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FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio VIII Domenica del Tempo Ordinario

VIII Domenica del Tempo Ordinario
 Lun, 25 Feb 19  Lectio Divina - Anno C

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36): Gesù ha appena pronunciato questo invito, cuore del vangelo di Luca (vangelo della misericordia); e ancor prima è il cuore di Gesù. Infatti non possiamo comprendere e interpretare Gesù se non a partire dalla consapevolezza che Egli è il Figlio del Padre, che è misericordia.

Gesù ci chiama a partecipare alla sua stessa condizione filiale, alla sua stessa vita di Figlio di un Padre che è misericordia; di conseguenza anche noi dovremmo esprimere parole ed opere di misericordia. È quel frutto che l’apostolo Paolo richiama nella lettera ai Galati: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (5,22).

Ci possiamo chiedere: è davvero questo il frutto che chi si avvicina a noi può cogliere dalla nostra vita? Oppure, chi ci accosta, trova più facilmente i frutti acerbi dell’albero che erano gli scribi e i farisei, i quali criticavano aspramente Gesù proprio per la sua misericordia?

“Può forse un cieco guidare un altro cieco?” Scribi e farisei peccavano di superbia. Si ritenevano, infatti, capaci di guidare gli altri verso Dio. Vale la pena di ricordare gli ultimi versetti del racconto del cieco nato: “Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane” (Gv 9,39-41).

Tutti siamo ciechi di fronte al mistero di Dio. Tutti abbiamo bisogno che Gesù ci schiuda gli occhi, perché Lui solo ha visto il Padre, Lui solo lo conosce, Lui solo ce le può rivelare. Scribi e farisei, respingendo Gesù, respingendo la sua rivelazione che Dio è Padre misericordioso, perseverano nella loro cecità. Perciò con la loro pretesa di guidare gli altri, si rendono responsabili del fallimento del loro cammino.

Solo se si riconosce la propria cecità e si accoglie la luce che Gesù ci dona su Dio, cioè la luce della sua misericordia, si può camminare verso il vero traguardo, che è l’incontro con il Padre. Questo cammino si chiama conversione. Solo se ci si pone nella condizione di conversione, ci si può orientare con sicurezza.

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”. Scribi e farisei peccavano di presunzione. Erano bravissimi nell’indicare anche le più leggere trasgressioni degli altri riguardo alla Legge, però insistevano nel mantenere nel loro occhio la trave, cioè l’inosservanza di ciò che nella legge è essenziale: “Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici. Io infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13).

Chi non riconosce il bisogno della misericordia di Dio, chi non riconosce che già la misericordia di Dio lo ha graziato, non è in grado di correggere gli altri, per renderli più fedeli a Dio. La correzione fraterna è possibile solo da parte di chi si riconosce figlio perdonato dal Padre misericordioso e quindi fratello tra fratelli. Pietro è stato scelto da Gesù come capo degli apostoli proprio perché ha fatto in prima persona l’esperienza della conversione e del perdono misericordioso.

“Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono”. È un dato che la natura ci offre; dalla natura dell’albero deriva il tipo di frutto. Dal frutto che si raccoglie si comprende di quale albero si tratti. Occorre perciò interrogarsi: portiamo il frutto dello Spirito o produciamo le opere della carne (“fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere” Gal 5,19-21)? Produciamo nel terreno della nostra vita attenzione e dedizione misericordiosa verso il prossimo, oppure giudizio, condanna, rifiuto, disprezzo?

Nello scrigno del nostro cuore ci sia un solo tesoro: la misericordia di Dio!

 Fonte:www.figliedellachiesa.org


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