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fr. Massimo Rossi,“Vi farò pescatori di uomini!”

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Commento su Luca 5,1-11
fr. Massimo Rossi  

V Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (10/02/2019)

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L'escamotage, l'occasione per chiamare a sé i primi apostoli, Gesù la coglie quando si vede assediato dalla folla e si sente obbligato a riguadagnare la giusta distanza, per parlare in modo efficace, facendosi sentire da tutti...
Lo Spirito Santo parla al cuore, il Figlio parla al popolo!

Questo particolare apparentemente poco significativo, possiede invece un'importanza capitale: a differenza di talune fedi di matrice orientale, quella cristiana non è una fede individuale, ma personale; cioè una fede di persone che sono in relazione l'una con l'altra: Cristo ci insegna a creare un rapporto fecondo con Lui, ma anche a costruire legami arricchenti tra di noi. Sembra che il segreto di ogni buona relazione consista nel trovare la giusta distanza tra i soggetti e nel saperla mantenere... Troppo lontani, ci si perde di vista; troppo vicini, invece, manca la percezione integrale dell'altro. Le persone sono molto più che una parte soltanto, qualunque essa sia.

Abbiamo sentito per ben due volte la sottolineatura che quella pesca miracolosa fu oltremodo abbondante: le reti quasi si spezzavano; le barche quasi affondavano.

Il Signore non ha il braccino corto: il vino di Cana è offerto in quantità esagerata e qualità sopraffina; il pesce è abbondantissimo; dei pani moltiplicati avanzano dodici ceste; soprattutto, il dono che Gesù fa di sé non conosce limite, è totale: spirito, mente, cuore, anima, corpo...
Ecco, la riflessione potrebbe anche finire qui.

Ma è necessario porre la questione del senso di tutta questa abbondanza: le gioie della pesca miracolosa, saranno le gioie del ministero apostolico. Detto senza mezzi termini: anche i frutti dell'evangelizzazione saranno straordinariamente abbondanti.
Ma è necessario lasciare tutto e seguire il Signore!

Non è possibile pretendere di avere tutto, quando non si è disponibili a lasciare tutto.

Non si può pretendere di avere in dono la vita eterna, se non si è capaci di perdere la vita presente.

“Lasciare tutto” include anche i nostri peccati, (tutto) ciò che impedisce l'incontro col Signore, che rallenta il cammino del Vangelo.

Le parole di Simon Pietro: “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”, rivelano il desiderio dell'apostolo di essere mondato; costituiscono un'ammissione di colpa e dunque dispongono il Signore nel migliore dei modi verso quell'uomo dal cuore contrito e umiliato. Sembra che anche Giacomo e Giovanni, i due fratelli corsi prontamente in aiuto di Pietro, sembra che anche loro abbiamo seguito lo stesso esempio...

Infine la risposta del Maestro di Nazareth: “Non temete,...” allude al peggior nemico della vita cristiana, la paura:

Ed ecco il centro, il cuore del Vangelo di oggi. “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti.”: da queste parole emerge la fatica professionale, cui non corrisponde, spesso, il benché minimo risultato, o comunque un risultato apprezzabile...

Ma guardate come cambia la situazione non appena ci si fida di Dio e si accetta il Suo aiuto.

Naturalmente, quando si cede, per così dire, il timone a Lui, Dio conduce la barca a modo Suo e nella direzione che vuole Lui, un modo e una direzione che non è detto coincidano con i nostri...

E Gesù lo dichiara apertamente: “Vi farò pescatori di uomini!”

La vocazione conserva certamente aspetti della vita passata - Pietro, Giacomo, Giovanni erano pescatori, e pescatori sarebbero rimasti -, ma assume aspetti di novità inopinati e inopinabili: non è un dettaglio sentirsi dire che invece che pesci, da quel momento, avrebbero pescato uomini...

La condizione e il mestiere del pescatore, associati al ministero apostolico, illuminano alcuni elementi intrinseci alla vocazione, particolarmente significativi; vediamoli:

Il Vangelo non dice che, dopo l'incontro con Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni non abbiano più preso il largo con la barca e gettato le reti: al contrario, il quarto Evangelo racconta che, nei giorni immediatamente successivi alla Risurrezione, Simone, Tommaso, Natanaele, Giacomo, Giovanni e altri due discepoli si trovavano insieme sulla riva del lago di Tiberiade: Pietro disse: “Io vado a pescare”. E gli altri andarono con lui. Allora uscirono con la barca, ma quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba Gesù si presentò loro, ma non lo riconobbero. (Il Risorto) chiese se avessero del pesce, e alla risposta negativa, intimò di gettare le reti sulla destra della barca; presero una tale quantità di pesci che non riuscivano a tirare la rete a terra. Lo scrittore ci sa dire addirittura il numero dei pesci pescati, 153... (cfr. cap.21)

Come vedete, la storia si ripete: questo nuovo prodigio solleva il gruppo dalla crisi in cui erano caduti all'indomani della morte del Signore e che si manifestava con la tentazione forte a ritornare alla vita passata, quasi che la vicenda di Gesù non avesse lasciato in loro alcuna traccia. Nella personale esperienza di fede, sempre dovremo fronteggiare la tentazione di voltarci indietro, alla vita passata; era accaduto alle tribù che camminavano nel deserto, verso la Terra Promessa; ebbene, accadde anche agli Undici.

Un ultimo aspetto che il mestiere del pescatore evoca, è che i pesci non sono così inclini a farsi pigliare nella rete... Il mestiere dell'evangelizzazione è un mestiere ingrato, specie ai giorni nostri: la storia passata registra veri e propri atti di forza compiuti dai rappresentanti della Chiesa di Roma, al fine di battezzare i popoli delle Americhe, dell'Africa, dell'Asia, al grido: “extra Ecclesia nulla salus!” e dunque: “compelle entrare!”. Oggi questa metodologia è ritenuta sommamente sbagliata. La fede non si impone! il proselitismo, almeno per noi cattolici, è archiviato da almeno trent'anni, con buona pace dei nostalgici della Chiesa preconciliare.
Tempo scaduto!

Domenica ci aspetta il Vangelo delle Beatitudini, nella versione meno famosa di san Luca.
Come si suol dire: “Tanta robba!”

Fonte:www.qumran2.net/


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