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Frati Domenicani“Alzatevi e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina”

I Domenica di Avvento
“Alzatevi e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina”

2 dicembre 2018

Ger 33,14– 6; 1Ts 3,12 -4,2; Lc. 21,25– 28. 34 36

Il profeta Geremia in un tempo di ingiustizie e disordini sociali, preannunzia il tempo delle promesse fatte a Israele e Giuda, attraverso l’invio di un germoglio di giustizia, il messia. Gesù insegna a vivere in questo tempo che è quello  penultimo, segnato da sconvolgimenti cosmici, politici, psicologici, che prelude al ritorno del Figlio dell’uomo; per essere pronti a ciò è necessario non lasciarsi sopraffare dagli idoli del mondo. San Paolo, nella prima lettera ai Tessalonicesi, esorta a essere pronti per la venuta del Signore Gesù Cristo, abbondando nell’amore vicendevole e verso tutti.

La liturgia della prima domenica di avvento proietta il discepolo del Signore sul compimento dei tempi e sul ritorno del Figlio dell’uomo, quasi a sottolineare che la memoria liturgica del Natale e della venuta nell’umiltà di nostro Signore Gesù Cristo, preluda alla seconda e definitiva, quella che sarà caratterizzata dalla sua manifestazione al mondo nella gloria. Gesù sottolinea che il tempo intermedio e penultimo sarà segnato da eventi dolorosi, angoscianti e terrificanti, che toccheranno l’animo degli uomini, ma che investiranno anche la vita del cosmo, con sconvolgimenti e sommovimenti. Il terrore, l’ansia, la paura invaderanno il cuore degli uomini, atterriti da una natura ostile e matrigna, da un mondo di lupi rapaci, ma ancora più dall’incognita degli eventi incombenti. Il quadro descritto da Luca, con il ricorso a un moderato linguaggio di stampo apocalittico, in realtà non fa che esprimere la condizione presente dell’intera umanità, stretta nelle morse di un mondo, interiore e esteriore, crudele, che non dà spazio all’uomo e alla sua sete di salvezza. Eppure è sull’orizzonte di questa scenario così inquietante e tenebroso che la parola di Gesù addita uno squarcio di luce che si profila ormai imminente. Vedrete il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande!!! La vostra redenzione – liberazione è ormai prossima, non lasciatevi incantare dalle apparenti smentite della storia. Gli eventi circostanti che si impongono per la loro forza costrittiva, sono proprio essi a mostrare la loro intrinseca caducità. Questa storia dove sembra prevalere sempre e soltanto la malvagità ha i giorni contati, i dolori e le sofferenze non sono destinate a prevalere, il male e la morte non sono i signori incontrastati di questa vita.

“Levate il capo”, proclama Gesù, ossia non rassegnatevi alla maledizione di questo mondo, perché in realtà la promessa delle benedizioni di Dio è destinata a realizzarsi, mentre al contrario le pretese del mondo che si oppone al Figlio dell’uomo sono irrimediabilmente condannate alla dissoluzione. Come il profeta Geremia aveva annunziato l’avvento di un germoglio di giustizia, così con la venuta del Figlio di Dio nella carne, si sono già poste le premesse della fine del regime dell’ingiustizia. Il suo ritorno farà emergere dall’umanità quel regno di giustizia e di pace, di amore e di grazia, che ora soltanto nel cuore dei giusti è presente, ma che in quel giorno invaderà l’intero universo.

Piuttosto il Signore invita i suoi discepoli a vivere il tempo presente nella sobrietà, senza lasciarsi sopraffare dagli idoli e dal vizio, che rischiano di spegnere nel fedele il senso della attesa fervida e serena. Affanni della vita, ubriachezze, dissipazioni sono infatti alibi per sfuggire all’ansia del tempo presente, il tentativo di crearsi vari paradisi artificiali in cui esorcizzare il terrore della morte e della fine, sono in ultima analisi una delle tante forme di evasione dalla realtà e alibi alle responsabilità dell’oggi.

La stessa esortazione giunge anche dall’apostolo Paolo, che in vista della venuta del Signore nostro Gesù Cristo sottolinea soprattutto il ruolo della carità e dell’amore. Perché i nostri cuori siano saldi e irreprensibili in vista dell’evento di grazia per eccellenza, che è l’incontro con il Signore risorto, il credente deve sovrabbondare nella qualità divina per eccellenza, l’amore, iniziando già a impregnare la scena del mondo di questo balsamo di vita, che è capace di lenire dolori e ferite prodotti dalla cattiveria umana e dalla istigazione diabolica.

Alziamo allora il capo, non lasciamoci sopraffare dalle illusioni del mondo, non rinunciamo a sperare e attendere la nostra redenzione, ma soprattutto viviamo questa attesa esercitando la misericordia e la dolcezza, perché il Signore al suo ritorno scorga i segni del suo vangelo nella vita nostra e dei fratelli.

Fonte:http://www.domenicani.it

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