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padre Raniero Cantalamessa,"Pregare e ascoltare la voce del Padre, un invito per tutti"

Pregare e ascoltare la voce del Padre, un invito per tutti
padre Raniero Cantalamessa

I Domenica di Quaresima (Anno C)

  Visualizza Lc 4,1-13
Il vangelo di Luca che leggiamo durante questo anno fu scritto, come dice egli stesso nell'introduzione, perché il lettore credente si potesse "rendere conto della solidità degli insegnamenti che aveva ricevuto". Questo intento è di straordinaria attualità. Di fronte agli attacchi da ogni parte alla storicità dei vangeli e alle manipolazioni senza limiti della figura di Cristo, è più che mai importante che il cristiano e ogni lettore onesto del vangelo si renda oggi conto della solidità degli insegnamenti e delle notizie in esso riferiti.

A questo scopo ho pensato di far servire i commenti ai vangeli dalla prima domenica di Quaresima alla domenica in Albis. Partendo ogni volta dal vangelo della domenica, allargheremo lo sguardo a tutto un settore o un aspetto della persona e dell'insegnamento di Cristo ad esso collegato, per scoprire chi era veramente Gesù, se un semplice profeta e grande uomo, o qualcosa di più e di diverso. Vorremmo, in altre parole, fare anche un po' di cultura religiosa. Fenomeni come quello del Codice da Vinci di Dan Brown, con le imitazioni e le discussioni che ha suscitato, hanno mostrato l'allarmante ignoranza religiosa che regna tra la gente e che diventa il terreno ideale per ogni spregiudicata operazione commerciale.

Il vangelo di domani, I domenica di Quaresima, è quello delle tentazioni di Gesù nel deserto. Secondo il piano annunziato, io vorrei partire da esso per allargare il discorso al problema più generale dell'atteggiamento di Gesù verso le potenze demoniache e i posseduti dal demonio.

È un fatto innegabile e tra i più sicuri storicamente che Gesù abbia liberato molte persone dal potere distruttore di Satana. Non abbiamo tempo di ricordare tutti gli episodi. Ci limitiamo a mettere in luce due cose: primo la spiegazione che Gesù dava del suo potere sul demonio; secondo, cosa questo potere ci dice di lui e della sua persona.

Di fronte alla liberazione clamorosa che Gesù aveva operato di un indemoniato, i suoi nemici, non potendo negare il fatto, dicono: "Egli scaccia i demoni in nome di Beelzebul, il principe dei demoni" (Lc 11, 15). Gesù dimostra come questa spiegazione sia assurda (Se Satana è diviso in se stesso, sarebbe finito da tempo il suo dominio, invece esso prospera). La spiegazione è un'altra: egli scaccia i demoni con il dito di Dio, cioè con lo Spirito Santo, e questo dimostra che è giunto in terra il regno di Dio.

Satana era "l'uomo forte" che teneva sotto il suo potere l'umanità, ma adesso è venuto uno "più forte di lui" e lo sta spogliando del suo potere. Questo ci dice una cosa formidabile sulla persona di Cristo. Con la sua venuta è cominciata per l'umanità una nuova era, un cambiamento di regime. Una cosa del genere non può essere opera di un semplice uomo, e neppure di un grande profeta.

È importante notare il nome o il potere in base al quale Gesù scaccia i demoni. La formula abituale con cui l'esorcista si rivolge al demonio è: "Ti scongiuro per...", o "in nome di...ti ordino di uscire da questa persona". Ci si appella cioè a un'autorità superiore che è in genere quella di Dio, e per i cristiani quella di Gesù. Non così Gesù: egli rivolge al demonio un secco "Ti ordino". Io ti ordino! Gesù non ha bisogno di appellarsi a un'autorità superiore; è lui l'autorità superiore.

La sconfitta del potere del male e del demonio era parte integrante della salvezza definitiva (escatologica) annunciata dai profeti. Gesù invita i suoi avversari a tirare la conseguenza di quello che vedono con i loro occhi: dunque non c'è più da attendere, da guardare avanti; il regno e la salvezza è in mezzo a loro.

Il detto tanto discusso sulla bestemmia contro lo Spirito Santo si spiega a partire da questo. Attribuire allo spirito del male, a Beelzebul, o a magia quello che era tanto manifestamente opera dello Spirito di Dio significava chiudere ostinatamente gli occhi davanti alla verità, mettersi contro Dio stesso, e quindi privarsi da soli della possibilità di perdono.

Il taglio storico e formativo che intendo dare a questi commenti di Quaresima non ci deve impedire di raccogliere ogni volta anche uno spunto pratico dal vangelo del giorno. Il male è forte anche oggi intorno a noi. Assistiamo a forme di malvagità che vanno spesso al di là della nostra capacità di comprendere; rimaniamo sgomenti e senza parole di fronte a certi episodi di cronaca. Il messaggio consolante che scaturisce dalle riflessioni fin qui fatte è che c'è in mezzo a noi uno che è "più forte" del male. La fede non ci mette al riparo dal male e dalla sofferenza, ma ci assicura che con Cristo possiamo volgere al bene anche il male, farlo servire alla redenzione nostra e del mondo.

Alcune persone sperimentano nella propria vita o nella propria casa una presenza di male che sembra loro di origine direttamente diabolica. A volte lo è certamente (sappiamo la diffusione che hanno sette e riti satanici nella nostra società, specie tra i giovani), ma è difficile capire nei singoli casi se si tratta veramente di Satana o di disturbi di origine patologica. Per fortuna non è necessario arrivare alla certezza sulle cause. La cosa da fare è attaccarsi a Cristo con la fede, l'invocazione del suo nome, la pratica dei sacramenti.

Il vangelo di domani ci suggerisce un mezzo in vista di questa lotta, importante da coltivare soprattutto nel tempo di Quaresima. Gesù non andò nel deserto per essere tentato; la sua intenzione era di ritirarsi nel deserto a pregare e ascoltare la voce del Padre.

Nella storia vi sono state schiere di uomini e donne che hanno scelto di imitare questo Gesù che si ritira nel deserto. Ma l'invito a seguire Gesù nel deserto non è rivolto solo ai monaci e agli eremiti. In forma diversa, esso è rivolto a tutti. I monaci e gli eremiti hanno scelto uno spazio di deserto, noi dobbiamo scegliere almeno un tempo di deserto. Trascorrere un tempo di deserto significa fare un po' di vuoto e di silenzio intorno a noi, ritrovare la via del nostro cuore, sottrarci al chiasso e alle sollecitazioni esterne, per entrare in contatto con le sorgenti più profonde del nostro essere e del nostro credere.

Padre Raniero Cantalamessa

Fonte:www.qumran2.net

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