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Don Paolo Zamengo, "Oggi si è compiuta "

III TEMPO ORDINARIO – 27 gennaio - Commento al Vangelo
Oggi si è compiuta    Lc 1, 1-4. 4, 14-21

“Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui”. Da tempo immemorabile, ogni sabato, gli ebrei si riuniscono per ascoltare la parola di Dio. Il gesto di Gesù che prende in mano il rotolo delle Scritture è loro familiare. Gesù ripete, cinque secoli dopo, quello che Esdra proclamava dinanzi al popolo rientrato dalla schiavitù.

Oggi non è più Esdra che interpreta la Parola per i figli di Israele. Un altro si è impadronito del rotolo. Uno che gli abitanti di Nazareth conoscono bene, fin troppo bene, perché è cresciuto con loro, uno che ora li spiazza e li stupisce.

“Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”: qui c’è tutto Gesù, una forza tranquilla e irremovibile. La parola di Dio è lui. In lui essa ha assunto la pienezza delle sue dimensioni, si è compiuta. Dio prende ancora una volta la parola in mezzo al suo popolo, e questa Parola imprevedibile e incredibile, d’ora innanzi sarà Gesù di Nazareth.

Il testo di Isaia che Gesù sceglie per presentarsi, ne precisa le circostanze: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.”  Questo testo rimanda alla misteriosa e drammatica figura del Servo di Jaweh, che compare alla fine dei tempi per salvare il suo popolo. È in lui che, senza esitazione, Gesù si identifica.

Il Padre lo ha consacrato con l’unzione come Messia e gli ha donato lo Spirito che si posa su di lui. Il Padre lo invia ad annunciare la buona notizia.  Dopo aver letto questo testo Gesù chiude il libro.

E ora che deve fare? Il libro dell’Antico testamento può essere chiuso definitivamente perché è concluso. D’ora in poi Gesù è presente, lui che è l’ultima, decisiva e integrale parola del Padre.

Se oggi proclamiamo ancora le parole dell’Antico Testamento nelle nostre liturgie cristiane è con un significato che è mutato. Sono parole passate dalle mani di Gesù, dalla sua bocca, dalla sua vita e dalla sua morte e si sono trasformate. Ormai non parlano che di lui.

Il cambiamento non è così grande perché da sempre le parole della Sacra Scrittura hanno parlato di lui. Si poteva già intravedere che il servo di Isaia era Gesù. Ma sarà necessario un lungo lavorio dello Spirito santo perché, anni dopo, l’autore della lettera agli Ebrei arrivi a descrivere il cammino della Parola: “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi, molte volte e in diversi modi, ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, irradiazione della sua gloria” (Eb 1, 1-3).

Dio, in Gesù, ci ha già detto tutto, tutto il suo amore e tutta la sua fedeltà, che sono da sempre. E tutte le altre parole, quelle delle Scritture ma anche le nostre, quelle dei nostri cuori e dei nostri amori, non acquistano significato se non in rapporto con Gesù. Gesù è tutto e basta a tutto.

E questo vale anche nei confronti di Dio, del quale Gesù è l’unico portavoce. “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1, 18).

Noi siamo fortunati, noi come gli Ebrei nella sinagoga di Nazareth, perché ormai non abbiamo che da tenere, senza sosta, i nostri occhi fissi su di lui e ascoltare la sua parola.



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