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p. José María CASTILLO"LA BOCCA ESPRIME CIÒ CHE DAL CUORE SOVRABBONDA"

VIII TEMPO ORDINARIO - 3 marzo 2019 - Commento al Vangelo
LA BOCCA ESPRIME CIÒ CHE DAL CUORE SOVRABBONDA

di p. José María CASTILLO

Lc 6,39-45
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola]: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
L’insegnamento centrale di questo discorso di Gesù è così evidente come necessario: colui che si fissa sui difetti dell’altro, lo attacca nella sua stessa persona. È la posizione che stiamo vedendo in non pochi politici: “E tu ne hai di più”. È l’atteggiamento dell’uomo “alienato” che si incentra sui difetti dell’altro per nascondere i propri. Fare questo è commettere una bassezza ripugnante.
Colui che cade così in basso è l’«ipocrita», a giudizio di Gesù. Non nel senso moderno di “falsità cosciente”. No. È l’ipocrisia nel senso biblico antico, che è la cecità incosciente su se stesso. Cioè, chi vive come un cieco, ma non si rende conto della sua propria cecità. Troppo spesso non vediamo la realtà così come è e non ci rendiamo conto del fatto che non vediamo quello che succede intorno (cf. F. Bovon).
Queste “ipocrisie”, queste “cecità” sono il frutto inevitabile di chi vive separato dalla realtà della vita, lontano da ciò che vive la gente e da come vive la gente, la società in generale. Questo è tipico di ambienti chiusi, le “clausure” che ci separano dal reale, da quello che succede nel nostro ambiente. Il Vangelo parla sempre della vita, della società, dell’ambiente nel quale ci muoviamo. Detto ciò, come possiamo parlare del Vangelo, se non viviamo tra la gente e con la gente come è vissuto Gesù?

Fonte:www.ildialogo.org/

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