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fr. Massimo Rossi, Commento II Domenica di Pasqua (Anno C)


Commento su Giovanni 20,19-31
fr. Massimo Rossi  

II Domenica di Pasqua (Anno C) (28/04/2019)

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Un giorno mi capitò tra le mani un libro di spiritualità - ve lo consiglio vivamente! -, dal titolo: “Le ferite che guariscono”; è un titolo a duplice significato, a seconda che il verbo si intenda nel modo intransitivo - le ferite, prima o poi, guariscono - oppure transitivo - le ferite guariscono altre ferite -.

Quanto a Gesù, le sue ferite non guariscono, non si rimarginano; addirittura, lo abbiamo appena sentito, costituiscono il suo documento di riconoscimento.

Invece, le ferite di Cristo guariscono le nostre! Lo dichiara il profeta Isaia, in uno dei carmi del servo sofferente (cap.53): “Per le sue piaghe noi siamo stati guariti”.

Il fatto che Cristo si faccia riconoscere mostrando proprio le sue ferite esprime, in modo plastico e immediatamente comprensibile, che il Figlio di Dio ha vinto la morte affrontandola.
La morte non può più nulla contro la persona di Cristo.

Ma la morte non si può evitare; neppure Lui, neppure Gesù ha potuto evitarla.

Il mistero della risurrezione riavvia una storia che si era bloccata due giorni prima sul fotogramma del Calvario. Cristo riprende per così dire il discorso da dove lo aveva interrotto al momento dell'arresto e nello stesso luogo, il cenacolo. Aveva promesso la pace ai suoi amici - “vi lascio la pace, vi do la mia pace...” -; ora quella pace la dona sul serio. La pace è il primo frutto della risurrezione. Da quel momento il Signore saluterà sempre così: “Pace a voi!”.

Allo stesso modo, ogni celebrazione eucaristica comincia e finisce con questo saluto pasquale.

È vero, il grande gesto del Signore fu quello di accettare la croce, salirci e morirci!

Ma senza questo ulteriore gesto del Padre - richiamarlo in vita - la vicenda terrena del Nazareno sarebbe finita in una tragedia annunciata inutile; san Paolo dichiara che se Cristo non fosse risuscitato, vana sarebbe la nostra fede e vana la sua predicazione.(1Cor 15,12-20).

Non si può credere in un Dio che muore e non risorge; significherebbe accettare la morte come la fine ineluttabile della vita, e non come il fine, il compimento, ciò che dà alla vita il suo senso compiuto; ma di questo abbiamo diffusamente riflettuto durante questa Quaresima.

L'evangelista Giovanni, ormai lo sappiamo, colloca la prima Pentecoste dello Spirito Santo sul Calvario; l'ultimo respiro di Gesù che muore è il primo respiro della Chiesa che nasce ai piedi della croce ed è rappresentata da Maria, la madre del Signore, e da Giovanni, il discepolo che Gesù amava.

Nel cenacolo, il Cristo alita nuovamente sui presenti - una nuova Pentecoste -, questa volta per inviarli ad annunciare la misericordia del Padre; e in questo gesto di alitare su di loro, unito alle parole pronunciate, il Risorto istituisce il sacramento della riconciliazione....E c'è ancora chi dice che la Confessione l'ha inventata la Chiesa, per curiosare nelle coscienze dei fedeli e manipolarle!

Questo sacramento costituisce il passaggio dalla storia personale di Gesù alle nostre storie personali. Grazie appunto alla riconciliazione sacramentale, i fedeli ricevono il perdono dei peccati, il frutto più prezioso della Passione e Risurrezione del Signore.

Ma bisogna credere!

È ciò che manca a Tommaso: la fede nella risurrezione del suo Signore.

Ma Cristo non vuole che si perda neanche uno di quelli che il Padre gli ha affidato (cfr. Gv 17,16); allora Gesù attende il momento propizio per rientrare in scena e, questa volta, con l'intenzione di confermare nella fede anche Tommaso.

Interessante l'insistenza dell'apostolo sui fori dei chiodi e sul costato aperto.

Il prodigio della risurrezione non annulla il dramma della croce... Quest'ultima è un fatto storico: la risurrezione è, invece, un evento metastorico: essendo un atto del Padre, il quale non s'incarna, ma rimane al di là della storia umana, (la risurrezione) va oltre la storia. Lo prova il fatto che nessuno è stato spettatore della risurrezione di Cristo... del resto, nessuno avrebbe potuto assistere ad un evento metastorico! Molto si è discusso, e ipotizzato sulle modalità della risurrezione... Abbiamo solo le tracce del corpo risorto, le tracce di una assenza: la pietra del sepolcro rovesciata, il lenzuolo piegato, il sudario deposto a parte sul letto di morte.
Ma soprattutto abbiamo i testimoni delle apparizioni.

I loro racconti sono necessari per fondare la fede nella risurrezione e smentire le insinuazioni che immediatamente le autorità religiose avanzarono in merito alla questione della tomba vuota...

Si diffuse infatti l'ipotesi che i seguaci (di Gesù) avessero trafugato il cadavere, oppure che quell'uomo non fosse realmente morto, e dunque, ferito, fosse nascosto in qualche casa di Gerusalemme, o addirittura in Galilea...

Ciò che avvenne dopo, a livello di indagini della polizia romana e gerusolimitana, non è stato inserito nei Vangeli, lo possiamo soltanto immaginare... E non fa parte degli articoli di fede!

Dunque non ci interessa. Lasciamo la questione alla fantasia dei cineasti... Oggi si fa spettacolo su tutto... Anche sulle cose serie...come la Risurrezione del Signore..

Invece noi la professiamo con forza e la celebriamo subito: “Credo in un solo Dio...”


Fonte:/www.qumran2.net


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