ARCHIVIO PER RICERCHE N. OMELIE 16200

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Enzo Bianco, SDB "SIAMO OTTIMISTI PERCHÉ CRISTO È RISORTO"

2a Domenica di Pasqua - Anno C  Omelia
Domenica della Divina Misericordia
SIAMO OTTIMISTI PERCHÉ CRISTO È RISORTO

Gesù - racconta l'evangelista Giovanni - dopo la sua risurrezione si è presentato agli Apostoli due volte.
? Una prima, la sera della domenica di risurrezione, con loro grande gioia. Ha restituito a loro serenità e speranza. Hanno constatato che era davvero risorto, e concluso che avevano fatto bene a fidarsi di lui. Potevano guardare al futuro con ottimismo.
? Una seconda volta Gesù era apparso la domenica successiva, dando vita all'episodio sconcertante di Tommaso l'incredulo. E la conclusione suggerita dall'episodio, anch'essa confortante, riguardava tutti gli uomini, anche noi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno". Di qui nasce anche il nostro ottimismo.
Di fatto la risurrezione di Cristo ha cambiato la vita sulla terra.

QUEL PESSIMISMO, SE È VISIONE DEL MONDO

L'antitesi ottimismo/pessimismo è da sempre oggetto di riflessione da parte di psicologi, filosofi, teologi, e di ogni uomo della strada. Con opinioni ai quattro venti e sentenze diffuse a piene mani.
Pessimismo è considerare la vita, la realtà, il futuro, in prospettiva solo negativa. L'esistenza è vista dominata dal dolore e dall'infelicità, tutto pare sottomesso a forze cieche e irrazionali.
? A volte il pessimismo è globale e senza speranza, anche quando è proposto in tono scanzonato. Arthur Bloch per esempio lo ha formulato con la famosa "Legge di Murphy: Se qualcosa può andar male, lo farà". Perciò di fronte ai guai di ogni giorno consiglia: "Sorridi… domani sarà peggio".
Di fatto la legge di Murphy è declinata in tutti i tempi da pessimisti a oltranza: "Le cose vanno male prima di andare malissimo" (Lily Tomlin, attrice americana). "Ci sono dei momenti in cui tutto va a gonfie vele, ma non bisogna impressionarsi. Passa presto" (Jules Renard). "Non chiedetevi dove andremo a finire, perché ci siamo già" (Ennio Flaiano). "Tutta la vita umana non è che un viaggio verso la morte" (Seneca).
Secondo Jno Garland Pollard, "il pessimista è uno che, potendo scegliere tra due mali, li prende tutti e due". E il pessimismo, diventato una visione del mondo, rende assurda la vita.

LE VARIE FORME DELL'OTTIMISMO

In antitesi c'è l'ottimismo, nelle sue varie forme.
Quello ingenuo professato anche dai filosofi (Leibniz insegna), e deriso da Voltaire, che fa dire al protagonista di Candido ovvero l'ottimismo: "Tutto è buono, tutto va bene, tutto va nel miglior modo possibile".

C'è poi un ottimismo che nasce dal buon senso, e si rivela positivo per la vita di ogni giorno. "Nessun pessimista - notava la scrittrice cieca Helen Keller - ha mai scoperto i segreti delle stelle, o raggiunto terre inesplorate, o aperto nuovi orizzonti alla mente umana".
Perciò il rimprovero del romanziere francese Michel de Saint-Pierre: "L'ottimista vede una luce, che forse non c'è. Ma perché il pessimista corre subito a spegnerla?". E il consiglio pratico: "Non possiamo evitare che gli uccelli del malaugurio volino sul nostro capo, ma possiamo evitare che facciano il nido tra i nostri capelli".
Senza dimenticare quell'Antonio Gramsci che vedeva in ottimismo/pessimismo non un'alternativa ma un complemento: "Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà"…

DUEMILA ANNI FA, LA SVOLTA

Ed ecco duemila anni fa la svolta, la novità: l'ottimismo cristiano. Ci sarà in giro un certo pessimismo piuttosto diffuso, ma nella luce del Risorto il cristiano è ottimista.
Lo scienziato ateo Jacques Monod mettendosi a filosofare ha concluso le sue ricerche sostenendo: "L'uomo sa finalmente di essere solo nell'immensità indifferente dell'universo, da cui è emerso per caso". Una conclusione che trasuda amarezza e sconforto.

Invece la conclusione della fede è che l'uomo ora sa di essere figlio di Dio, invitato a ripercorrere l'itinerario del Risorto, chiamato a tornare con lui e come lui nella Casa del Padre. Dove il Padre lo attende. Sa che la vita gli è data per cercare Dio, la morte per trovarlo, l'eternità per stare per sempre insieme con lui.

IL TESTAMENTO DI DON FRANCO

È esemplare la vicenda - una tra mille - di don Franco Delpiano, giovane sacerdote torinese del secolo scorso. Architetto, lavorava con un gruppo giovanile d'impegno missionario, l'Operazione Mato Grosso. Con i suoi ragazzi nel 1970 si recò in Brasile, in un lebbrosario, e cominciarono la costruzione di un nuovo ospedale. Ma don Franco pochi mesi dopo dovette rientrare d'urgenza a Torino, colpito da una leucemia incurabile.
Però continuava a lavorare, mentre il medico lo voleva a letto in ospedale. E lo sgridò. Lui gli chiese: "Dottore, se continuo nel lavoro, quanto mi rimane da vivere?" "Pochi mesi". "E se invece sto in ospedale e mi curo?" "Be', qualche mese in più". "Vede, dottore, che non ne vale la pena." E tornò in Brasile a finire l'ospedale.
Quando rientrò in Italia era agli sgoccioli. Sul letto di morte scrisse ai suoi ragazzi una lettera-testamento: "Voglio farvi gli auguri di buona Pasqua. Se nonostante tutto sono ottimista, è perché Cristo è risorto. Se spero in un mondo migliore, è perché Cristo è risorto. Se non mi spavento di me stesso, è perché Cristo è risorto".
Un mese dopo, don Franco non era più. Ma aveva additato ai suoi ragazzi lo splendore della Pasqua cristiana. E ricorda a tutti che "se siamo ottimisti è perché Cristo è risorto" e risorgeremo con lui.

Don Enzo BIANCO sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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