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S.E. Mons. Nunzio Galantino"VINCERE L’INDIFFERENZA, PER INSTAURARE NEL MONDO LA PACE"

VINCERE L’INDIFFERENZA, PER INSTAURARE NEL MONDO LA PACE
Maria SS.ma Madre di Dio, 1 gennaio 2019

Numerose circostanze convergono nella liturgia di oggi: il persistente clima natalizio, l’inizio di un nuovo anno, la festa della Maternità divina di Maria e la giornata mondiale della pace.
Per non rischiare di disperderci nella molteplicità dei messaggi legati alla celebrazione di questa giornata, lasciamoci guidare anzitutto dal Vangelo e dai personaggi che animano la scena in esso descritta. Maria e i Pastori infatti, con la loro testimonianza, possono aiutarci ad affrontare e vivere questo nuovo anno, crescendo nella comunione col Signore e tra noi.
All’inizio di questo cammino, la Chiesa desidera anzitutto mettersi sotto la protezione di Maria Ss. Madre di Dio. Oggi, la contempliamo colma di gioia per la nascita di Gesù, mentre “… custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. In qualche modo, dunque, Ella trasforma il suo cuore in uno “scrigno” dove custodire gli accadimenti e poterli comprendere fino in fondo, alla luce delle promesse di Dio. Affermando questo, il Vangelo intende dirci che tutto ciò che le sta capitando intorno non le è estraneo, le appartiene e domanda la sua partecipazione attiva. Una partecipazione che, in Maria, nasce dall’ascolto e dall’accoglienza della Parola di Dio. Luca usa il verbo “symballein”, abitualmente tradotto con “meditare”, mentre letteralmente significa “mettere insieme”. È l’attitudine che, sull’esempio di Maria, ogni credente deve vivere: mettere insieme nel proprio cuore (= il luogo del discernimento e delle decisioni) quanto il buon Dio ci fa vivere, mantenendo fede ai compiti da Lui affidatici.
I pastori ‐ leggiamo poi nel vangelo – “andarono senza indugio… se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano visto”. All’atteggiamento meditativo di Maria, deve accompagnarsi nel credente il dinamismo dell’azione e della testimonianza orante dei pastori.
Leggendo l’annotazione di Luca sui pastori che “andarono senza indugio”, mi è venuta in mente la considerazione di uno scrittore contemporaneo, il quale afferma che: “la parte migliore di noi stessi è quella che andiamo cercando”. I pastori sono appunto simbolo di questa ricerca costante. Mettersi in cammino, infatti, significa avvertire una mancanza e nutrire la fiducia che si sta andando verso qualcosa o Qualcuno che può riempire il nostro vuoto.

Fonte:http://www.nunziogalantino.it


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