi un figlio tra le braccia e «avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia» (2,7).
Bello allora notare che:
due donne, due future madri, all’inizio del Vangelo narrato da Luca dialogano sul mistero della Vita che tocca le loro esistenze così diverse; tre donne al termine del Vangelo narrato da Luca (24,10) saranno testimoni e annunciatrici che la Vita ha vinto la morte grazie a quel Gesù riconosciuto da Giovanni sin dal grembo di sua madre, molti molti anni prima.
Due donne si comunicano lo stupore per essere state esaudite nella loro attesa di compimento (non essere più sterile, Elisabetta; accogliere il Messia, Maria); tre donne vivono lo stupore e lo comunicano nel constatare che le parole di Gesù – così oscure prima della sua passione e morte – ora si sono compiute davvero.
Due donne animate da un fede antica ricevuta in dono e custodita oltre ogni ragione umana; tre donne che diventano prime testimoni di un fede diversamente nuova e rivoluzionaria.
Due donne legate da relazioni di parentela; tre donne incontratesi nella sequela per amore dell’Amore.
Due future madri; tre “madri” nella/della fede in Gesù Cristo Signore.
Indubbiamente per Luca (e non solo) la fede è questione (anche) di donne. E un briciolo di gratitudine per loro non dovrebbe (mai) mancare.
Bibbia Francescana ci rammenta che nella Vita seconda del beato Francesco, composta da Tommaso da Celano, la tecnica agiografica porta l’autore a descrivere in modo evangelico la nascita di Giovani di Pietro di Bernardone, poi detto “Francesco”, sul calco del prodigio vissuto da Elisabetta, madre di Giovanni il Battista:
«Il servo e amico dell’Altissimo, Francesco, ebbe questo nome dalla divina Provvidenza, affinché per la sua originalità e novità si diffondesse più facilmente in tutto il mondo la fama della sua missione. La madre lo aveva chiamato Giovanni, quando rinascendo dall’acqua e dallo Spirito Santo, da figlio d’ira era divenuto figlio della grazia. Specchio di rettitudine, quella donna presentava nella sua condotta, per così dire, un segno visibile della sua virtù. Infatti fu resa partecipe, come privilegio, di una certa somiglianza con l’antica santa Elisabetta, sia per il nome imposto al figlio, sia anche per lo spirito profetico. Quando i vicini manifestavano la loro ammirazione per la generosità d’animo e l’integrità morale di Francesco, ripeteva, quasi divinamente ispirata: «Che cosa pensate che diverrà, questo mio figlio? Sappiate che per i suoi meriti diverrà figlio di Dio» (Tommaso da Celano, Vita seconda, 3 : FF 583)

Fra. Andrea Vaona

Fonte:http://bibbiafrancescana.org


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