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MACHETTA Domenico SDB, Parola d’ordine: «Preparate la strada».

II AVVENTO – 9 dicembre 2018 - Commento al Vangelo
Parola d’ordine: «Preparate la strada».

1ª LETTURA: Bar 5,1-9

Baruc scrive da Babilonia. È il segretario di Geremia. «Gerusalemme, sorgi, sta’ in piedi, guarda verso oriente». Poco prima aveva detto: «Osserva la gioia che ti viene da Dio».
Il capitolo 5° è una cascata di imperativi gioiosi, che spingono alla fiducia in Dio e alla speranza. Nei profeti abbiamo molti squarci che annunciano lo stile del Vangelo, il clima dell’ottimismo cristiano. Nessuna situazione è disperata per chi confida in Dio, può spuntare un fiore in un pantano, da una valanga di rottami può nascere una nuova città.
E c’è un’espressione che ci collega con il Vangelo di oggi: «Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio».
Nella II domenica appare la figura di Giovanni Battista, che conosceva certamente questo testo di Baruc, risonanza del classico Is 40,3-4.
Lasciamoci svegliare dalla voce che tuona ancora oggi dal deserto: «Preparate la strada del Signore!».

VANGELO: Lc 3,1-6

Attacco solenne, come uno squillo di tromba: «Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare...». Tiberio succede ad Augusto nel 14, e dunque siamo nel 28-29.
Ma Gesù non ha ventotto - ventinove anni, dato l’errore di Dionigi il piccolo. Gesù ha ben oltre i trent’anni quando inizia la vita pubblica, quando esce allo scoperto
dopo il lungo e prezioso silenzio.
È importante per Luca il quadro storico e geografico: storia e geografia toccati dalla parola di Dio diventano storia e geografia di salvezza.
«La parola di Dio venne su Giovanni». Cade la parola su un uomo in un punto preciso della terra, in un momento preciso della storia.
L’ora in cui l’eterno tocca il tempo diventa ora di Dio. Per il mistero dell’Incarnazione della Parola, il tempo è assorbito dall’eternità e diventa tempo di salvezza. Ogni ora diventa preziosa, unica. Ecco perché Giovanni l’evangelista segnerà l’ora della chiamata: l’ora decima, le quattro del pomeriggio.
La storia e la geografia in cui il divino fa irruzione diventano tempi e luoghi teologici: «È terribile questo luogo! », dice Giacobbe (Gn 28,17). Il luogo in cui è avvenuto l’incontro tra Dio e l’uomo è terra santa. E Naaman il Siro sente addirittura il bisogno di caricarsi sui muli un po’ di terra d’Israele per portarsela a Damasco (2 Re 5,17).
Tempi e luoghi santi. È la dinamica della liturgia. Liturgia delle Ore! Nella celebrazione liturgica la Parola «cade» su di noi, nelle nostre giornate, assorbe le ore facendole diventare uniche. Tutto diventa occasione di salvezza.
Ma guai a quel luogo in cui la Parola non è accolta, è rifiutata.
La Parola che scende opera sempre un giudizio. Luca allora segna i dettagli storici e geografici. Nel 63 a.C., il generale romano Pompeo conquista Gerusalemme. Erode il grande governa la Palestina sotto i Romani. Muore nel 4 a.C. (due o tre anni dopo la nascita di Gesù). Il suo regno viene diviso fra tre dei suoi figli: Erode Antipa (Galilea e Perea), Filippo (Iturea e Traconitide), Archelao (Giudea, Samaria e Idumea). Nel 6 d.C. Archelao viene sostituito da un procuratore romano. Pilato governa dal 26 al 36. Stando così le cose, ecco l’urlo di Giovanni dal deserto. «Voce di uno che grida»: un tuono, un boato (il verbo greco usato è boá¯o) che attira le folle, fino a turbare le autorità di Gerusalemme, che sentiranno il bisogno di mandare a lui una delegazione (Gv 1,19...). Noi vogliamo accogliere questo grido: «Preparate la strada del Signore!». Apparirà ancora il Battista domenica prossima per darci il segreto della gioia. Per ora spalanchiamo il nostro cuore, lasciandoci detronizzare dalla Parola, che brucia come fiaccola, riconoscendoci peccatori, bisognosi di conversione. È la settimana dell’esame di coscienza: siamo invitati ad abbassare i colli del nostro orgoglio. L’umiltà è la pista della gioia.
Domenico MACHETTA

Fonte:http://www.donbosco-torino.it

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