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p. José María CASTILLO, "BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE"

DOMENICA DELLE PALME – 14 aprile 2019 - Commento al Vangelo
BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE

di p. José María CASTILLO

Lc 19, 28-40

[In quel tempo] Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». 
Nella domenica delle palme la Chiesa inizia la settimana santa ricordando l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Quest’entrata nella capitale è un fatto di speciale significato; per questo motivo lo ricordano i quattro vangeli (Mc 11,1-11; Mt 21, 1-11; Lc 19, 28-38; Gv 12, 12-19). Ma lo ricordano associandolo ad un fatto di importanza fondamentale: l’atteggiamento violento di Gesù nel Tempio, cosa che si dice anche nel racconto del vangelo di Giovanni (Mc 11, 15-19; Mt 21, 12-17; Lc 19, 45-48; Gv 2, 13-22). È certo che Marco (11, 15-19) colloca l’episodio del Tempio il giorno seguente all’entrata in Gerusalemme. Così come sappiamo che il IV vangelo non racconta la salita a Gerusalemme ed il conflitto con il Tempio alla fine della vita di Gesù, ma all’inizio della sua attività pubblica, immediatamente dopo le nozze di Cana (Gv 2,13).
Certo, queste differenze nei racconti evangelici devono essere precisate e spiegate, ma non sono l’aspetto centrale e determinante dell’arrivo di Gesù nella capitale. Il dato forte e decisivo sta nel fatto che i quattro vangeli legano l’entrata di Gesù a Gerusalemme con il conflitto di Gesù con il Tempio. Si consideri che l’episodio del Tempio fece così grande impressione a Gerusalemme che, avendo i giudei tante cose contro Gesù - come di fatto ne avevano - nel processo religioso (Mc 14, 57-59; Mt 26,59-62) e negli scherni ed insulti quando Gesù agonizzava (Mc 15,29; Mt 27,40), rimproverano a Gesù proprio quello che lo stesso Gesù aveva detto sulla distruzione del Tempio.
Frequentemente si parla di “purificazione” del Tempio, che sarebbe quello che Gesù aveva fatto al suo arrivo a Gerusalemme. Ma quell’incidente così duro non fu considerato come una “purificazione”, ma come una “distruzione”. Così lo intesero i testimoni nel processo religioso e quelli che insultarono Gesù sulla croce. I testi lo dicono molto chiaramente: in essi non si parla di “purificazione” (katharízo), ma di “distruzione” (katalúo). Lo stesso Gesù aveva detto che del Tempio “non rimarrà pietra su pietra” (Mc 13,2; Mt 24,2; Lc 21,6). In questa questione capitale la ragione di fondo affonda le radici nel fatto che Gesù non vuole il culto sacro del Tempio, ma il culto in spirito e verità, che è il vero culto (Gv 4, 19-24). Il luogo (sacro o profano) perde la sua importanza. Si incontra Dio nella persona, nella vita, nell’umanità di Gesù e nel rispetto, nella bontà e nell’affetto verso ogni essere umano (cf. M. Theobald, H. Thyen, J. Zumstein).
Il ricorrere alla processione di Gesù salito sull’asinello ha deviato l’attenzione dei cristiani verso un ricordo poetico ed emotivo, che non cambia per nulla le nostre vite e non ci avvicina al significato profondo del Vangelo.

Fonte:www.ildialogo.org


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