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DON Tonino Lasconi, "Non una raccolta a punti ma una scelta di vita"

Non una raccolta a punti ma una scelta di vita
II Domenica di Quaresima - Anno C - 2019

Dobbiamo decidere tra il credere che "la nostra cittadinanza è nei cieli", oppure nelle "cose della terra".

Domenica scorsa la parola di Dio ci ricordava la scelta se resistere o no a "ogni tentazione" con le tre affrontate da Gesù. In questa domenica ci chiarisce che resistere o no alle tentazioni non consiste nel vigilare su certe occasioni e circostanze che possono capitare oppure no, ma in una scelta di vita dalla quale poi tutti i nostri sì o no scaturiscano. San Paolo chiama questa scelta decidere tra il credere che "la nostra cittadinanza è nei cieli", oppure nelle "cose della terra". Purtroppo per noi, in ciò che riguarda Dio, non c'è la terza possibilità, quella "un po' di qua e un po' di là", che sarebbe sempre la nostra preferita.

Questa scelta di vita deve essere netta. Magari poi sarà vissuta tra cedimenti, debolezze, errori, dubbi, e persino tradimenti, però deve rimanere salda come decisione. Ciò significa ammettere la possibilità di stancarsi, di sbagliare, anche di cedere ai dubbi e perfino ai tradimenti, ma sempre con la volontà di riprenderla e seguirla. Per capirci: mai cambiare bandiera nonostante le sconfitte, le ferite, le vigliaccherie.

Non ci chiediamo da quale parte stiamo, perché se fossimo tra coloro che hanno scelto come loro dio "il ventre" non saremmo qui. Quello che il percorso quaresimale ci chiede è confermare e rafforzare la nostra fede nella "nostra cittadinanza che è nei cieli", verificando, approfondendo e chiarendo se e come questa scelta diventi vita vissuta. Credere che la nostra cittadinanza è nei cieli non significa, infatti, credere vagamente nella vita eterna, che di là qualcosa ci deve essere. Non basta nemmeno professare la fede nella "resurrezione della carne", come qualcosa che avverrà "dopo", possibilmente, se Dio vuole, il più tardi possibile. Il paradiso, infatti, non è una città tra le stelle e i pianeti dove si entra presentando i bollini acquisiti con preghiere e opere buone; e la vita eterna non è un'altra vita che ci verrà data, sempre se ci presentiamo con le carte in regola per meritarla. Il paradiso è Dio e la vita eterna è questa vita che diventa altra, cioè compatibile con la vita di Dio, se noi l'abbiamo resa tale, resistendo come Gesù alle tentazioni che volevano portarci lontano da lui. Credere nella "cittadinanza nei cieli" non è aspettare ciò che avverrà dopo, nell'aldilà, ma costruirla giorno per giorno, non vivendo di solo pane ma di gratuità, di generosità, di giustizia, di pace, di limpidezza, di armonia, di bellezza; senza falsi dei che allontanino la mente e il cuore dall'unico Signore; e affidandosi a lui senza tentare di piegarlo alla nostra volontà.

Credere nella "cittadinanza nei cieli" è camminare verso di essa, come Abramo verso la Terra Promessa. Come Abramo. Eccolo, di notte, nella sua tenda, con i pensieri alla promessa di Dio: "Avrai un figlio". Sono anni che lo aspetta, ma ad arrivare è soltanto una nuova a promessa: «Non temere, Abramo. Io sono il tuo scudo: la tua ricompensa sarà molto grande». In lui si insinua il dubbio: «Signore Dio, cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e il mio erede sarà un mio domestico, uno straniero». Dio gli risponde, con una provocazione. Lo conduce fuori dalla tenda e: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle». Noi avremmo detto: "Signore Dio, mi prendi in giro? Non c'è un'altra prova più affidabile?". L'altra prova è la promessa della sua fedeltà con un rito misterioso. A lui la possibilità di crederci o meno. Abramo crede, si fida e continua il viaggio.

Credere nella "cittadinanza nei cieli" è camminare con Gesù verso Gerusalemme. Come Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù ha rivelato ai Dodici che dovrà soffrire molto, essere rifiutato, venire ucciso per «risorgere il terzo giorno», per tornare, cioè, nella cittadinanza nei cieli, chiarendo che i suoi discepoli, per conquistarla, dovranno compiere il suo stesso percorso. Perplessità e sgomento. Dopo otto giorni, a tre di loro – probabilmente i più importanti da convincere - offre un lampo di "cittadinanza nei cieli". I tre non fanno in tempo a capire se sia stato un fatto o un sogno. Pur con molta fatica, se lo fanno bastare, e continuano ad andare con Gesù verso Gerusalemme.

E noi quale sostegno abbiamo per vivere camminando verso la cittadinanza nei cieli, resistendo a "ogni tentazione" delle cose della terra, ed evitando di fare del nostro dio il ventre? Abbiamo la parola di Gesù e la sua promessa di camminare con noi. Tocca a noi farcele bastare.

Fonte:www.paoline.it


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