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Cristiana Dobner, Domenica di Pasqua

Domenica di Pasqua 
Cristiana Dobner

At 10,34a.37-43; Col 3,1-4; Gv 20,1-9

La narrazione evangelica del mattino di Pasqua presenta tre persone che, in modo diverso, cercano il Signore: Maria di Magdala, Simon Pietro e il discepolo, “quello che Gesù amava”.
Tutti corrono. Come se l’evento imprimesse velocità.
Maria di Magdala quando vede la pietra ormai tolta (e quale pietra!): corre.
Simon Pietro e l’altro…corrono.
Forse perché più giovane, forse perché più atletico o perché la spinta interiore era più forte, l’altro corre più veloce. Giunge per primo.
Si china perché l’apertura del sepolcro è bassa, guarda e vede i teli. Egli però non c’è, meglio: il cadavere non c’è.
Non entra. Blocca la sua corsa frenetica e attende.
Pietro arriva ma entra subito, ancora affannato per la corsa. Scruta il piccolo antro e i pochi oggetti: i teli e il sudario.
Finalmente anche l’altro, pur giunto per primo (quindi non è un altro ma lo stesso, che aveva corso più velocemente), aveva atteso: ora entra pure lui.
Anch’egli scruta e guarda. Lo sguardo posato all’interno dell’antro e il vuoto lasciato muovono all’atto di fede.
Dal vedere al credere.
Solo di lui è specificato che credette mentre di Pietro nulla è riferito. Il verbo però poco dopo sarà coniugato al plurale: non avevano…

Che cosa passa nei loro spiriti? Rivivono le esperienze della convivenza e della condivisione con Gesù? Riaffiorano le sue parole e i suoi gesti?
Non è detto che si slancino in una corsa trafelata a denunciare la scomparsa del cadavere. Non cercano i soldati. Non cercano i capi.
Guardano fuori di loro e vedono dentro di loro. La fede zampilla.
Insieme tutti e due perché è scritto “non avevano ancora compreso la Scrittura”, si erano immobilizzati, fossilizzati in un ascolto superficiale non ancora inciso dentro, nel profondo. Non aveva intaccato lo sguardo e non lo aveva condotto a purificarsi, a comprendere la novità che ormai aveva fatto irruzione nella storia.
Chissà quante volte nel corso delle preghiere e delle celebrazioni delle feste ebraiche erano, entrambi, incappati nella frase che ora domina e conclude la pericope “egli doveva risorgere dai morti”.
Tutto era scivolato via, senza lasciare traccia.
Neppure le parole e l’insegnamento di Gesù ci era riuscito: i due che pur correvano, erano lenti nella fede.
Gli anni trascorsi con Lui, il suo tornare e ritornare sull’annuncio, dovevano passare per la grande prova e solo Egli, l’Assente, avrebbe parlato ai loro cuori, a quel luogo decisionale della volontà che, una volta illuminato, sapeva guardare con un occhio nuovo.

Fonte:www.agensir.it/


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