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Padre Paolo Berti, “…alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme…”

Epifania del Signore         
Mt.2,1-12 
“…alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme…”

Omelia

E' fuori dubbio che i Magi che giunsero a Gerusalemme erano entrati in contatto con comunità di israeliti rimaste in terra mesopotamica, al tempo del rientro di Israele dall'esilio a Babilonia.
Conoscevano certo l'oracolo della stella che sarebbe sorta da Giacobbe (Nm 24,17) e le profezie sulla futura gloria messianica di Gerusalemme.
Guidati da una stella, apparsa prodigiosamente nel cielo, i Magi intrapresero un lungo viaggio sulla base della fede. Non avevano dubbi: la nascita del Messia doveva essere avvenuta a Gerusalemme. Domandarono infatti: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?" I Magi, principi d'oriente e studiosi d'astronomia, si trovarono di fronte ad una città, disorientata, perplessa, non ad una città rinnovata dalla nuova presenza. Qualcosa, evidentemente, non tornava. Di aspetto principesco com'erano furono introdotti subito dal re Erode, che si mostrò altamente interessato e devoto circa il Messia. Si mostrò ottimo "vicino di casa" dei sommi sacerdoti e degli scribi, dai quali riceveva ossequi per aver fatto costruire l'imponente tempio di Gerusalemme, e domandò loro con premura dove doveva nascere il Messia. Devoto; ma, avuto dai sommi sacerdoti e dagli scribi l'indicazione del luogo dove doveva nascere il Messia, non andò coi Magi a Betlemme. Li incaricò invece di una missione segreta informativa, che i Magi si apprestarono a compiere. Ma qualcosa non tornava, tanto più che la stella sul cielo di Gerusalemme era scomparsa. Colpa loro? Ma, partiti da Gerusalemme, eccola che ricomparve e li guidò fino alla casa dove videro "il bambino con Maria sua madre". Poi, avvisati in un sogno, non ritornarono da Erode. Gerusalemme proprio non si era rallegrata di fronte alla nascita del Messia, come secoli prima aveva invitato il profeta Isaia. Un oracolo errato? No! Poiché era oracolo che dichiarava come Gerusalemme sarebbe dovuta essere. Era oracolo che doveva accadere. Ma sappiamo che "venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto" (Gv 1,11). Il Messia non nacque dentro le mura di Gerusalemme, ma a Betlemme, una piccolissima città, dove però c'era vera fede, come dimostrarono i pastori. Gerusalemme non meritò che il Messia nascesse dentro le sue mura, dalle quali poi, caricato della croce, sarà buttato fuori. Invece di gloria le mura di Gerusalemme racchiudono, la tetra condanna a morte del Cristo.
La letteratura apocalittica giudaica aveva elaborato il pensiero che esistesse nel cielo una Gerusalemme celeste, di cui quella terrena era una figura; questo pensiero era sorto dal fatto che la tenda mosaica, e poi il tempio, era intesa come un'ombra, una copia, delle realtà celesti (Es 25,40; Eb 8,5). Il pensiero cristiano considerò subito che se la Gerusalemme terrena aveva rifiutato il Messia, quella celeste lo aveva accolto trionfalmente nella risurrezione e ascensione. E' "la Gerusalemme di lassù" (Cf. Gal 4,26). E' la "Gerusalemme celeste" della lettera agli Ebrei (12,22). La Gerusalemme terrena si perde nell'ombra, ma scende dal cielo, come grazia incessante, una nuova Gerusalemme, cioè la civitas christiana animata dalla Chiesa. Nella Gerusalemme messianica, che scende dal cielo, abiteranno tutti i popoli, e per questo sarà senza le mura.
I Magi sono il simbolo della chiamata al Vangelo di tutte le genti. Non erano Israeliti, ma pur avevano tanta fede, come già la vedova di Sarepta, come Naman il Siro e la donna cananea. Essi ci sono di modello.
Innanzi tutto non rimasero sconcertati nel vedere il Messia in una "casa" di Betlemme. Una casa sicuramente modestissima, rimediata dai pastori. I Magi erano sapienti e sapevano che imperi possono crollare di fronte ad un grande personaggio che viene da modeste origini. Per loro quella casa non era un segno in contrasto con l'identità del Bambino. D'altronde, quella casa apparve loro come la più fantastica delle regge, così illuminata dalla miracolosa stella che li aveva guidati.
I Magi aprirono i loro scrigni con doni d'oriente: oro, incenso e mirra. Quei doni non erano casuali, esprimevano la loro fede nell'identità del Bambino. L'oro era l'omaggio al re; l'incenso era l'espressione della loro adorazione; la mirra era il segno della loro conoscenza delle sofferenze future del Messia. Ma i Magi non avevano pensato, quando scelsero il dono della mirra, che il Messia sarebbe stato rifiutato dai suoi, infatti andarono subito a Gerusalemme; pensarono che sarebbe stato colpito dai pagani.
Magnifici questi personaggi abituati alla riflessione, al silenzio delle notti. Personaggi nobili, regali, pieni di dignità - cosa ben diversa dalla superbia - pronti ad un viaggio pieno di incognite, sulla base della fede.
Gerusalemme non si rallegrò per la notizia portata dai Magi, noi ci rallegriamo di sapere che i Magi andarono a Gerusalemme pieni di fede nella nascita del Messia. Noi vogliamo accogliere le parole del profeta Isaia: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te".
Noi rivestiamoci di luce, cioè di azioni di pace, di giustizia, di carità, di misericordia. Noi vedremo un giorno che le ricchezze dei popoli, le loro conquiste nel sapere, saranno purificate e offerte a servizio del Signore. Un giorno le nazioni si apriranno a Cristo e daranno a lui ogni onore e gloria. Cristo Re regnerà sulla terra diventata la Gerusalemme senza mura di cui parla il profeta Zaccaria (2,8): "Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. Io stesso - oracolo del Signore - le farò da muro di fuoco all'intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa".
"Alzati" ci dice il profeta. Alziamoci, dunque, dal piano oscuro e triste degli scoraggiamenti, delle esitazioni. Alziamoci dalla mediocrità, e camminiamo. La gloria del Signore, cioè la gloria del Cristo risorto, brilla su di noi. Alziamoci! Un giorno - noi lo vedremo dal cielo - palpiterà e si dilaterà il nostro cuore, nel vedere la Terra riconciliata con Dio, con se stessa, con la natura. Sarà la civitas christiana globale. La Gerusalemme senza le mura, abbraccerà tutte le genti. Tante solo le tenebre che avvolgono ora la terra, ma c'è la Luce che rende splendente la Chiesa, raffigurata nella donna vestita di sole dell'Apocalisse (12,1).
"La luce risplende nelle tenebre" (Gv 1,5), perché la luce vince le tenebre; così i popoli, dopo aver brancolato nel buio delle loro scelte, dei loro pensieri di negazione della Verità, si orienteranno a Cristo e alla Chiesa, e si allieteranno della Luce. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.


Fonte:http://www.perfettaletizia.it/


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