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p. José María CASTILLO, "QUESTO A CANA DI GALILEA, FU L’INIZIO DEI SEGNI COMPIUTI DA GESU’"

II TEMPO ORDINARIO – 20 gennaio 2019 - Commento al Vangelo
QUESTO A CANA DI GALILEA, FU L’INIZIO DEI SEGNI COMPIUTI DA GESU’

di p. José María CASTILLO

Gv 2, 1-12

E il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.  Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione (rituale) dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.  Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – [colui che dirigeva il banchetto] chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
    1. Questo racconto fa pensare, perché sta a significare che il primo dei “segni” (seméion), i fatti ed i “gesti simbolici” che ci fanno conoscere Dio presente in Gesù ed il progetto di Gesù, è un matrimonio, una festa di amore e di gioia. Ossia, il Dio di Gesù si rivela innanzitutto nell’affetto umano e nella gioia che festeggia quest’affetto. La religione, la spiritualità e l’ascetica hanno deviato la nostra attenzione dall’aspetto primario e più importante che in questo passo ci insegna il IV vangelo. E quello che ci insegna Gesù con siffatti simboli umani è la verità sorprendente di quello che in teologia si è denominato l’«esistenziale soprannaturale» (K. Rahner). Non c’è opposizione o incompatibilità tra il naturale ed il soprannaturale. La presenza del trascendente si vive in tutto quello che è veramente umano.
    2. Quello che Gesù ha fatto durante il matrimonio si comprende a partire dal momento in cui consideriamo il fatto che in una modesta casa di un piccolo villaggio di Galilea (Cana) avevano sei giare di pietra con seicento litri di acqua, per la purificazione rituale dei giudei. Pietra ed acqua in abbondante quantità esige la purezza religioso-rituale della religione. È evidente che in quella casa abbondava la purezza rituale e mancava il vino per celebrare una festa di amore e di felicità. Questo ha vita Maria e questo ha visto Gesù, che non l’ha sopportato. Per questo ha risolto la situazione. Ha trasformato la “purezza religiosa” nel migliore “vino di festa”. Ed il racconto termina dicendo che in questo modo aumentò la fede dei suoi seguaci (Gv 2,11).
    3. Spesso capita che la religione dei fedeli praticanti ne fa delle persone molto pie, osservanti, fervorose….Ma senza sapere perché, di fatto la religione disumanizza alcune persone. Quando la religione produce tali effetti e si trasforma in simili conseguenze, questa religione non porta a Dio, è un autoinganno. Perché questo è incompatibile con la fede che ha insegnato Gesù e che vediamo riflessa nel Vangelo.


Fonte:www.ildialogo.org


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