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Padre Paolo Berti,“Amate invece i vostri nemici...”

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VII Domenica del T. O.            
Lc.6.27-38 
“Amate invece i vostri nemici...”
Omelia 

Tremila uomini messi in campo per cercare un solo uomo in un’area geografica precisa, il deserto di Zif, hanno un’altissima probabilità di trovarlo e catturarlo, ma le cose avvennero diversamente nel caso di Davide. Un solo uomo, con un suo fido, riuscì ad annullare tutta l'operazione, in modo eccezionale. Davide poteva uccidere Saul, e invece sventò la rete ordita dal re invidioso di lui senza ucciderlo. Siamo nel Vecchio Testamento e un colpo di lancia sulla testa di Saul non sarebbe stato un gran che, visto quello che dice la Scrittura riguardo ad Oloferne, che mentre dormiva ebbe tagliata la testa da Giuditta (Gdt 13,6), o riguardo alla fine di Sisara, persecutore di Israele, ucciso da Giaele nel sonno con un picchetto conficcato nella tempia (Gd 4,21). Abisai disse a Davide le parole più adatte per sopprimere l'avversario, ma inutilmente: “Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia”. Per Davide le cose stavano altrimenti: Dio non gli aveva messo nelle mani Saul per ucciderlo, ma per farlo rientrare in se stesso, per cambiargli il cuore nei suoi riguardi. Ciò che guidava Davide era il pensiero che Saul era l’unto del Signore, il consacrato del Signore. Pur essendo anche lui unto del Signore e destinato da Dio a prendergli il posto, Saul rimane per lui l’unto del Signore, e non resterà impunito da Dio, dice Davide, colui che metterà la mano sul consacrato del Signore. Davide sa anche che uccidendo Saul rovinerà il disegno di Dio che vuole l’unità in Israele; infatti Davide sarebbe stato inviso a tutti perché uccisore, in modo vile, di un re. La cosa era tollerabile per una donna, Giaele e Giuditta, ma non per un uomo. Il casato di Saul si sarebbe ribellato contro Davide, fomentando facilmente un odio delle tribù del nord della Palestina contro di lui, bollato da vile uccisore di Saul. Come si vede, quando si vuole servire i disegni di Dio bisogna essere veramente disponibili a fare la sua volontà, passo dopo passo. Prendere delle scorciatoie significa far fallire tutto; affrettare indebitamente i tempi significa compromettere tutto. Davide non si illudeva, sarebbe stato ancora perseguitato da Saul, ma non compie il passo falso di ucciderlo. Accadrà che dopo la morte in battaglia di Saul i suoi fedelissimi si muoveranno contro Davide, unto ufficialmente (2Sam 2,4) re sulla casa di Giuda, ma la compagine contro di lui fallirà, e la discendenza di Saul si estinguerà, ma non per mano di Davide: due uomini biechi uccisero un povero giovane storpio, discendente di Saul, mentre dormiva, nel pensiero di ingraziarsi Davide, ma non ebbero che il suo sdegno (2 Sam 4,7). A Davide, alla fine, si rivolsero tutte le tribù di Israele e venne così consacrato re di tutto Israele (2Sam 5,3). I disegni di unità di Dio si compiono solo vivendo in correttezza estrema la sua Parola. La pace, l’unità richiedono sacrificio, pazienza, attesa “della pienezza dei tempi” (Cf. Ef 1,10), sia per una persona, sia per un popolo.
Il Vangelo di oggi ci indica con chiarezza la pista regale per portare nel mondo l'unità, dicendoci di amare sempre, tutti, anche i nostri nemici.
Bisogna molto considerarlo il Vangelo di oggi, perché non incoraggia il disimpegno di fronte alla violenza. Non vuole negare la legittima difesa; non vuole dare spazio all’oppressione, ma vuole il recupero nella carità di colui che è violento.
