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p. José María CASTILLO, "SIATE MISERICORDIOSI, COME IL PADRE VOSTRO È MISERICORDIOSO"

VII TEMPO ORDINARIO - 24 febbraio 2019 - Commento al Vangelo
SIATE MISERICORDIOSI, COME IL PADRE VOSTRO È MISERICORDIOSO

di p. José María CASTILLO

Lc 6,27-38
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli]: «Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da' a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio"».
È evidente per chiunque che ciò che risalta con maggiore chiarezza e nettezza in questo testo del vangelo di Luca, tanto geniale come radicale, è che nella vita di ogni cristiano l’aspetto fondamentale ed elementare deve essere la bontà senza limiti. Una bontà con tutti ed in ogni momento o situazione, sebbene appaia molto dura o si viva molto duramente. Amare sempre, perdonare sempre, traboccare di generosità sempre, anche se si tratta del peggiore nemico, del più indegno e miserabile degli esseri umani. E sia chiaro che in questo capitolo non vi è eccezione alcuna.
Il centro e l’asse portante della nostra vita di credenti in Gesù devono essere sempre la bontà, la generosità, la carità, l’amore fraterno. Tutto ciò che non sia questo, significa tirarsi fuori dal cristianesimo. Si sa che questo modo di vedere la vita e di viverla supera la nostra capacità umana. La nostra limitata condizione non è sufficiente in sé per giungere fino all’eccesso della più grande tenerezza. E questo sempre, accada quel che accada e capiti con chiunque. È vero che quest’atteggiamento (globale e permanente) ha sempre il pericolo di essere accusato di “buonismo”. Ebbene, vivere rinunciando sempre ai propri diritti per metterli al servizio della bontà è un progetto di vita che fa scaturire due domande: 1) Questo è possibile per ciò che offre di sé l’essere umano? 2) E soprattutto il “buonismo” trasforma il mondo?
Vivere dell’amore, della bontà, della carità degli altri è una delle cose più umilianti e perfino degradanti che ci sono nella vita. Ciò che conferisce dignità ad un essere umano è vivere dei suoi propri diritti. Per questo la traduzione nell’attualità che dovrebbe avere questo discorso di Gesù, dovrebbe essere la nostra lotta per l’uguaglianza dei diritti per tutti. Anzi, quello che dovrebbe prevalere nella vita è “la legge del più debole” (Luigi Ferrajoli).

Fonte:www.ildialogo.org


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