ARCHIVIO PER RICERCHE N. OMELIE 16100

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Paolo Curtaz, "Una stella "EPIFANIA DEL SIGNORE

EPIFANIA DEL SIGNORE
Mt 2, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo

Una stella 


Non sono in molti ad accorgersi della nascita di Dio.

Si contano sulle dita di una mano. Buffo. O tragico.

A Gerusalemme è tutto un fermento di fede, di riti, di predicazioni.

Il tempio sta rinascendo, Gerusalemme sta tornando ad essere la luce per i popoli.

Non serve il Messia, ora. Non più.

E se anche Erode è un dittatore feroce e odioso, ha saputo conquistare l’ammirazione del suo popolo con la scelta ardita e folle di rifare il tempio.

Perciò tutti restano scossi dall’arrivo di quella delegazione di foresti. Arabi, forse, o persiani. Ricchi, certamente, per potersi permettere un viaggio così lungo e oneroso per verificare le loro teorie. Un evento astrale li ha spinti a verificare le loro teorie.

Dov’è il re che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella.

Hanno visto un segno, una stella, e si sono messi per strada, in cammino.



Per metterci alla ricerca di Dio abbiamo bisogno di scrutare il cielo. Di scrutare la notte. Ogni notte. E di individuare, fra mille luminarie artificiali, l’unica stella. Quella che porta a Dio.

Sono come noi, i magoi, insaziabili, irrequieti, insoddisfatti.

Ma, diversamente da noi, da me, non accusano gli altri della loro insoddisfazione, né si illudono che le cose possano colmare il loro desiderio, né credono alla favola che esista una condizione, diversa da quella in cui ci troviamo a vivere, in cui saremmo felici.

No, la felicità è un’attesa che spinge al cammino, che supera l’ovvio, che valica i confini e le appartenenze.



Come noi

Sono come noi, i magoi. Colmi di curiosità. Inesauribili nella loro sete di conoscenza.

Sono come noi, sconclusionati e idioti.

Il loro cammino è pieno di errori, come ricorda l’amico padre Ronchi: giungono nella città sbagliata, perdono la stella, parlano del bambino al re infanticida, cercano un re e incontrano Dio.

Quanti errori! Una pletora di errori!

Perciò li sentiamo così veri. Così simili. Così nostri.

Perché, nonostante i tanti errori, insistono.

Quando si accorgono del loro clamoroso errore si rimettono in strada. Non gettano la spugna. Non si accusano vicendevolmente dell’insensatezza di quella avventura.

Il problema non è sbagliare. Non è sbagliarsi. Il problema è arrendersi.

Riprendono la strada e la stella riappare.

Un segno, una presenza, un evento che risveglia il loro desiderio. Desiderio parola che deriva da de-sidera, di nuovo le stelle protagoniste. Provano una grande gioia nel vedere la stella. Sanno che li porterà da qualche parte. A incontrare qualcuno di immensamente più grande di un re.

Chi è stato la tua stella, amico lettore? Chi è la tua stella, oggi?

Una persona, un libro, un evento. Qualcuno, qualcosa che ti ha invitato o costretto ad alzare la testa, ad alzare lo sguardo. In alto, oltre, altrove.

E ti ha fatto mettere in viaggio.

Benedicilo, oggi, ringrazia e benedici chi ti ha spinto a non stare chiuso nel palazzo, come Erode, o nel tempio, come i sacerdoti del tempio. Benedici la tua stella. Diventa stella. Porta a Cristo i cercatori di senso.



Un bambino

Trovano un bambino in braccio ad una madre adolescente.

Nessuna teofania, nessuna manifestazione di gloria e di luce. Nessuna corte regale. Nessun tempio avvolto nell’incenso. Un bambino.

Ora devono cambiare tutto, i cercatori, i magoi che pensavano di sapere e di conoscere, devono lasciare tutte le loro conoscenze, tutte le loro teorie. E credere.

Non hanno nessuna certezza. Solo una stella che li ha portati fino a quel luogo semplice e dimesso. Solo lo sguardo assonnato di un neonato e quello profondo e stupito di una ragazzina.

Avevano dei doni da offrire al nuovo re. Li lasciano ai piedi di quel bambino.

Oro, per riconoscere il re.

Incenso, per adorare il Dio.

Mirra, per riconoscere da subito il segno di contraddizione, il crocefisso.

Adorano, cioè si portano la mano alla bocca, ad-ora, nello stupore indescrivibile di ciò che vedono e conoscono.

Ancora non sanno. Ancora non capiscono. Ma credono.

Tornano alle loro terre per un’altra strada. Per non dare notizie al re sanguinario.

Ma, anche, perché il loro cuore ora è altro. Tutto è altro.



Fatemi sapere

Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo, chiede l’astuto Erode ai magoi.

Lo vuole conoscere per ucciderlo, certo.

Eppure quella assurda e malevola richiesta, diventa, nonostante lui, profezia.

Quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo chiedo a tutti i fratelli e le sorelle che credono.

Quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo mi chiedono, da anni, uomini e donne che cercano Dio, come i magoi, e, nella mia insostenibile fragilità, dono la mia intelligenza e la mia penna a quel bambino, per essere, se non stella, almeno coda di cometa.

Quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo, chiediamo, in questa magnifica domenica, alla Chiesa, comunità di magoi che, pur sbagliando, ha ancora il coraggio di stare per strada, di non arrendersi agli Erode, di non cedere alla tentazione di chiudersi nel tempio a discettere di Scrittura senza muoversi per andare a Betlemme.



Sì, ci sto, ci sono.

Li vedo, davanti a me, i tanti magoi che inseguono le stelle.

Mi accodo.

Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it/


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