Dobbiamo essere certi: la verità nella carità vince sempre. Si sa che in una lotta le bugie abbondano, che si fanno stragi che vengono poi attribuite al nemico. La propaganda ricorre a tutto. Fotomontaggi, false registrazioni, documenti falsi. Del resto, cosa ha mai divulgato il Sinedrio nei confronti di Gesù per arrivare ad avere una folla che lo voleva morto? E poi, subito, la menzogna ordinata ai soldati circa la risurrezione di Gesù. Bisogna rimanere saldi di fronte all'iniquità. Il Vangelo ci avverte di non impressionarci: “Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male”. E il Vangelo ci dice ancora al proposito:(Mt 5,11) “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Viene lo sgomento al pensiero di essere calunniati e messi al bando e uccisi. Terribile per un martire chiuso in un carcere vedere che non può far nulla per difendersi, eppure il martire sa che la sua giustizia prima o poi brillerà come luce (Cf. Ps 36,6).
Davide, in tutto il suo cammino di sventura prima di essere acclamato re di Israele, è certo una figura di Cristo. Il cammino di Cristo fu pieno di dolore, di incomprensione, ma vinse, e la sua giustizia veramente risplende nella risurrezione come il sole a mezzogiorno. Egli, ci dice san Paolo, è diventato “spirito datore di vita”, il che vuol dire che noi abbiamo la vita in lui. E’ "spirito datore di vita" perché il suo corpo immolato sulla croce è diventato “spirituale”, il che non vuol affatto dire che si sia smaterializzato, oppure che abbia cambiato la realtà della materia di cui è composto, ma solo che, mentre nel suo cammino in terra la sua divinità era velata dall’umanità, nella risurrezione la sua umanità glorificata lascia trasparire lo splendore della divinità.
Noi siamo in lui, nostro modello e nostra vita, e perciò non possiamo che percorrere i suoi passi. Cristo è “spirito datore di vita” e perciò non ci lascia senza luce, senza forza, senza comunione con lui. Saremo anche noi nelle difficoltà, saremo magari diffamati, messi al bando, ma la strada è quella che egli ci ha tracciato. Saremo tentati di ricorrere a colpi gobbi, a manovre illecite per difenderci, ma non risolveremo nulla. Restano le parole: “A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica”. Sappiamo tutti che queste parole vanno interpretate non nel senso di una passività che incoraggia la violenza. Ma tuttavia ci sono dei momenti in cui queste parole si impongono oltre questa interpretazione. Gesù a Nazaret stava per essere buttato giù da un precipizio (Lc 4,29-30) e se ne sottrasse fulminando con lo sguardo e la sua potenza i suoi aggressori. Fece in un primo momento così anche nell’orto degli ulivi (Gv 18,6): “Appena disse loro ‹sono io!›”, indietreggiarono e caddero a terra”; ma poi si lasciò prendere. Poteva colpire, ma per convertire il mondo si lasciò prendere.
Certamente c'è il diritto di legittima difesa; le parole “A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra" sembrano contraddirlo questo diritto, ma non è così poiché esse si riferiscono al sacrificio di sé per gli altri e vanno quindi lette accanto a quelle del profeta Isaia circa il servo di Jahvéh (50,6): “Ho presentato il dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi”. C'è, infatti, un caso dove porgere l'altra guancia ha senso altissimo, ed è quando un generoso, vedendo colpito un fratello debole, lo difende, e per difenderlo accetta di ricevere su di sé i colpi.
Il Signore, Spirito datore di vita, ci aiuti a vivere la sua Parola, perché veramente senza di lui non la possiamo vivere. Ci aiuti a camminare seguendo le sue orme affinché il compito di pace e di unità che ciascuno di noi deve portare a termine non sia compromesso da scelte umane. Lui ci fortifichi perché siamo deboli, e spesso miriamo a buie scorciatoie, che non sono altro che delle fughe dal Vangelo. Amen. Ave Maria. Vieni,

Fonte:http://www.perfettaletizia.it


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