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Mons.Vincenzo Rini, Commento VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Domenica 17 febbraio
Vincenzo Rini
VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Ger 17,5-8; 1 Cor 15,12.16-20; Lc 6,17.20-26

Una Messa, quella di oggi, impostata sulla contrapposizione tra ciò che è bene e ciò che è male nella vita dell’uomo: Geremia confronta l’uomo “maledetto” con quello “benedetto”; il salmo 137 presenta il diverso destino che spetta all’uomo “beato” e a quello “malvagio”; e il Vangelo di Luca distingue quelli che Gesù chiama “beati” da quelli ai quali minaccia il suo “guai a voi”. Si confrontano bene e male nella vita dell’uomo, benedizione e maledizione. Tutti e tre i testi biblici sono dunque modi differenti, ma collimanti, di raccontare – in diversi contesti storici – la via della salvezza per l’uomo e quella della sua rovina.

Geremia con formula semplice e, allo stesso tempo, chiarissima, indica la chiave di lettura per conoscere il destino dell’uomo: è maledetto “l’uomo che confida nell’uomo”, mentre è benedetto “l’uomo che confida nel Signore”.

Il salmo presenta la caratteristica del “beato”: egli è colui che mette a fondamento della sua vita la legge del Signore; a differenza del “malvagio”, che preferisce la compagnia degli arroganti.

Il Vangelo di Luca presenta le “beatitudini” evangeliche in maniera immediata e diretta – “beati voi” e “guai a voi” – rivolgendosi ai beati e a quelli che tali non sono, i maledetti. Benedetti sono quelli che non hanno garanzie terrene, ma possono “confidare” solo in Dio, dal quale soltanto possono ottenere il sostegno per vivere; maledetti sono quelli che avendo beni e soddisfazioni terrene, confidano solo in essi, facendoli diventare scopo e valore unico della loro esistenza.
La logica di questo insegnamento di Gesù è pur sempre quella del Magnificat: “Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.

Il messaggio della Parola di Dio che questa Messa domenicale ci presenta non è l’elogio della povertà, del pianto o della sofferenza, ma l’annuncio della salvezza, che Dio dona a coloro che possono confidare solo in lui, a coloro che sanno affidarsi solo a lui. È l’annuncio delle preferenze di Gesù nel suo incontro con gli uomini e le donne: egli non guarda a quello che hai, ma solamente a quello che sei; ti giudica in base alle tue scelte: se preferisci essere, oppure se scegli l’avere.
Il Signore guarda dentro le persone: non guarda a quello che hanno, ma a quello in cui “confidano”, quello che diventa il fondamento della loro esistenza, su cui poggia la loro speranza; quello che dà significato al loro vivere. La beatitudine proclamata da Gesù non riguarda chi pensa solo ai beni terreni, ma chi cerca l’unico necessario, cioè Dio, a cui accosta il prossimo nel nome di Dio.


Fonte:www.agensir.it


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