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don Mario Simula "Un Fuoco che brucia le scorie del cuore

Un Fuoco che brucia le scorie del cuore
don Mario Simula  

III Domenica di Quaresima (Anno C) (24/03/2019)

  Visualizza Lc 13,1-9
E' un cammino lungo e faticoso quello che porta Mosè al monte Oreb, il Monte della Rivelazione.
Stanca la salita, perché si tratta di un percorso scosceso e rischioso. Stanca il ritorno, quando si vuole affrettare il passo e si può inciampare. Mosè, però, è incuriosito da uno spettacolo insolito: un roveto arde sulla montagna e non si consuma mai. L'amore di Dio è fatto così: divampa e lascia sempre un segno perenne.
Sono attratto dal fuoco di Dio, oppure mi affido alle mie sensazioni, alle emozioni spirituali, senza stabilire un contatto personale col Signore del Roveto?
Dio osserva i passi del suo servo e amico Mosè e mentre si avvicina gli da un comando chiaro: “Togliti i calzari. La terra che calpesti è terra Santa”.
Non ci si può avvicinare a Dio se non si percorre il sentiero faticoso, impegnativo, difficile della conversione. “Togliti i calzari. Convertiti”.
Ho la consapevolezza che il mio incontro con Dio chiede una vita nuova? Quaranta giorni di cambiamento esteriore e soprattutto di trasformazione interiore?
Lo dico per me, lo dico per i ragazzi e i giovani, lo dico per la comunità.
Mosè si avvicina alla Fiamma. Dio lo chiama: “Mosè, Mosè”. “Eccomi”. “Non avvicinarti oltre”.
Avvicinarsi a Dio è una grazia e un dono. Chiede amore. Chiede desiderio e umile adesione a lui.
Mi capita di sentire Dio vicino, intimo, amico che mi attende, Padre che mi purifica perché i miei occhi riescano a vederlo?.
Mosè è un cercatore instancabile: “Chi sei tu o Dio?”. “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Il Dio dei tuoi padri, il Dio che ti ha liberato e sempre ti libererà. Io sono il Dio della storia, di ogni storia, della tua storia. IO SONO è il mio nome”.
Dio così grande, creatore, al di la di ogni misura e di ogni tempo, è davanti a me. Io sono piccolo come un verme. Tuttavia il desiderio incontenibile di continuare a parlare con lui e di lasciarmi amare da lui, è più forte di ogni cosa.
Il mio cuore è pronto a questo incontro d'amore?
Ancora una volta è chiaro che il cuore deve cambiare vita, deve convertirsi, deve imparare che quel Roveto incandescente è la Parola di Dio che mi rivoluziona dentro, che mi mette in discussione. Ha ragione Paolo quando scrive ai Corinzi e dice: “Se vuoi fare l'esperienza di Dio non puoi più desiderare cose cattive, devi desiderare che la tua vita sia una vita che il Signore rimodella. Se noi non permettiamo a Gesù di metter mano alla nostra esistenza, dobbiamo stare veramente attenti perché da un momento all'altro possiamo cadere. La conversione è mettersi nelle mani dell'artista: Gesù, perché sia lui a darci forza, decisione, prudenza, coraggio.
O per caso sono convinto che la conversione è soltanto opera mia? Il frutto della mia volontà? Se sei convinto di questo, sta attento a non cadere.
Luca nel testo del vangelo ci racconta due fatti di cronaca dolorosi, crudeli, però ci dice: “Non interpretateli come fatte con gli articoli di giornale; cercate di capire. La disgrazia che è capitata a quelle persone, offese da Pilato, e alle altre rimaste vittime del crollo di una torre, non è frutto di una colpa, è una circostanza della vita”. Gesù conclude dicendoci: “Non cercate il colpevole, ma convertitevi; senza la conversione del cuore, senza un cuore che lentamente rassomigli al mio, rischiate di morire anche voi, e non c'è morte peggiore della morte del peccato: buio, tristezza, insoddisfazione per tutta la nostra persona, cuore, anima e corpo”.
Per farci capire che siamo sempre davanti a un rischio, Gesù racconta una parabola. Il contadino ha piantato un fico buono in una terra buona. L'ha curato, l'ha concimato. Ma il fico non ha portato frutto. Bisogna tagliarlo: occupa inutilmente la linfa del terreno.
Se non cambio vita per assumere lo stile di Gesù, sono come un fico sterile. La mia vita è arida. Vedo soltanto i limiti degli altri. Sfrutto la terra. Il padrone ti domanda: “Perché vivi? Che cosa fai della tua vita? Che cosa devi fare per portare frutto?”. Gesù ci indica la strada e ci incoraggia: “Io ho pazienza con te, ti so aspettare. Ancora un anno, ancora due. Io non ho fretta se vedo il tuo desiderio di amarmi e di amare”.
Sono una persona sterile? Sono una persona che sfrutta i doni senza valorizzarli?
Guardiamo Gesù negli occhi. Non ti sta condannando. Ti sta incoraggiando.
La Quaresima è l'occasione di una vita trasformata, è l'opportunità di guardare negli occhi Gesù, è la grazia di lasciarci soggiogare da lui.
Gesù, rendi il mio cuore fecondo. La sterilità è segno di morte. Il tempo che mi offri è destinato a portare frutto abbondante, generoso. Da solo non ci riesco. Tu però mi dai la tua grazia, cammini al mio fianco e mi rassicuri che sei sempre con me, anche quando mi smarrisco. Abbi pazienza con questo tuo figlio incostante. Non stancarti di curare l'albero della mia vita. Insisti anche se io recalcitro.
Se avrò la forza di accogliere la tua mano potente, non sarò mai vittima del peccato e della morte. E se dovessi sbagliare, assieme a te, potrò intraprendere, sempre, una strada nuova.
Gesù, accompagnami al Monte nel quale ti fai conoscere ai miei occhi. Voglio rimanere stupito per quel fuoco inestinguibile d'amore. Voglio avvicinarmi a te. Essere come Mosè un amico fidato. Un amico amabile. Un amico che riesce a cambiare direzione perché tu gli indichi la strada giusta.
Gesù, sto vivendo un cammino che mi avvicina a te. Sono lungo la strada che porta alla croce e alla Pasqua. Donami la speranza che non delude. La fede che mi rivela l'incredibile. L'amore che mi fa assomigliare a te. Sempre di più.


Fonte:www.qumran2.net


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