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p. Gaetano Piccolo SJ, Commento Domenica di Pasqua - Anno C

Domenica di Pasqua - Anno C
At 10, 34. 37-43; Sal. 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9.
Congregatio pro Clericis
Cristo dormì perché stessimo svegli noi, Lui che era morto perché fossimo vivi noi. 

Sant’Agostino Sermo 221, 
Un nuovo inizio

C’è un inizio in ogni cosa. Anche quando tutto sembra finito, la vita rinasce. Il fiore, silenziosamente, sboccia. Nonostante le paure, l’incertezza e i dubbi sul futuro, la vita ricomincia e un nuovo inizio è sempre possibile. Anche se il desiderio di ricominciare deve affrontare ogni volta il combattimento con la tentazione di mollare, sappi che la morte è stata sconfitta e la vita può sempre ricominciare!

È questo il messaggio della Pasqua, e il testo del Vangelo di Giovanni descrive realisticamente la fatica di credere che la vita ricomincia e tutto si rinnova anche quando ci sembra impossibile.



Come il primo giorno

È di nuovo il primo giorno, come una nuova creazione. La morte sta lasciando spazio alla vita, ma è difficile crederci, è difficile immaginare che davvero le cose possano ricominciare di nuovo. Quel sentimento di sgomento, il senso della sconfitta, la delusione amara ci abitano.

Maria di Magdala si reca al sepolcro quando è ancora buio. Inizia il suo viaggio appena possibile, animata da un desiderio irrefrenabile o forse semplicemente per lo scrupolo di completare ciò che non era stato possibile portare a termine. Maria cerca un corpo da ungere, un dovere da espletare. Cerca un sepolcro su cui piangere, un luogo dove riversare il suo lamento.

Siamo fatti così: piuttosto che fare la fatica di ricominciare, preferiamo cercare sepolcri su cui piangere. Ci fermiamo lì. A volte ci passiamo una vita intera e non vediamo più le luci di un futuro possibile.

È ancora buio, forse perché è ancora buio proprio nel cuore di Maria, nel cuore di una persona che non riesce a vedere il sole che sorge. Nel cuore di Maria c’è il buio della confusione, l’oscurità della tristezza, il crepuscolo della delusione.



Il vuoto e l’assenza

Molte volte ci accorgiamo che un nuovo inizio è possibile solo quando passiamo attraverso un’assenza. Il vuoto ci rivela che non si può andare più avanti così. Dentro quel sepolcro Maria non trova più nulla, neppure un corpo da piangere. Maria trova uno spazio vuoto. Ed è lì che sperimenta la fatica dell’inizio e il rischio di fermarsi. Il vuoto può essere la voragine in cui precipitiamo oppure può spingerci a cercare. Maria poteva fermarsi lì e sprecare la sua vita nella voragine del lamento. Quello che lei cercava non c’è.

Maria si lascia invece interrogare da quella assenza. Si chiede dove sia il suo maestro, dov’è colui che il suo cuore cerca. Come la sposa del Cantico dei Cantici, Maria si getta nella notte della delusione per cercare colui che ama. Quando ami veramente non ti rassegni, ma ti metti a cercare. Anche se è notte.

Proprio come la sposa del Cantico, anche Maria chiede aiuto, si confronta, si lascia accompagnare. E così anche Pietro e l’altro discepolo, colui che Gesù amava, diventano immagine di coloro che sono chiamati a intraprendere un nuovo inizio, a partire da situazioni diverse. Quel vuoto non lascia indifferenti, ma paradossalmente è ciò che spinge a cercare, tutti devono mettersi in movimento a partire dal loro presente.



Una fede stanca

Pietro è l’immagine di una fede che cerca continuamente di capire. I conti non gli tornano. È l’immagine di una fede stanca, che non riesce a correre. È una fede indebolita dal tradimento. Una fede che ha ancora bisogno di essere guarita. Pietro arriva al sepolcro, osserva anch’egli quel vuoto. Vede i teli e il sudario lasciati in ordine, come se tutto fosse avvenuto con calma, ma di Pietro non si dice che crede. Pietro inizia un cammino che lo porterà sul lago di Galilea. E lì, la sua guarigione passerà attraverso quel triplice interrogativo sull’amore.



La fede di chi si sente amato

L’altro discepolo, quello che Gesù amava, non ha nome, forse per dare a ognuno di noi la possibilità di prendere il suo posto. Quel discepolo è l’immagine di chi ha fatto l’esperienza di sentirsi amato da Gesù. Ha ascoltato il suo cuore. È rimasto sotto la croce. Si è sentito chiamare e consegnare al cuore di una Madre. Questo discepolo è immagine di una fede piena di entusiasmo che sa correre, ma sa anche aspettare. Questo discepolo lascia infatti che Pietro entri per primo. È il discepolo che crede anche se non ha ancora compreso. Per lui, questo nuovo inizio significa ritrovare il desiderio di amare, lasciare che il cuore si riaccenda.



Un invito a ripartire

La Pasqua è il nuovo inizio che non comincia con una risposta, ma parte da un vuoto. La fede comincia con una ricerca, nasce quando ci troviamo davanti a una domanda: dov’è il mio Signore? Dov’è la mia vita? Dove cercherò per me un nuovo inizio?

I racconti della risurrezione ci invitano quindi a ripartire, qualunque sia la situazione in cui ci troviamo. Possiamo ritrovare la speranza, perché un nuovo inizio è sempre possibile.



Leggersi dentro

-      Da dove può ripartire oggi la tua vita?

Sei fermo al sepolcro, sei immerso nel lamento o stai cercando un nuovo inizio?



P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va


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