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DON Tonino Lasconi"Che l'Epifania tutte le feste non si porti via!"

Che l'Epifania tutte le feste non si porti via!
Epifania del Signore - Anno C - Solennità - 2019

Che il nostro Natale non si chiuda con i saldi d'inverno come il Natale commerciale.

Uno dei proverbi che in questi giorni è impossibile evitare è: «L'Epifania tutte le feste se le porta via». Può anche darsi che sia nato dal gusto antico di comporre "strofelle" con la rima (Epifania e via), ma più probabilmente esso è scaturito dall'osservazione della realtà, che l'ha fatto diventare "vox populi" e, in quanto tale, da prendere in seria considerazione. In effetti il rischio che il Natale "tempo liturgico" - cioè celebrazione intesa ad approfondire il nostro andare incontro al Signore che viene a giudicare la storia, attraverso la celebrazione della nascita di Gesù a Betlemme - possa svanire con il Natale "tempo commerciale" con i saldi invernali di questi giorni.
Per evitare questa deriva, possiamo impegnarci a compiere queste operazioni.

1. Non oscurare la stella.
Stiamo attenti a non riporre la stella in soffitta insieme alle luminarie tolte via dal balcone e dall'albero, perché senza la sua luce nella nostra vita quotidiana, la "gioia grandissima" che abbiamo provato insieme ai Magi nel vederla "sopra il luogo dove si trovava il bambino", si spegnerebbe. Quella stella, infatti, per noi credenti non è per bellezza come quella che inseriamo nel cielo dei presepi, e ancora meno una questione astrologica per decidere se la cometa 46P/Wirtanen, apparsa in questi giorni, sia o no la stessa della nascita di Gesù. Essa rappresenta la luce del messaggio del Natale di Gesù che illumina e guida tutta la nostra vita. Se questa luce si spegne o diventa troppo fioca la gioia scompare.

2. Non abbandonare i Magi.
La stella accesa nel cielo era per tutti, ma fu vista e seguita soltanto dai Magi, da questi misteriosi personaggi che non vivevano con gli occhi fissi verso terra, ma sapevano e volevano guardare in alto. Non confiniamo perciò i Magi dentro lo scatolone in cui riponiamo i pastori e la carta roccia, pronti per il presepio del prossimo anno. Teniamoli bene in vista per non perdere la capacità e volontà di alzare lo sguardo verso l'alto. Sappiamo che ciò non è per niente facile, perché tutto quello che ci circonda e ci preoccupa spinge verso terra, in compagnia dei "capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo", quelli della fede in Dio sistemata in un angolino del cervello il più lontano possibile dalla vita concreta, e il re Erode, quelli per i quali Gesù non è altro che una complicazione. Siamo tutti pronti a condannare coloro che riducono il Natale a un fenomeno commerciale e vacanziero. Se abbandoniamo i Magi, finiremo tra quelli lì.

3. Non restare a mani vuote.
Non rimaniamo davanti al Signore a mani vuote. Il nostro oro sia una fede ripulita dalle abitudini e dalle convenzioni: una fede robusta, capace di confrontarsi con i problemi e le situazioni inedite che la vita di oggi ci pone davanti. Il nostro incenso sia una fede non chiusa nelle nostre devozioni, perché sarebbe come l'incenso chiuso dentro la scatola: non servirebbe. La nostra fede sia capace di espandere il suo profumo alle "genti": i nostri ragazzi, i nostri giovani, i nostri colleghi di lavoro, i nostri amici. La nostra mirra sia una fede coraggiosa, pronta a portare la testimonianza in modo limpido ed efficace anche tra le persone meno disposte ad accoglierla, e nei luoghi meno disposti a far brillare la gloria del Signore.

4. Fare ritorno per un'altra strada.
I Magi, consapevoli del "pericolo Erode", e di quello più subdolo dei "sommi sacerdoti e degli scribi del popolo", fecero ritorno al loro paese per un'altra strada. I nostri "Erode e i sommi sacerdoti e scribi del popolo" sono il martellamento costante, arrogante e pervasivo della cultura dominante, che cerca di farci sentire sorpassati, bigotti, carichi di tabù. Un'altra strada è essere cristiani umili e sinceri, non come quelli che "vivono come atei" perché – dice Papa Francesco - vanno in chiesa... e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente".
Così l'Epifania nessuna festa ci porterà via.


Fonte:http://www.paoline.it


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