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D. Gianni Mazzali SDB, "UNO SQUARCIO DI CIELO"

2a Domenica di Quaresima - Anno C  Omelia
UNO SQUARCIO DI CIELO

Ci sono snodi nella nostra vita in cui sperimentiamo in modo particolare il peso esistenziale della vita quotidiana: il ritmo ripetitivo, stancante del lavoro, le preoccupazioni della famiglia, i grattacapi, seri problemi di salute, una stanchezza generale che fiacca il nostro entusiasmo, debilita l'amore…Il peso del vivere si fa pesante e l'orizzonte, per quanto ci sforziam,o appare buio. Abbiamo bisogno di un colpo d'ala, di salire dall'oppressione della nebbia, di incontrare l'azzurro, respirare bellezza, gioia, rinforzare il coraggio di vivere. La Parola di questa seconda domenica di Quaresima vuole raccogliere le nostre frustrazioni, le nostre delusioni, la noia pesante e proiettarci, con i tre apostoli, nell'esperienza della contemplazione di Dio, in un attimo di vita con Gesù Risorto.

DIO MANTIENE LE PROMESSE

E' di grande conforto constatare il rapporto di familiare intimità tra Dio e Abramo. Il brano del Genesi li presenta come due amici che si fidano l'uno dell'altro, che si rassicurano. La fedeltà a tutta prova di Abramo gli ha conquistato la fiducia, la benevolenza di Dio che, nelle continue prove di una vita in una terra lontana, vuole rassicurare Abramo. E' come se Dio gli dicesse: "E' stata dura, Abramo, lasciare Harran. Non scoraggiarti delle difficoltà, guarda in avanti. Ho un disegno su di te e sulla tua discendenza. Dobbiamo firmare un patto indelebile tra noi due". La modalità risulta peculiare per la nostra odierna cultura, ma siamo di fronte ad un vero contratto. Dio e Abramo sono i due contraenti. Dio, impegnandosi formalmente, cede ad Abramo la terra dove si realizzeranno le promesse: "Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d'Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate".
Il legame con la pagina del Vangelo di Luca sta proprio nella constatazione della promessa mantenuta. Gesù è il compimento definitivo della promessa di Dio. Gesù e la nuova terra, la nuova patria degli amici di Dio, dei credenti. In Gesù ogni terra è terra di Dio, senza distinzione di razza, di cultura. In Gesù Risorto si realizza appieno la promessa di Dio ad Abramo: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle. (…) Tale sarà la tua discendenza".
Le folle di ogni razza, di ogni cultura, di ogni estrazione sociale, che si accalcano attorno al successore di Pietro, al vescovo di Roma, sono oggi il compimento della promessa. Dio, in Gesù, è davvero l'alleato di ogni uomo e di ogni donna nella loro peregrinazione in ogni angolo di questa terra.

UNA LUCE SUL QUOTIDIANO

I discepoli sono saliti sul monte con Gesù con tanti dubbi, con le incertezze e le contraddizioni della vita quotidiana, nel seguire un Maestro misterioso, spesso incomprensibile e imprevedibile. Salgono chiedendosi quale novità, quale stranezza avrà in serbo Gesù per loro. Stanno per vivere un'esperienza esclusiva, ma nel contesto del vivere di ogni giorno che tende a livellare tutto, talvolta anche a banalizzare le cose più straordinarie. Il Maestro cammina davanti a loro e quanti pensieri passano per la mente dei tre discepoli!
Poi l'evento improvviso che li stordisce, li trasforma. Prima li annulla quasi, avvolgendoli come in un sono pesante. Poi la luce sfolgorante in cui contemplano Gesù, in un modo totalmente nuovo, in una realtà in cui non lo hanno mai conosciuto. C'è una novità assoluta che scombina, che trasforma la loro identità quotidiana. Pietro con il suo invincibile impulso esprime la sensazione di tutti: "E' bello per noi essere qui". E' un'espressione che dice tutto: il trasporto, la pienezza, la gioia, l'appagamento di una esistenza totalmente nuova. Per un attimo hanno sperimentato il vivere nel Cristo Risorto, nella gioia del Paradiso. E vogliono stare sempre lì, insensatamente forse, ma conquistati da un'esistenza trasfigurata.
E' la stessa luce che il Cristo infonde nel grigiore del nostro quotidiano. Possiamo sentirci oppressi, sconfortati, impotenti, ma la luce di Gesù, il Risorto, ci solleva, ci dona un conforto nuovo, ci fa dire: "E' bello stare con Gesù. Voglio stare con lui per sempre".
RIMANERE SALDI NELLA FEDE

Pietro, quasi inconsciamente, ha riconosciuto la ammaliante bellezza di una identità trasfigurata, di una cittadinanza nuova, di una dimora in cui si sta bene a da cui non ci si vorrebbe mai allontanare. Anche Paolo, nello scrivere ai Filippesi, riconosce da una parte la difficoltà ad accettare Gesù crocifisso e dall'altra rivendica per gli abitanti di Filippi che credono in Gesù, una nuova patria, la cittadinanza del cielo, che riequilibra e supera definitivamente le tensioni e le deviazioni terrene. Ma quanti dubbi attraversano la mente su questa prospettiva di cielo! Per questo Paolo invita tutti noi a restare saldi nella fede, a vivere nella prospettiva della risurrezione.

"Fa' che non ascoltiamo noi stessi,
i nostri sentimenti, le nostre abitudini, le nostre paure
che ci fanno ricadere in ciò che è trito, in ciò che è banale e da poco.
Donaci o Signore,
di cominciare una vita nuova
nel segno della Risurrezione di tuo Figlio".
(Card. Carlo Maria Martini)

Don Gianni MAZZALI sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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