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Don Paolo Zamengo, "La parabola della nostalgia "

4a Domenica di Quaresima - Anno C 
La parabola della nostalgia      Lc 15, 1-3.11-32

Questa non è la parabola del figlio prodigo e nemmeno della misericordia. Questa è la parabola della nostalgia.

La nostalgia non è una parola per descrivere un sentimento piagnucoloso. Nostalgia è la consapevolezza di essere fatti per una relazione di appartenenza reciproca ed è il desiderio struggente di questa relazione.  È  sentire che  Dio è per l’uomo, e sentire che l’uomo  può costruire una relazione con Dio.

C’è un’altra parola chiave in questa parabola, ed è “lontano”. Il figlio va lontano dal Padre. Ed è lontano quando si accorge che tutti i beni ricevuti non bastano più. È lontano quando sente  il peso della fame, fame di pane e di affetto. E allora si butta in una relazione servile, in quella regione.

Un uomo lo prende a servizio. Ma non ha nulla a che vedere con suo padre, con quel volto di cui ricorda i lineamenti e la generosità. “I salariati di mio padre hanno pane in abbondanza”.

“Mio padre (….), mio padre. Quante lacrime nel ripetere quel nome e l’aggettivo ‘mio’ di reciproca dipendenza. “Mi leverò e andrò…”. Anche nel peggiore dei casi, essere vicino al Padre darà, di nuovo, dignità e senso alla vita.

Il figlio era ancora lontano, quando il Padre lo vede e lo riconosce. Ma è la stessa struggente nostalgia che esplode nel Padre: si commuove, corre, gli si getta al collo, lo bacia. Sembra non sentire neanche le parole del figlio. “Presto, portate qui il vestito più bello, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Facciamo festa, perché questo mio figlio…”

La vita sulla terra è il tempo della nostalgia dell’uomo per Dio. Scoprire di essere fatti per una relazione di reciproca appartenenza a soddisfare la quale non bastano i beni che pure in abbondanza Dio ci ha consegnato, né tanto meno i nostri tristi surrogati. La nostalgia di relazione, a volte, è così struggente e angosciata, da spingerci a venderci “a servizio” di qualcuno.

Ma tutto questo cos’è in confronto al ricordo del Padre, del suo modo di mettersi in relazione con noi che abbiamo nel cuore. E ancora. Cos’è questa relazione con Colui di cui siamo immagine e somiglianza?

La vita sulla terra è il tempo della nostalgia di Dio per l’uomo. Questa nostalgia per l’uomo ha un nome ed è una persona, è Gesù. È lui il nome e il volto di questa struggente nostalgia. In Cristo, Dio parlando dell’uomo dice “mio figlio” e, in Cristo, l’uomo parlando di Dio dice “mio Padre”.

Cristo è la nostalgia del padre che vede l’uomo quando è ancora lontano e si commuove e non gli importa altro che abbracciarlo e condividere con lui la festa del suo cuore. Cristo è la nostalgia del Padre che si incarna, si siede a tavola e mangia con i peccatori, si fa perdono, si fa comunione, ora e per sempre.

È la nostalgia che gli scribi e i farisei e il figlio maggiore non conoscono e non riconoscono in Dio. “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando”. Ottusi e presuntuosi non sanno conoscere e riconoscere Dio. Quando Gesù si fa prossimo ai peccatori si indignano. A loro non resta che arrabbiarsi.

Nel Battesimo abbiamo sentito per la prima volta che Dio ci ha chiamato Figlio, e per la prima volta, abbiamo chiamato Dio, mio Padre. Nel sacramento della riconciliazione la nostalgia mi trasforma e mi  alzo e mi incammino e sono ancora lontano e  Dio, commosso, mi corre incontro per abbracciarmi e non ha tempo per ascoltare le mie parole perché ha fretta di far festa.

La nostalgia di Dio ha una misura, ed è la Croce. Se questa è la misura della nostalgia, ci è permesso immaginare la misura della festa in cielo.

Con speranzoso sguardo scruta
l'orizzonte lontano
il vecchio padre e ancora attende il figlio,
che deluso stringe foglie accartocciate,
e pietra priva di venatura d'oro.
Assorto risente l'invitante tintinnio,
rilucente e scivoloso sul tavolo da gioco.
Le sguaiate risa di donne
in cerca di monete,
gli risuonano ancora dentro
e ritorna il figlio già pentito a casa.
Avanza lento sulla via,
ma, il lontano sguardo del padre
lo raggiunge, lo salva, lo ristora.
Nella casa avita la misericordia paterna
già gli prepara accoglienza cara
l'anello d'oro, la festosa veste del perdono
e le braccia aperte in rinnovato amore!


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