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Battista Borsato, "Come tener vivo l’amore"

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VI° DOMENICA  di  PASQUA  

Come tener vivo l’amore

In quel tempo Gesù disse: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. “
(Gv 14,23-29)

Il Vangelo di domenica scorsa parlava esplicitamente dell’amore. Gesù aveva detto: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri”. Anche il Vangelo di questa domenica riprende il tema dell’amore: “se uno mi ama osserva la mia Parola”. Sono disegnate le due dimensioni dell’amore: l’amore verso l’uomo, il prossimo (dimensione orizzontale) e l’amore verso Dio (dimensione verticale).
Vorrei in questa mia riflessione rifarmi, o meglio, riportarmi alla esortazione post sinodale di Papa Francesco sul matrimonio e la famiglia intitolata “Amoris laetitia”, “la gioia dell’amore” emanata l’8 di aprile del 2016. Già dal titolo c’è uno sguardo positivo sull’amore dell’uomo e della donna in quanto riflesso dell’amore di Dio per l’umanità: nell’amore dell’uomo e della donna traspare il volto di Dio. Dio si svela e si dice attraverso l’amore sponsale. È l’amore sacramento di Dio.  Questa è una sottolineatura nuova perché il sacramento sembrava fondarsi sulla liturgia, invece la liturgia serve a esprimere quest’amore, a ringraziare Dio per questo amore e a dire agli sposi che l’amore non è solo per loro, ma che è una risorsa per la Chiesa e per l’umanità. L’amore è una parola di Dio rivolta all’umanità (G. Pattaro).
E il Papa parla dell’educazione dell’amore: l’amore va costruito e coltivato. E allora in che modo si coltiva e si educa l’amore? Nel documento si possono individuare tre strade.

Amarsi nella differenza. Amare e rispettare la differenza dell’altro contiene l’invito a lasciare che l’altro sia altro, sia se stesso e non quello che noi vorremmo fosse. Ognuno è originale, irripetibile, diverso e la coppia è la comunione di due differenze!  Qualcuno definisce la coppia “grembo delle differenze” (Raniero La Valle). Il grembo è il luogo che accoglie, ma anche che genera le differenze. Non solo l’amore rispetta e accoglie, ma accende le differenze, affinché le persone nell’amore diventino sempre più se stesse, quindi diverse.
Amare l’altro è non volerlo possedere, né assimilare o catturare, ma lasciare che sia diverso, anzi aiutarlo a essere diverso. È la diversità che genera il fervoroso crescere dell’amore e della relazione. Il matrimonio non è la fusione di due persone, ma la comunione di due persone diverse che si amano rispettandosi la diversità, anzi, che si amano perché diverse. Il triste e tragico fenomeno del “femminicidio” è generato soprattutto dal non rispetto della diversità e della libertà dell’altro.

Coltivare la sessualità. Il Papa nell’esortazione afferma che “il sesso è il regalo meraviglioso di Dio all’umanità”. Perché è un regalo? Perché nella sessualità l’uomo e la donna esprimono il loro amore e lo alimentano. La sessualità non è tanto creata per la procreazione e per avere figli, ma è stata voluta per la comunione degli sposi. L’elemento unitivo viene prima di quello procreativo.
Il Papa fa una coraggiosa autocritica affermando che la Chiesa ha insistito troppo sul fine procreativo del matrimonio e non altrettanto sul fine unitivo. Riconosce ancora che la Chiesa ha avuto un atteggiamento difensivo nei riguardi della sessualità e della donna e non ha intravvisto che i gesti sessuali sono “strada per la felicità”.
E allora è importante che gli sposi coltivino la loro sessualità come il luogo per far crescere l’amore. E questa la si coltiva con la gestualità affettiva e con il calore dei sentimenti. La persona è corpo, intelligenza, sentimento e nell’intreccio di questi tre elementi cresce l’amore.
Il corpo quindi non è solo oggetto e strumento, ma un soggetto che alimenta e fa crescere l’amore. Il Concilio Vaticano II afferma che là dove vengono meno le espressioni corporee e sessuali viene meno l’amore. Nei gesti sessuali i due sposi esprimono gratitudine, riconoscenza, gioia di stare insieme, capacità di condividere problemi e speranze. Il corpo ha una vocazione alla comunione purché sia abitato dall'amore di coppia.

Amarsi nell’imperfezione e imparare a perdonarsi. Sempre nell’esortazione il Papa dice che non bisogna avere attese idealistiche, non c’è un amore perfetto. Le persone che si amano rimangono imperfette, sono persone in cammino, che cercano di crescere, ma incorrono in errori, sbagli, peccati, sono persone bisognose di perdono, perché possano ricominciare sempre da capo e rimettersi in piedi. Non pretendere né da se stessi, né dagli altri la perfezione. Una persona, anche un religioso, che si riconosce peccatore e debole, dentro le sue debolezze può diventare più umano. Occorre prendere coscienza che non saremo mai la persona che abbiamo sognato e che occorre morire alle attese su noi stessi e sugli altri.  Bisogna sapersi accettare così come siamo e amare gli altri come sono. Il perdono è il modo vero di amarci.
Sono interessanti alcune profonde e lucide osservazioni di Massimo Recalcati, psicanalista e terapeuta. “Il perdono dentro l’amore adulto (non idealizzato) è uno dei gesti più alti dell’amore. L’amore che non sa perdonare non è amore autentico all’altro, non lo ama così com’è, non lo accoglie nella sua fragilità: ama le sue pretese sull’altro e non l’altro. Il lavoro del perdono è un’occasione per liberarsi dalle sabbie mobili del narcisismo e porta ad aprirsi all’accoglienza dell’altro vissuto con la sua alterità spigolosa, con il reale più reale dell’altro………L’innamoramento potenzia l’io, il perdono conduce al di là dell’io, ci accosta al mistero dell’altro, alla sua estraneità e imprevedibilità” (da: “Non è più come prima”).

Due piccoli impegni:

- Vivere l’amore come esperienza di gioia e comunicarla.
- Vivere l’amore come costruzione.



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